03 Aprile 2025 - 15:38:48
di Tommaso Cotellessa
Una presa di posizione dura e decisa è quella lanciata dal sit-in di protesta organizzato dai sindacati contro l’aumento dell’Irpef, proposto dalla Giunta regionale guidata da Marco Marsilio per colmare gli ammanchi della sanità abruzzese. Fuori dal Palazzo dell’Emiciclo, dove sin da inizio mattinata si è svolto il Consiglio regionale, a partire dalle ore 14:00 si è radunato un folto numero di manifestanti muniti di bandiere e cartelli.
La mobilitazione contro il provvedimento proposto dal centrodestra, ricompattatosi sotto la controproposta avanzata da Lega e Forza Italia con la quale si impone un’addizionale inferiore al 3%, ha preso il via nel corso della mattinata quando, nel corso della discussione del Consiglio, gli esponenti delle opposizioni hanno occupato l’assise in segno di protesta. La dura presa di posizione della coalizione Patto per l’Abruzzo, guidata da Luciano D’Amico, ha dato forza alla protesta organizzata dai sindacati che a partire da ora di pranzo hanno preso a manifestare il proprio dissenso per un provvedimento che giudicano ingiusto e scellerato.
La protesta, a cui hanno preso parte il popolo sindacale, esponenti politici, cittadini e attivisti, è stata convocata per un preciso scopo: quello di affermare con forza che non è necessario mettere le mani nelle tasche degli abruzzesi – per usare uno slogan spesso abusato – ma i fondi necessari a colmare i debiti della sanità abruzzesi devono essere piuttosto recuperati da finanziamenti giudicati dalle sigle sindacali superflui e dunque sacrificabili. «I fondi per affrontare l’emergenza ci sono già – ha dichiarato il segretario generale aggiunto della Cisl Abruzzo Riccardo Gentile – abbiamo già 130 milioni di Irpef che già paghiamo sulla sanità», inoltre la proposta avanzata dai sindacati è quella di utilizzare altri fondi per colmare la situazione di emergenza vissuta dalla sanità regionale, come ad esempio risorse provenienti dal Pnrr o dai fondi europei. Ma la proposta avanzata è anche un’altra, quella di ridurre spese giudicate inutili dai sindacati e programmare in maniera differente spese e obiettivi di bilancio così da non far pagare questa situazione di emergenza agli abruzzesi stessi.
Su questo punto è intervenuto con forza anche segretario regionale della Cgil Carmine Ranieri, il quale ha ribadito la necessità di riorganizzare in maniera i finanziamenti destinati alla sanità sacrificando quelli che lo stesso Ranieri definisce finanziamenti superflui, come «provvedimenti ad Personam destinati ad associazioni , i finanziamenti di sagre e concerti vari, così come i finanziamenti destinati al Napoli Calcio» al fine sanare una situazione che rischia di gravare sui cittadini. L’affondo lanciato dai sindacati inoltre riguarda anche lo stato della sanità abruzzese: una sanità per la quale gli abruzzesi rischiano di pagare di più ricevendo meno, infatti nel corso della manifestazione sono stati ricordati i punti critici della sanità locale, ovvero le liste di attesa infinite, i Pronto Soccorso che scoppiano e cittadini che vanno a curarsi fuori regione. Il dibattito sull’aumento dell’Irpef si intreccia, infatti, inevitabilmente con la questione della sanità pubblica in Abruzzo. Secondo i sindacati e le forze di opposizione, l’attuale gestione regionale favorisce le cliniche private a scapito del sistema sanitario pubblico, che soffre di carenze strutturali , è perciò necessario sanare questa situazione per rilanciare la sanità pubblica.
Un’ altra richiesta avanzata dai sindacati è quella di trattare questa fase di emergenza con opportune soluzione emergenziali e non strutturali. Il timore è infatti quello che la decisione della Giunta regionale trasformi una misura straordinaria in un aumento strutturale delle tasse, gravando in modo permanente sui cittadini abruzzesi.
Anche sul piano politico si è mossa una energica mobilitazione, così come dimostrato dalle dure prese di posizione dei Consiglieri di opposizione. Il segretario regionale di Sinistra italiana Daniele Licheri, presente alla manifestazione, ha sottolineato che se il provvedimento entrasse in vigore «Il risultato sarà che i lavoratori dipendenti vedranno 50, 60, 70 euro in meno in busta paga, mentre i servizi rimarranno invariati o addirittura peggioreranno». Il segretario ha poi accusato la Giunta Marsilio di tradire le promesse elettorali, scaricando il peso della crisi sulla classe media e lavoratrice senza migliorare i servizi pubblici.
Tra le proposte avanzate in alternativa all’aumento delle tasse proposto dall’aggiunta c’è l’idea di tassare in modo progressivo i redditi più alti, sollevando i ceti medio-bassi da ulteriori aggravi fiscali. Inoltre, si discute della possibilità di creare un’unica azienda sanitaria locale per ottimizzare le risorse, sebbene alcuni abbiano sollevato dubbi sull’efficacia di tale modello, facendo riferimento all’esperienza negativa delle Marche.
La protesta è proseguita con l’irruzione all’interno del nell’aula del Consiglio regionale, dove hanno trovato i consiglieri di opposizione già schierati. Al grido di “dimissioni, dimissioni!” e al coro di “Bella ciao”, i manifestanti hanno espresso la loro rabbia e il loro disappunto per la misura fiscale in discussione. La seduta del consiglio è proceduto all’interno della sala Ipogea con gran parte delle opposizioni, capeggiate da Luciano d’Amico, che è rimasta assieme ai manifestanti, mentre una delegazione guidata dl Consigliere Pierpaolo Pietrucci ha preso parte alla ripresa dei lavori.