08 Gennaio 2026 - 18:41:00
di Tommaso Cotellessa
La questione migratoria resta al centro del dibattito politico locale. Mentre per i 30 migranti che per giorni hanno sofferto il freddo aquilano, trascorrendo le notti all’addiaccio, si profila finalmente un nuovo domani, per la politica cittadina il tema continua a essere motivo di scontro e divisione.
La manifestazione di solidarietà organizzata all’esterno della sede del Movimento Celestiniano ha rappresentato una risposta concreta alle esternazioni di alcuni esponenti dell’amministrazione comunale e al silenzio di altri. Un’iniziativa che ha cercato di riportare al centro l’umanità della vicenda, in un clima segnato da toni aspri e da una dialettica sempre più impoverita.
Dei 30 migranti coinvolti, 24 saranno trasferiti nei prossimi giorni in centri di accoglienza nelle province di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, mentre 6 resteranno a L’Aquila. Restano però aperte le ferite di un confronto politico che si è fatto violento e privo di dialogo, contrapposto tra posizioni inconciliabili e incapace di produrre soluzioni condivise.
Su quanto accaduto è intervenuto con una nota il Partito Democratico dell’Aquila, rivendicando il proprio sostegno alla rete di solidarietà cittadina e al Movimento Celestiniano, impegnati in prima linea nell’assistenza ai giovani rimasti senza riparo dal freddo.
«C’eravamo anche noi, e ne siamo profondamente orgogliosi», affermano gli esponenti del PD aquilano, ribadendo la disponibilità ad agire sia dentro che fuori dal Consiglio comunale per sostenere le attività di accoglienza. Al centro della presa di posizione democratica c’è la difesa del complesso celestiniano di San Bernardino, definito un “bene essenziale per la città”: un luogo che offre un letto, un pasto caldo e una parola di conforto a chiunque ne abbia bisogno e che, proprio per questo, viene indicato come un bene pubblico da difendere “in ogni modo e in ogni sede”.
Nel mirino del partito finisce l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Pierluigi Biondi e, in particolare, alcune dichiarazioni dell’assessore leghista Francesco De Santis, considerate emblematiche di una destra che, secondo il PD, ostenta una politica della crudeltà a fini di consenso. La mobilitazione cittadina viene indicata come la risposta più efficace a una narrazione giudicata allarmistica e disumanizzante, che descrive poche decine di giovani come un problema di sicurezza e ordine pubblico.
Il Partito Democratico richiama inoltre le responsabilità istituzionali, ricordando che la gestione dell’immigrazione è competenza diretta del Governo attraverso le Prefetture. Un passaggio che si accompagna a una critica all’esecutivo nazionale: da un lato l’approvazione del Decreto flussi più ampio della storia per rispondere alle esigenze di manodopera delle imprese, dall’altro – secondo i dem – l’incapacità di garantire percorsi di accoglienza strutturati dopo lo smantellamento del sistema Sprar, lasciando molte persone senza prospettive e senza assistenza.
Il caso aquilano viene messo a confronto con altre realtà italiane. A Trento, ricordano i democratici, il sindaco ha aperto immediatamente un ricovero pubblico per 24 migranti in difficoltà; a Pescara e Giulianova, entrambe amministrate dal centrodestra, esistono dormitori pubblici per la gestione delle emergenze. A L’Aquila, invece, la richiesta di aprire una struttura simile – avanzata da anni – sarebbe rimasta inascoltata.
Particolarmente grave, secondo il PD, è il rischio che la situazione possa configurare un’ipotesi di omissione di soccorso, considerate le basse temperature e il fatto che i giovani fossero noti e registrati in Prefettura. «È ingiusto – si legge nella nota – che l’onere dell’assistenza venga demandato esclusivamente alle associazioni», mentre sarebbe necessaria una cooperazione stabile e responsabile tra istituzioni e volontariato.
Nel richiamare l’identità storica e simbolica dell’Aquila, “città di Celestino”, il Partito Democratico parla apertamente di “vergogna” e lega il tema dell’accoglienza alla memoria del terremoto: una comunità che ha conosciuto il dolore di perdere tutto, sostengono i dem, non può voltarsi dall’altra parte davanti a chi oggi non ha nemmeno un tetto sotto cui dormire.
La battaglia, assicurano, proseguirà anche sul piano politico e istituzionale, a partire dalla terza commissione consiliare già richiesta sul tema dell’accoglienza. «Non lasceremo un centimetro alla politica della crudeltà», afferma il PD, giudicando inaccettabile che circa 30 ragazzi vengano raccontati come una minaccia mentre, allo stesso tempo, il Comune spende oltre 500mila euro per poche ore di cerimonia inaugurale della Capitale italiana della cultura.
Una posizione netta che riaccende lo scontro politico in città e riporta al centro una domanda cruciale: quale idea di comunità, solidarietà e responsabilità pubblica vuole incarnare oggi L’Aquila.
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