03 Aprile 2025 - 09:58:30

di Martina Colabianchi

L’Uncem Abruzzo ha espresso forte contrarietà sul progetto di legge per i centri commerciali nelle aree industriali attualmente al vaglio della Regione, sottolineando il pericolo che questa norma rappresenta per la tenuta economica e sociale dei piccoli comuni.

Il provvedimento, infatti, favorirebbe la grande distribuzione penalizzando il commercio al dettaglio, accelerando la già drammatica desertificazione commerciale che colpisce le aree interne e i centri con meno di 15.000 abitanti.

Secondo i dati nazionali aggiornati a giugno 2024 da Confesercenti si contano poco più di 198mila imprese nei piccoli comuni, un numero in drastico calo rispetto al passato. Dal 2014 a oggi sono scomparse oltre 23mila attività commerciali di base, con una perdita del 10,6%. Nei comuni sotto i 5.000 abitanti il crollo sfiora il 14%. Solo negli ultimi cinque anni, dal 2019 a oggi, sono state chiuse 16.512 attività, circa i due terzi del totale delle perdite dell’intero decennio.

La desertificazione commerciale è stata accelerata da molteplici fattori: le crisi economiche post-pandemia, l’aumento dei prezzi energetici e dei carburanti, e la frenata dei consumi dovuta all’inflazione. Tra le categorie più colpite ci sono le edicole e rivendite di giornali (-30,3%) che sono sparite dai piccoli comuni, ma anche minimarket (-19%), macellerie (-18,4%), panetterie (-17,3%) e ferramenta (-15,3%) servizi fondamentali per le comunità montane. Anche i bar, da sempre punti di riferimento sociale nei piccoli centri, hanno subito un calo del 12%, con oltre 7.600 chiusure dal 2014, la maggior parte delle quali avvenute dal 2019. Un quadro allarmante che potrebbe essere ulteriormente penalizzato dalla nuova norma regionale ora al vaglio delle commissioni.

«La Regione deve rendersi conto del drammatico impatto di questa legge – ha affermato Lorenzo Berardinetti, presidente di Uncem Abruzzo penalizzando i negozi di vicinato, si rischia di cancellare il tessuto economico e sociale dei piccoli comuni, lasciando gli abitanti – soprattutto le persone sole o con familiari lontani – senza punti di riferimento essenziali. L’Abruzzo non è solo grandi città, anzi. Ci sono decine e decine di piccoli comuni che lottano ogni giorno per la sopravvivenza. Le botteghe di paese non sono solo attività economiche, ma veri e propri presidi di socialità e servizi. La Regione deve ascoltare i territori e rivedere questa norma, prima che sia troppo tardi».

Uncem Abruzzo invita la Regione a un confronto immediato per correggere le criticità della norma e introdurre misure di sostegno per il commercio di prossimità, unica vera risorsa per garantire servizi e vitalità nei piccoli comuni. «È necessario pensare a una norma parallela che favorisca la nascita di attività sotto nei comuni sotto i 5mila abitanti – ha concluso Berardinetti – servono iniziative normative concrete che diano un’opportunità non solo ad aspiranti commercianti ma anche ai piccoli comuni. La Regione, se non vuole fare un passo indietro su questa norma, valuti almeno la possibilità di non fare morire definitivamente i negozi nei paesi montani del nostro Abruzzo».