01 Aprile 2025 - 12:49:44
di Martina Colabianchi
Al via il nuovo anno accademico dell’Università degli Studi dell’Aquila, inaugurato nell’aula magna Vincenzo Rivera dove si è svolta una cerimonia che ha unito L’Aquila al resto dell’Europa.
All’evento infatti, oltre alle autorità accademiche e ai rappresentanti istituzionali locali, hanno partecipato anche i rettori delle università partner del consorzio europeo Eulist, di cui l’Università dell’Aquila è membro.
Si tratta di un’alleanza di dieci università, istituita per migliorare la didattica e la ricerca garantendo la libertà accademica, i dati aperti e la scienza aperta per il grande pubblico, al fine di servire la società, attraverso un’integrazione di scienze sociali, discipline umanistiche e tecnologia. Proprio il capoluogo di Regione è stato scelto come sede della riunione annuale di Eulist.

«Lo abbiamo voluto per dare un segnale di quanto il nostro ateneo crede in questo progetto – spiega Marco Rubino, prorettore delegato per gli Affari internazionali -. È un progetto che ha una lunga durata davanti e al quale bisogna credere perché volto a creare davvero una federazione per il futuro, quindi cambiare un po’ la situazione e avere una prospettiva europea all’interno dell’Università dell’Aquila e, quindi, inserirla in un panorama europeo di grandi università».
Ma questa è stata anche l’ultima inaugurazione di anno accademico per il rettore uscente Edoardo Alesse.
«Sicuramente provo molta emozione – dichiara Alesse -. È un’occasione particolare perché oggi concelebriamo l’inaugurazione con l’assemblea generale di Eulist che è una delle alleanze europee di cui facciamo parte. È molto importante che abbiano scelto L’Aquila come sede della riunione annuale, con dieci rettori a farci compagnia durante la cerimonia. Io penso di aver fatto quello che dovevo, il meglio possibile. Esco con molta serenità, con molta soddisfazione e anche con un po’ di stanchezza da un periodo lungo sei anni».
Infine, anche uno sguardo alla rosa dei candidati alle elezioni per il rinnovo del rettore, la cui prima seduta di votazione è fissata al 12 giugno. «Tutte persone di grande valore, – commenta Alesse -, sarà una bella sfida».
La cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico è stata anche l’occasione per celebrare il 25° compleanno di due centri di eccellenza dell’Università dell’Aquila: il Cetemps (Center of Excellence in Telesensing of Environment and Model Prediction of Severe events), attualmente diretto dalla professoressa Rossella Ferretti; e il Dews (Design Methodologies for Embedded controllers, Wireless interconnect and System-on-chip), diretto dalla professoressa Elena De Santis.
«Due centri che hanno dato un contributo molto importante al progresso scientifico dell’ateneo», ha sottolineato Alesse. A pronunciare le relazioni per ripercorrere la storia e i risultati raggiunti dai due centri di eccellenza sono stati Renata Pelosini di Italia Meteo per il Cetemps e, per il Dews, la professoressa Maria Domenica Di Benedetto, già docente di Controlli automatici UnivAQ nonché ex direttrice del centro di eccellenza.
«Io credo che molti cittadini, ma anche professori, ricercatori, e amministratori locali, non abbiano la piena consapevolezza di ciò che le università rappresentano per i territori e le città che li ospitano – ha detto Alesse nel suo discorso -. Per chiarire il ruolo di UnivAQ e degli altri atenei abruzzesi e del Centro Italia, le nostre università, aggregate nel sistema HAMU, hanno una spiccata capacità di richiamare studenti da altre regioni, mediamente nella misura del 40% degli immatricolati attuali, candidandosi ad essere il più efficace contrappeso alle ondate migratorie centrifughe che affliggono le aree interne. L’appeal degli atenei di quest’area consente di compensare la mobilità in uscita verso altre regioni, esibendo un bilancio in pari per le Marche ed in attivo per l’Abruzzo e ancor di più per l’Umbria. In alcuni casi la popolazione studentesca addirittura supera o eguaglia quella dei cittadini residenti. Nel caso dell’Aquila essa è al 24%. UnivAQ conferma l’andamento molto positivo delle immatricolazioni, un trend ormai acquisito, che portano il totale dei nostri iscritti a circa 20 mila. E’ un dato che certifica la qualità della nostra offerta formativa, composta da sette dipartimenti, 72 corsi di laurea tra triennali, magistrali e a ciclo unico, di cui 15 corsi internazionali che rilasciano titoli congiunti o doppi/multipli, 12 solo in lingua inglese».
«Uno degli aspetti di maggior pregio del Pnrr – ha ricordato Alesse – oltre all’avere immesso grandi quantità di risorse nel sistema universitario, è stato quello di aver promosso una filosofia operativa nuova basata sulla cooperazione piuttosto che sulla competizione, attraverso la formazione di network tra Università, enti di ricerca ed istituzioni pubbliche e private, per raggiungere risultati che individualmente non sarebbero stati possibili. Ora, approssimandoci alla fine del programma sarà importante però non dissipare questa capacità di aggregazione tra le università e i più importanti interlocutori del mondo scientifico e produttivo. Anche per questo motivo contingente, ritengo che i tagli ministeriali effettuati di recente siano poco appropriati in quanto rischiano di annullare l’eccellente lavoro realizzato con fatica e abnegazione da migliaia di ricercatori assunti a tempo determinato, alcuni dei quali saranno recuperati in contesti produttivi, mentre altri, la maggior parte, saranno destinati a rimanere precari oppure a rifugiarsi all’estero o nelle università telematiche, che, finalizzate al profitto, mantengono una immutata se non aumentata capacità di spesa e quindi di reclutamento. La previsione dell’esodo di 14.000 ricercatori in 10 anni con la concomitante emorragia di competenze, non può lasciarci indifferenti e dovrebbe evocare adeguate azioni di contrasto».
«L’Università – ha concluso Alesse – sta attraversando un momento di particolare difficoltà. Ci troviamo a combattere una battaglia impari e tutta interna al sistema dell’alta formazione, dove il nostro competitor è rappresentato dalle università telematiche. Sono contrario, come molti colleghi, a questa modalità di formazione non solo perchè ci danneggia sottraendoci studenti e risorse, ma anche perché si contrappone alla didattica in presenza che sola fornisce, oltre all’apprendimento verticale, anche quello tra pari, garantendo una crescita armonica, interattiva ed inclusiva dei nostri giovani e soprattutto perché interi campi di studio, in particolare quelli sperimentali, non possono essere praticati con successo se non partecipando fisicamente alle lezioni e ai tirocini. Altro tema centrale per l’università del futuro è l’internazionalizzazione, un’ulteriore sfida che si impone agli atenei chiamati a fare fronte a una rapida innovazione delle proprie competenze per essere parte autorevole di una società sempre più globalizzata dal punto di vista economico, sociale, politico, culturale, scientifico e tecnologico».
«Un ulteriore aspetto di grande preoccupazione riguarda le azioni finalizzate a limitare l’intensità e la libertà della ricerca. La Federazione europea delle Accademie delle scienze, di cui l’Italia è membro tramite i Lincei, ha espresso ‘gravi preoccupazioni sulle crescenti minacce alla libertà accademica, negli Stati Uniti e altrove. Essendo ben consapevoli che la libertà accademica è la spina dorsale del progresso scientifico ed è fondamentale per una società libera, è evidente che è a rischio l’integrità e l’autonomia della ricerca e la fiducia nella scienza, non solo all’interno degli USA, ma in tutto il mondo’. Infatti, essendo storicamente gli Stati Uniti leader indiscussi nelle politiche mondiali della ricerca scientifica, nasce la preoccupazione che questo loro posizionamento possa propagarsi ad altri stati, condizionando negativamente il resto del mondo ed in particolare l’Europa, che ha connessioni scientifiche estremamente forti e difficilmente risolvibili con gli Stati Uniti. Se ciò avvenisse sarebbe una immane tragedia, che porrebbe fine a quel patrimonio di cultura e di saperi che hanno caratterizzato secoli di storia europea e mondiale», ha concluso il rettore.