06 Gennaio 2026 - 14:56:50
di Martina Colabianchi
Il tema dell’accoglienza in città torna prepotentemente alla ribalta in questi primi giorni del 2026.
Il quadro vede, da una parte, 24 migranti rimasti senza riparo, per i quali l’associazione Fraterna Tau ha proposto l’ospitalità notturna presso la chiesa di San Bernardino a Piazza d’Armi, e dall’altra un assessore, il leghista Francesco De Santis, che risponde con un diniego accompagnato dalla minaccia di demolizione della struttura.
Stando alle parole dell’assessore all’Urbanistica del Comune dell’Aquila, sulla chiesa penderebbe un’ordinanza di demolizione e per l’ente locale, quindi, non si può ospitare nessuno in un luogo destinato all’abbattimento.
Ma la spiegazione, legata ad una formale diffida dell’associazione rappresentata da Paolo Giorgi, ha scatenato, come era prevedibile, una dura presa di posizione da parte delle opposizioni politiche.
In primis, il Partito Democratico che accusa il sindaco di usare la Perdonanza solo come vetrina propagandistica e chiede se la linea “disumana” dell’assessore De Santis sia condivisa dall’intera maggioranza, sollecitando in caso contrario il ritiro delle deleghe.
In merito al presunto abusivismo della struttura, i dem ricordano come fu un provvedimento di Bertolaso, nel post sisma, a volere fortemente la realizzazione di quel progetto edilizio. E proprio il fatto che si ricorra alla chiesa di Piazza d’Armi, provvista di mense e servizi igienici, non farebbe che mettere in risalto lo stato emergenziale in cui versa la città in merito all’accoglienza dei bisognosi. «Il Presidente del Movimento celestiniano, impossibilitato ad offrire altre soluzioni, propone di ospitare i migranti per la notte nella chiesa di San Bernardino, a Piazza d’Armi, laddove sarebbero disponibili anche una mensa e servizi igienici. E l’amministrazione che fa? Gli intima di lasciarli al freddo, minacciando di demolire la struttura; gli intima di essere disumano, in altre parole», si legge nella nota del Pd, che torna a chiedere con forza un dormitorio pubblico in città.
A difendere il valore della chiesa di Piazza d’Armi sono anche i consiglieri comunali Paolo Romano e Lorenzo Rotellini, che ne ricordano l’alta qualità architettonica inserita nei censimenti del Ministero della Cultura e difesa da un indirizzo del Consiglio Comunale del 2021, che impegnava la Giunta a una soluzione transattiva per salvaguardare i servizi sociali lì erogati.
Servizi che, sottolineano anche i due consiglieri, andrebbero a supplire la mancanza di una struttura predisposta all’accoglienza. «Altre realtà abruzzesi, – dichiarano Romano e Rotellini – anche governate dal centrodestra, hanno attivato da anni politiche strutturate per chi vive in condizioni di grave marginalità. A L’Aquila, invece, assistiamo all’ennesima dimostrazione di assenza di visione e di umanità da parte dell’amministrazione comunale. L’ultimo esempio riguarda la città di Pescara, governata dagli stessi partiti presenti a L’Aquila, che in vista del freddo invernale vara il “piano freddo” per accogliere le persone senza fissa dimora nelle ore notturne».
«Altro che città capitale italiana della cultura, che dovrebbe significare anche apertura all’altro: L’Aquila si candida al titolo di capitale italiana della disumanità, e del mancato soccorso ai bisognosi. È ora di dire basta, la città non può voltarsi dall’altra parte: L’Aquila è altro, L’Aquila merita altro. Per questo, saremo accanto al Movimento celestiniano e contrasteremo, in ogni modo, qualsiasi tentativo di ostacolarne l’opera quotidiana a sostegno degli ultimi. Chiediamo con forza che si aprano le porte della Chiesa di San Bernardino, almeno per le prossime notti che si preannunciano gelide: non possiamo accettare che ragazzi rischino la vita al gelo», scrive ancora il Pd.
«Altrimenti, che si trovi una soluzione alternativa – continuano -. L’amministrazione comunale convochi le associazioni per allestire un’accoglienza dignitosa in emergenza: ci sono spazi pubblici in città, ricostruiti con i fondi delle italiane e degli italiani, ancora in disuso, che potrebbero offrire una soluzione temporanea, pensiamo al primo piano dell’ex asilo di viale Duca degli Abruzzi ma non solo».
Intanto, fanno sapere, il senatore dem Michele Fina sta predisponendo un atto parlamentare di denuncia e di sostegno. «Ci auguriamo, infine, – concludono – che il Vescovo possa dire una parola rispetto alla violenza espressa, in queste ore, dagli amministratori della città».
«Le dichiarazioni dell’assessore comunale dell’Aquila Francesco De Santis sulla vicenda dell’accoglienza dei migranti nell’area di San Bernardino rappresentano un approccio disumano, miope, burocratico e profondamente sbagliato sul piano umano e politico – affermano il segretario provinciale dei Giovani Democratici dell’Aquila Francesco Balassone e quello regionale Saverio Gileno -. Ridurre una situazione di emergenza sociale e umanitaria a una mera questione urbanistica significa voltare le spalle a persone in carne e ossa, che chiedono protezione, dignità e un riparo dal freddo».
«Colpisce, in particolare, che questo atteggiamento venga assunto in relazione a un luogo che, per sua stessa natura, richiama valori di solidarietà e accoglienza. Il Vangelo è chiaro e non lascia spazio ad ambiguità: “Ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,35). Un richiamo spirituale, etico e civile che dovrebbe orientare l’azione pubblica, soprattutto in una comunità che si richiama spesso alle radici cristiane. L’accoglienza non può essere criminalizzata né trattata come un problema di ordine pubblico o di compatibilità formale. È compito delle istituzioni garantire risposte concrete, coordinate e rispettose dei diritti fondamentali, non alzare muri o scaricare responsabilità su associazioni, volontari e realtà del terzo settore che suppliscono alle gravi mancanze dell’amministrazione», proseguono i Giovani Dem.
«Per i Giovani Democratici l’Aquila e dell’Abruzzo, la politica deve tornare a essere strumento di cura della comunità, non esercizio di rigidità ideologica o amministrativa. Servono soluzioni strutturate, trasparenti e umane, non prese di posizione che rischiano di alimentare paura e divisioni. L’Aquila merita un’amministrazione capace di coniugare legalità, solidarietà e rispetto della dignità umana», conclude la nota.
Anche Sinistra Italiana L’Aquila ha espresso la sua preoccupazione per la diffida dell’assessore De Santis verso una proposta che è una «risposta concreta, immediata e rispettosa: garantire un riparo temporaneo, mantenendo intatte le funzioni religiose della struttura e assicurando pulizia, ordine e dignità. È un gesto di umanità che dovrebbe essere sostenuto, non ostacolato».
«Anche diversi nostri iscritti hanno dato piena disponibilità a contribuire alla gestione dell’accoglienza, offrendo tempo, competenze e presenza. È la dimostrazione che una parte viva della città non accetta l’indifferenza e sceglie di mettersi in gioco per proteggere chi è più fragile. Una comunità solidale esiste già: è il Comune che continua a non esserci».
«Riteniamo gravissimo che il Comune dell’Aquila, invece di collaborare per trovare una soluzione, scelga di alzare muri amministrativi. Una città che ha conosciuto il dolore, la precarietà e la solidarietà dopo il terremoto non può permettersi di voltare le spalle a chi oggi vive una condizione di vulnerabilità estrema».
«Chiediamo all’amministrazione di ritirare immediatamente la diffida e di aprire un confronto serio con le realtà sociali che ogni giorno, spesso in solitudine, suppliscono alle mancanze delle istituzioni. La gestione dell’accoglienza non può essere lasciata al volontariato, né può essere trattata come un problema di ordine pubblico o edilizio».
«L’Aquila deve scegliere da che parte stare: dalla parte della paura o dalla parte dell’umanità. Noi non abbiamo dubbi», conclude il segretario di SI L’Aquila Pierluigi Iannarelli.
Parla di «ipocrisia allo stato puro» il consigliere comunale del Gruppo Misto Alessandro Tomassoni, che sottolinea che «richiamarsi ai valori cristiani non può ridursi a una dimensione simbolica o identitaria: quei valori trovano senso e coerenza solo quando vengono tradotti in comportamenti concreti, soprattutto nei confronti delle persone più fragili, ancor più se si ha un ruolo di governo. Altrimenti il rischio è quello di un utilizzo strumentale della religione, svuotata del suo significato più autentico, e il Vangelo utile solo come randello ideologico, come simbolo identitario contro il nemico di turno, improvvisamente inapplicabile alle persone in carne e ossa».
«A questo punto c’è da chiedersi se il Dio cui si rivolge l’Assessore leghista è un Dio diverso dal nostro, forse più utile quando serve a escludere, a dividere, a rimarcare confini o è lo stesso…. Va bene nelle piazze, nei simboli, nelle polemiche contro il “politically correct”, ma se chiede solidarietà concreta verso chi è meno fortunato, o ha la pelle scura e viene da lontano, improvvisamente si preferisce altro e la burocrazia diventa sacra più del Vangelo».
«Perchè in altre realtà territoriali, senza dividersi fra destra e sinistra e dove evidentemente c’è ancora un briciolo di dignità per la Persona, i dormitori comunali e le strutture di accoglienza esistono e funzionano, mentre in città queste evidenti mancanze, nonostante più volte denunciate, sono rimaste inascoltate. E allora al netto del qualunquismo ideologico in cui si vuol scadere nel difendere il fortino della propria posizione politica, più utile sarebbe capire perché non ci sia mai preoccupati di proporre spazi nuovi e alternativi piuttosto che deresponsabilizzarsi dal proprio mandato amministrativo e deumanizzare ciclicamente qualsiasi bisognoso che può chiederci aiuto?».
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