05 Gennaio 2026 - 18:47:05

di Redazione

Se si pensa che siamo solo alla seconda tappa e che le gomme fatte fuori da inizio rally sono già sette si capisce come le previsioni di una Dakar spacca macchine, e spacca ruote, fossero assolutamente reali. La giornata di oggi, seconda tappa, verso Al Ula, di poco più di 500 chilometri ha fatto davvero selezione e le forature hanno avuto un ruolo importante.

Canyon stretti, polvere e impossibilità di superare hanno fatto il resto: i sassi hanno tenuto fede alla loro natura e quindi hanno messo in difficoltà tutti gli equipaggi e un pit stop, oggi solo uno, intorno al chilometro 140 di una speciale da 400 chilometri, con il senno di poi, era davvero troppo poco. “Siamo partiti stamattina dietro a un Century e a un camion e appena dopo la partenza c’era un cnyon in cui era letteralmente impossibile operare un sorpasso.

«Per almeno cinquanta chilometri abbiamo vissuto l’inferno, con polvere ovunque, scarsa visibilità e canali profondi scavati dappertutto. Quando cercavi di uscire dalle caregge entravi subito in un altro solco e alla fine non abbiamo potuto far altro che accettare il nostro destino. Dopo cinquanta chilometri abbiamo spaccato la prima gomma – spiega Silvio Totani al bivacco, freschino, di Al Ula – e dopo neanche quindici chilometri abbiamo spaccato la seconda. E nel frattempo altri camion e altri veicoli approfittavano della nostra sosta per passarci davanti. Una sorta di trenino dentro e fuori dai canyon, obbligati a una media bassissima anche perché non si vedeva niente… e a un certo punto abbiamo forato la terza gomma. Eravamo solo al chilometro 80 e a quel punto ci siamo messi di fianco alla pista e abbiamo aspettato, perché di gomme non ne avevamo più».

È stato a quel punto che un compagno di squadra del team MDRallye è passato e ha ceduto una sua gomma di scorta ai Totani: «È stato davvero gentilissimo e ci ha salvato, sennò chissà quanto tempo saremmo dovuti restare lì. Per fortuna al chilometro 142 della speciale c’era l’assistenza, il famoso pit stop e abbiamo potuto restituire la gomma all’altro equipaggio e ripristinare il nostro assetto e ripartire con due gomme nuove di scorta».

Ma la giornata aveva altre sorprese in serbo per i due aquilani: «Una volta ripartiti dall’assistenza ci siamo ritrovati nella polvere dei camion e nonostante il nostro alert con il Sentinel – un sistema appositamente montato sui veicoli per far capire che dietro di te c’è un veicolo più veloce e che devi lasciarlo passare – non ci hanno fatto passare. Negli ultimi 100 chilometri finalmente abbiamo potuto spingere un po’ di più – aggiunge il codriver, Tito ma ovviamente le forature hanno continuato a perseguitarci e abbiamo bucato altre due gomme, arrivando infine al bivacco senza più gomme di scorta».

Parlare di classifiche in questo momento è abbastanza difficile e anche inutile, e l’esperienza tra l’altro insegna che non andrebbero neanche lette le classifiche nei primi giorni di gara alla Dakar, ma in effetti stasera tra riunioni di giuria e organizzative perché tutti i piloti sono abbastanza arrabbiati, le posizioni potrebbero cambiare. Sono tutti arrabbiati con gli SSV – veicoli da regolamento costretti ai 135 km/h di velocità massima e ovviamente quindi più lenti – e con i camion, impossibili da superare specie su quei percorsi stretti che saranno una delle prerogative della Dakar 2026, come già annunciato. Bisogna solo aspettare e nel frattempo prepararsi a domani, con una tappa ad anello di 736 chilometri di cui 421 di speciale: si parte alle 8,15, la prima macchina, e dopo 60 km si entra nel settore selettivo al termine del quale altri 251 km riporteranno gli equipaggi al bivacco di Al Ula.