28 Agosto 2025 - 11:03:49
di Tommaso Cotellessa
A pochi giorni dalla campanella che segnerà l’inizio del nuovo anno scolastico, la Flc Cgil della provincia dell’Aquila torna a lanciare l’allarme sulle difficoltà che le scuole delle aree interne saranno costrette ad affrontare.
Il sindacato denuncia che da anni il sistema di istruzione nelle zone montane e periferiche della provincia riflette e amplifica fenomeni ormai strutturali: spopolamento, denatalità e perdita del tessuto produttivo, con la conseguente fuga verso i centri più grandi. Un mix che, sommato a criteri nazionali basati solo sul numero degli alunni, ha prodotto un sistema «povero e rassegnato, a rischio di chiusura».
Per il 2025/26 il calo degli studenti in provincia dell’Aquila è stimato in 466 unità. Negli ultimi quattro anni la perdita complessiva è stata di 1.700 tra alunni e alunne. Una tendenza che, secondo la Flc Cgil, potrebbe portare in pochi anni alla chiusura definitiva di diversi plessi scolastici, fondamentali non solo per la didattica ma anche come presidi culturali e sociali delle comunità.
A preoccupare ulteriormente è la riorganizzazione della rete scolastica decisa dalla legge di bilancio 2023, che prevede accorpamenti e dimensionamenti degli istituti su base esclusivamente numerica, con l’obiettivo di ridurre la spesa pubblica. Una logica, secondo il sindacato, che considera la scuola «una spesa da contenere e non una risorsa su cui investire».
La FLC CGIL sottolinea che la scuola può ancora rappresentare un motivo per restare o tornare nei paesi, ma da sola non basta:
«Intorno alla scuola – afferma il sindacato – è necessaria una rete di servizi: asili nido, trasporto, mense, presidi sanitari, strutture sportive e culturali. Senza questa infrastrutturazione sociale, i borghi rischiano di restare solo cartoline estive, vive per quindici giorni ad agosto e abbandonate per il resto dell’anno».
Un riferimento viene fatto anche all’edilizia scolastica: se da un lato molte scuole sono state ricostruite dopo il terremoto del 2009, dall’altro diverse strutture restano ancora nei MUSP o in edifici provvisori. «Il rischio – osserva la FLC CGIL – è di avere scuole nuove ma vuote per mancanza di iscritti, mentre nei paesi vicini gli alunni sono costretti in strutture precarie. Serve ripensare la distribuzione dei plessi su aree più vaste e superare campanilismi locali».
La richiesta che il sindacato rilancia con forza è chiara: una legge speciale per le scuole di montagna.
«I parametri nazionali non sono adeguati alla realtà delle aree interne. È tempo che la politica se ne faccia carico: non bastano più parole, servono azioni concrete» ribadisce la Flc Cgil, che invita istituzioni e associazioni a costruire una rete territoriale per sostenere la proposta.
L’alternativa, avverte il sindacato, è assecondare la narrazione dell’“inverno demografico” e considerare inevitabile la chiusura dei plessi scolastici. «Ma se chiude la scuola – conclude la nota – chiude anche il paese».