05 Gennaio 2026 - 17:23:08

di Martina Colabianchi

Dopo i tumulti delle ultime settimane in merito al trasporto pubblico locale ed in particolare alla paventata privatizzazione di alcune corse, le segreterie regionali di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Faisa Cisal hanno proclamato ufficialmente uno sciopero generale di tutto il settore per la giornata di giovedì 8 gennaio.

La decisione scaturisce da una profonda preoccupazione per le politiche di gestione della mobilità in Abruzzo e per il futuro dei lavoratori del comparto, che rappresenta la seconda voce di bilancio regionale e che dovrebbe garantire il diritto costituzionale alla mobilità previsto dall’articolo 16 della Costituzione Italiana.

Al centro della vertenza le organizzazioni sindacali pongono quattro criticità ritenute ormai insostenibili.

In primo luogo, vi è il tema degli affidamenti e delle gare regionali: con i contratti di servizio delle società private in scadenza nel 2026 e quello di TUA nel 2027, i sindacati denunciano la mancanza di un confronto preventivo e di una concertazione che fornisca garanzie alle società interessate e alle parti sociali, rischiando di ridefinire gli asset dell’intera regione senza una strategia condivisa.

Parallelamente, viene sollevato l’allarme sulla sicurezza. Le sigle sindacali segnalano una crescente esposizione a rischi per personale e utenti, chiedendo misure strutturali come sistemi di videosorveglianza e una presenza costante delle forze dell’ordine sulle linee critiche.

L’assenza di un piano regionale organico di prevenzione viene definita una grave omissione che lascia lavoratori e cittadini in balia di possibili aggressioni. A questa carenza si aggiunge la denuncia per l’abbandono delle aree interne, timore espresso anche da alcuni sindaci: si contesta alla politica regionale una visione limitata che penalizza i collegamenti nei territori più fragili, dove il trasporto pubblico dovrebbe invece fungere da incentivo contro lo spopolamento e da compensazione per l’accentramento dei servizi sanitari.

Un attacco durissimo viene poi rivolto alla gestione di TUA e delle società partecipate. Secondo i sindacati, la società pubblica starebbe operando una destrutturazione dei servizi attraverso sub-affidamenti a piccoli privati, spesso fuori regione, «facendo la cresta» sulla contribuzione regionale e svendendo la qualità del servizio nelle zone interne.

Criticità emergono anche nella divisione ferroviaria, segnata da carenza di personale e paradossi logistici, e nella gestione della partecipata Cerella, a serio rischio insolvenza.

Infine, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è l’intenzione di TUA di disdire gli accordi integrativi di secondo livello per reperire risorse economiche: una scelta giudicata gravissima, poiché grava esclusivamente sui salari dei lavoratori in un momento in cui la professione ha già perso attrattività per i giovani e spinge il personale esperto alle dimissioni.

La mobilitazione, fanno sapere i sindacati, proseguirà fino a quando non verranno fornite risposte concrete su investimenti, diritti e livelli occupazionali. «Chiediamo pertanto alla politica di assumersi l’onere di tutelare migliaia di lavoratori del settore non più attrattivo e l’utenza attraverso azioni concrete e concertate tra tutti gli attori portatori di interesse: occorre un confronto serio e responsabile a tutela del futuro del trasporto pubblico locale», scrivono le sigle.