29 Agosto 2025 - 10:20:23

di Tommaso Cotellessa

Quella del 2025 si sta rivelando una stagione difficile per la Patata del Fucino, il tubero più apprezzato e diffuso in Abruzzo. Le condizioni climatiche anomale, caratterizzate da fenomeni estremi e da una prolungata siccità che ha messo in crisi l’approvvigionamento idrico dei canali dell’ex lago, hanno pesantemente condizionato la produzione.

Ma non è solo il clima a rendere complessa l’annata. A certificare la crisi è Coldiretti, che segnala un improvviso crollo dei prezzi all’origine.

«All’indomani di Ferragosto – spiega Alfonso Raffaele, presidente di Coldiretti L’Aquila – dopo un mercato inizialmente soddisfacente, il prodotto si era attestato sui 30 centesimi al chilo. Da quel momento, però, è iniziato un progressivo declino dei prezzi, scesi fino a 20 centesimi per l’IGP e 15 centesimi per il convenzionale: meno della metà rispetto allo scorso anno».

Una diminuzione che penalizza fortemente l’economia fucense, basata in gran parte su aziende agricole a indirizzo orticolo.

Secondo Coldiretti, tra le cause principali della crisi vi sono le distorsioni di mercato.

«Il primo problema – continua Raffaele – è il divario tra l’Italia e l’Europa del Nord, dove operano i nostri maggiori competitor. La maggiore produzione, soprattutto in Francia, abbatte i costi e rende il prodotto molto più competitivo rispetto a quello italiano. Ma queste spiegazioni non bastano».

A complicare il quadro c’è l’arrivo massiccio di tir carichi di patate francesi ed europee, che spesso finiscono per essere spacciate come italiane. «Se venissimo a sapere che le patate d’oltralpe vengono vendute come prodotto del Fucino – avverte il presidente – non esiteremo a denunciare chi commette questo reato, che sottrae reddito e ricchezza agli agricoltori e al territorio».

Per Coldiretti, serve una maggiore consapevolezza sulla qualità e sulle caratteristiche del prodotto italiano, ancora poco riconosciuto dal consumatore medio.

«Nonostante la maggior parte dei cittadini consumi patate abruzzesi – sottolinea Raffaele – la richiesta specifica di Patata del Fucino non è ancora diffusa. Dobbiamo promuovere la cultura del Made in Italy, valorizzando i caratteri distintivi delle nostre produzioni e sostenendo le realtà che già lavorano in questa direzione, come l’AMPP (Associazione Marsicana Produttori di Patate) o il Consorzio di tutela IGP Patata del Fucino».

Il comparto non è marginale: solo nella piana del Fucino si producono ogni anno oltre 2,2 milioni di quintali di patate su circa 3.500 ettari coltivati. Le aziende impegnate in questo settore superano le 1.500 unità, tutte fortemente meccanizzate e specializzate.

Un patrimonio che rischia di essere messo in difficoltà dalle dinamiche di mercato internazionali, ma che resta un punto di forza per l’agricoltura abruzzese.