Di Costanzo PD su dati CGIA di Mestre: "Crescita modesta, ma solo previsioni. Di certo ci sono solo tasse e zero investimenti""

04 Gennaio 2026 - 15:33:26

“A una lettura attenta del rapporto della CGIA di Mestre sulla
previsione di crescita del PIL nel 2026, che con un incremento stimato
dello 0,66%, collocherebbe l’Abruzzo al nono posto tra le regioni
italiane, in linea con la media nazionale, non sfugge il fatto che si
tratta però di un avanzamento modesto, che non può essere utilizzato
come strumento di autocelebrazione politica soprattutto perché non è un
fatto, ma una previsione in uno scenario fluido e destinato a mutare”,
dichiara Graziano Di Costanzo, responsabile Economia della Segreteria
regionale del Partito Democratico, commentando notizie e reazioni
dell’assessora alle Attività produttive Tiziana Magnacca.

“Una crescita bassa, che conferma un andamento stagnante che
caratterizza l’Abruzzo e l’Italia da tempo, ben distante dalle
performance registrate da altri grandi Paesi europei. In questo
contesto, le dichiarazioni di esponenti della maggioranza regionale
appaiono fuori luogo e scollegate dalla realtà – sottolinea – . Una
realtà che vede appena approvato il bilancio previsionale regionale 2026
e il triennale 2026–2028, documenti di lacrime e sangue, in cui tutte le
risorse disponibili sono state assorbite dal debito sanitario, che ha
ormai raggiunto la cifra monstre di 170 milioni di euro. Un debito
prodotto da oltre sette anni di gestione negativa da parte della destra,
la stessa che gioisce di questo studio, scambiando previsioni per
risultati di un’azione positiva messa in atto. Bene, purtroppo in quel
bilancio non c’è un solo euro destinato in modo proattivo allo sviluppo,
agli investimenti o a politiche industriali degne di questo nome. Al
contrario, ci sono solo nuove tasse per cittadini e imprese: alle
addizionali già pagate per 110 milioni di euro tra IRPEF e IRAP, si
aggiungono dal 1° gennaio ulteriori 40 milioni di euro, portando il
prelievo complessivo delle addizionali a 150 milioni di euro, somma che
si aggiunge al prelievo fiscale già a carico della comunità e che supera
il 42 per cento. Gli abruzzesi non sono stati sostenuti, sono stati
semplicemente tassati, e in cambio hanno ricevuto una sanità
impresentabile, che spinge sempre più persone a rinunciare alle cure o a
fuggire fuori regione.

Se nel 2026 l’Abruzzo dovesse davvero raggiungere quel modesto +0,66% di
crescita – chiarisce – il merito non sarà certo della Giunta Marsilio,
ma esclusivamente del sistema produttivo abruzzese, delle imprese e dei
lavoratori che continuano a produrre, esportare e innovare senza alcun
sostegno concreto del Governo regionale. Così come va riconosciuto il
ruolo delle risorse ancora in campo per la ricostruzione post-sisma, che
continuano a sostenere alcune aree della regione. Basta guardare ai dati
certi e non alle sole previsioni per capire la fragilità del quadro: nel
2025 l’aumento del PIL abruzzese è stato appena dello 0,40%, inferiore
alla media nazionale dello 0,54%, collocando la regione al 15° posto in
Italia. Questo dovrebbe essere il vero motivo di preoccupazione per il
Governo Marsilio. Le politiche di crescita – conclude Di Costanzo – si
costruiscono con visione, investimenti, condivisione con i territori,
con le forze economiche e sociali e ascolto delle comunità locali. Ma a
giudicare dalle crisi industriali, economiche e sociali che continuano a
esplodere, dall’automotive alla Valle Peligna, passando per il lavoro,
l’artigianato e i servizi, è evidente che questa destra non sta
governando lo sviluppo, ma solo la propaganda. L’Abruzzo ha bisogno di
un cambio di rotta: sostenere gli investimenti, l’occupazione, spendere
bene e velocemente le risorse disponibili. Non continuare a raccontare
una realtà che non esiste”.