02 Gennaio 2026 - 10:31:33
di Tommaso Cotellessa
Dicembre 2025 verrà ricordato in Abruzzo come un mese decisamente anomalo dal punto di vista climatico. Le temperature si sono mantenute sopra la media stagionale e le precipitazioni sono risultate estremamente scarse, al punto da collocare il mese al settimo posto tra i più caldi e al quarto tra i più secchi dell’intera serie storica regionale, che prende avvio nel 1974.
Secondo le analisi climatologiche diffuse dal docente Gabriele Curci dell’Università degli Studi dell’Aquila, la temperatura media regionale ha superato il riferimento 1991-2020 di 1,1 gradi. L’aumento è stato più evidente nei valori massimi rispetto alle minime, segnale di una frequente assenza di nubi e di cieli spesso sereni, condizioni che hanno favorito forti escursioni termiche giornaliere. In alcune località montane l’anomalia è risultata particolarmente marcata: a Castel del Monte, nel cuore dell’Appennino aquilano, lo scarto positivo ha raggiunto i 3,2 gradi, uno dei valori più elevati mai registrati in dicembre. Solo Montazzoli, nel Chietino, ha mostrato una temperatura lievemente inferiore alla norma, pur rimanendo in un contesto generale di mitezza diffusa.
Ancora più evidente è stata la carenza di precipitazioni. Nel complesso, sull’intero territorio regionale è piovuto circa il 70 per cento in meno rispetto alla media climatologica. Le aree interne e le valli appenniniche hanno risentito maggiormente di questa situazione, con piogge quasi assenti per gran parte del mese. A L’Aquila il deficit ha raggiunto valori prossimi al 90 per cento, mentre lungo la costa adriatica, come nel caso di Giulianova, la riduzione è stata meno estrema ma comunque significativa. Le poche precipitazioni registrate si sono concentrate in un paio di episodi verso la fine del mese, senza però riuscire a colmare il forte deficit accumulato.
La causa principale di questo scenario va ricercata nella configurazione atmosferica che ha dominato l’Europa nel corso di dicembre. Una vasta area di alta pressione, centrata sulla Scandinavia e estesa fino al Mediterraneo occidentale, ha favorito l’afflusso di aria fredda e secca di origine artica sull’Europa orientale, limitando al tempo stesso l’ingresso delle perturbazioni atlantiche verso l’Italia centrale. Il bacino del Mediterraneo è rimasto in una zona di transizione, dove l’aria fredda in arrivo da est si è talvolta scontrata con correnti più umide da ovest, producendo effetti più marcati sul versante tirrenico e lasciando l’Abruzzo ai margini dei fenomeni più intensi.
Dal punto di vista storico, dicembre 2025 si inserisce in una sequenza di mesi invernali sempre più spesso caratterizzati da temperature superiori alla norma e da una marcata variabilità delle precipitazioni. I record regionali restano quelli del dicembre 1991, il più freddo dell’ultimo mezzo secolo, e del dicembre 2022, il più caldo. Sul fronte della pioggia, il mese più secco rimane il 2015, mentre il 1990 fu eccezionalmente piovoso. Tuttavia, la frequenza con cui negli ultimi anni si registrano mesi miti e secchi rappresenta un segnale chiaro di un clima che sta cambiando.
Uno sguardo alle prossime settimane lascia intravedere un possibile cambiamento. Le previsioni stagionali indicano infatti una fase successiva più fredda e con precipitazioni superiori alla norma, seguita da un graduale rialzo termico nella seconda parte del periodo considerato.
Resta però il dato di fondo: dicembre 2025 ha confermato come anche in Abruzzo l’inverno stia assumendo caratteristiche sempre meno tradizionali, con potenziali ripercussioni sulle risorse idriche, sull’ambiente e sulle attività economiche del territorio
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