29 Dicembre 2025 - 16:52:40

di Vanni Biordi

L’Abruzzo dei grandi alberghi di una volta, quelli che hanno segnato l’epoca del boom sciistico e delle vacanze balneari “tutto compreso”, sta lasciando il posto a un modello più fluido, frammentato e agile.

I dati al 30 settembre 2025 elaborati da Unioncamere e InfoCamere non lasciano spazio a interpretazioni: la regione dei tre Parchi Nazionali sta vivendo una mutazione genetica della propria offerta ricettiva.

Negli ultimi cinque anni, il saldo delle imprese alberghiere tradizionali ha seguito la scia del declino nazionale, con una flessione che sfiora il 5,2%. Un dato che non racconta solo una crisi di numeri, racconta un cambiamento di abitudini. Laddove un tempo sorgevano insegne illuminate e hall spaziose, oggi si moltiplicano le serrature a tastierino numerico e i check-in digitali degli alloggi per soggiorni brevi.

Questa esplosione dell’extra-alberghiero non è un fenomeno limitato ai centri storici di L’Aquila o Pescara, ma una tendenza che risale le valli e costeggia il litorale. La regione ha saputo intercettare la domanda di un turismo più esperienziale e meno vincolato agli orari dei buffet, sebbene questo porti con sé il rischio di un imborghesimento e elitizzazione turistica che inizia a farsi sentire anche nelle località più gettonate del Gran Sasso e della costa dei Trabocchi.

Però, se il classico letto d’albergo arranca, la buona tavola tiene. La ristorazione abruzzese si conferma il vero presidio economico del territorio. Nonostante l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, il settore resiste, anzi si evolve. I ristoranti e le attività di somministrazione non sono più solo luoghi di consumo, ma custodi di una tradizione che diventa attrazione essa stessa. In un momento in cui l’overtourism inizia a lambire anche le zone più silenziose della regione, la ristorazione diventa stabilizzatore, offrendo quel senso di convivialità che resta il motore principale dei flussi turistici durante le festività.

Il quadro che emerge è quello di un Abruzzo a due facce: quella della fatica strutturale della ricettività classica, appesantita da costi di gestione e necessità di ammodernamento e quella della vitalità dei servizi complementari, capaci di adattarsi immediatamente ai nuovi desideri del viaggiatore post-pandemico.