03 Gennaio 2026 - 10:31:55
di Redazione
«Leggendo le dichiarazioni trionfalistiche della maggioranza regionale sulla manovra finanziaria, non posso non rilevare una profonda distanza tra la narrazione del centrodestra e la realtà che vivono cittadini e territori».
Lo afferma il consigliere Regionale Giovanni Cavallari, Capogruppo “Abruzzo Insieme”.
«Parliamo di una manovra da 5,6 miliardi segnata da tagli generalizzati ai dipartimenti, da una finanziaria presentata e poi modificata dallo stesso centrodestra nel tentativo di renderla politicamente sostenibile e presentabile ai cittadini, e soprattutto da un aumento dell’IRPEF regionale imposto per coprire i debiti della sanità. Debiti che, tuttavia, non si traducono in alcun miglioramento dei servizi: le liste d’attesa restano inaccettabili, la mobilità passiva continua a crescere e i LEA rimangono lontani dagli standard richiesti – prosegue – A preoccupare è anche la gestione della Protezione civile regionale, un settore cruciale per una regione fragile come l’Abruzzo. Invece di rafforzare prevenzione, pianificazione e supporto ai volontari, si assiste a una progressiva marginalizzazione del comparto, con risorse limitate e una visione più emergenziale che strutturale. Un approccio miope che espone il territorio a rischi sempre maggiori»
«In questo contesto, la Provincia di Teramo risulta ancora una volta penalizzata e ridimensionata, con un peso politico sempre più marginale nelle scelte strategiche regionali. Un territorio che contribuisce in modo significativo, ma che continua a ricevere risposte insufficienti – aggiunge – Di fronte a questo quadro, sentire la maggioranza vantarsi di essere “unita e coesa” appare quantomeno fuori luogo. L’unità non è un valore se serve solo a difendere scelte sbagliate e a scaricare i costi sui cittadini senza offrire soluzioni concrete. Il compito della politica dovrebbe essere quello di migliorare la vita delle persone e la sicurezza dei territori, non quello di celebrare una compattezza che produce più tasse, meno servizi e nessuna prospettiva di cambiamento».
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