07 Gennaio 2026 - 11:41:45

di Vanni Biordi

Il trasporto pubblico in Abruzzo è arrivato a un punto di rottura. Lo sciopero regionale proclamato per domani, 8 gennaio, da FILT CGIL, FIT CISL, UILTRASPORTI e FAISA CISAL non è solo una protesta sindacale: è il segnale di una crisi profonda. I lavoratori della TUA (Trasporto Unico Abruzzese) incrociano le braccia perché mancano sicurezza, certezze sul futuro e una strategia industriale chiara. La politica regionale sta trasformando il servizio pubblico in un sistema per pochi.

Questa mobilitazione nasce da un fatto concreto: la Regione Abruzzo sta affidando pezzi del trasporto pubblico ai privati. Si chiama esternalizzazione: la società pubblica TUA smette di gestire direttamente le corse e le dà in gestione a ditte esterne. Secondo Silvio Paolucci, capogruppo del PD, questo svuota la funzione sociale dell’azienda. Chi ne paga le conseguenze sono i cittadini delle aree interne. In montagna o nei piccoli borghi i servizi vengono tagliati perché considerati “marginali” o poco redditizi.

I punti critici sono tre: la sicurezza, i contratti e i territori. Per quanto riguarda la sicurezza: i sindacati denunciano improvvisazione nella gestione quotidiana. Sui contratti: si usano i sub-affidamenti per ridurre i costi, colpendo i salari dei dipendenti. Sui territori: le linee utilizzate da decine di abbonati vengono chiuse o ridotte, isolando chi non vive in città.

Anche all’interno della maggioranza che governa la Regione iniziano a sorgere dubbi. Alcuni consiglieri di destra hanno chiesto discussioni urgenti sulla privatizzazione delle corse TUA. È la prova che il problema è reale e non più nascondibile. Il Partito Democratico sostiene che non si può combattere lo spopolamento dei borghi se si tolgono i pullman che permettono alle persone di spostarsi.

La situazione della divisione ferroviaria non è migliore: regna l’incertezza. Lo sciopero dell’8 gennaio vuole fermare questo processo di privatizzazione mascherata. I sindacati e l’opposizione chiedono fatti: audizioni subito, stop ai tagli e tutele vere per chi lavora. Se la Regione non ascolterà, questa sarà solo la prima di una serie di proteste che si sommeranno a quelle già in corso in sanità e agricoltura. Il trasporto non è un costo, ma un diritto di ogni cittadino abruzzese.

Il caso TUA rappresenta lo specchio di una gestione regionale che fatica a bilanciare i conti e la qualità del servizio. Il trasporto pubblico locale in Abruzzo soffre storicamente per la conformazione geografica del territorio. Gestire linee in zone montane ha costi elevati e ricavi bassi. La scelta della giunta di centrodestra sembra andare verso una direzione precisa: ridurre il peso della società pubblica TUA favorendo i privati tramite gare e affidamenti esterni.

Il rischio è la creazione di un Abruzzo a due velocità. Da un lato le tratte principali tra i capoluoghi, potenzialmente profittevoli per i privati. Dall’altro le aree interne, dove il diritto alla mobilità rischia di diventare un lusso. Lo sciopero dell’8 gennaio mette a nudo questa tensione. Non è solo una questione di stipendi, ma di visione politica: il trasporto deve produrre utili o deve garantire il collegamento dei cittadini? La risposta della piazza è netta: la privatizzazione non può essere la soluzione ai problemi di efficienza della Regione.