08 Gennaio 2026 - 10:14:23

di Redazione

Sciopero regionale del trasporto pubblico locale, nella giornata di oggi.

la mobilitazione è stata proclamata unitariamente da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Faisa Cisal

Per le corse urbane e per quelle extraurbane, la fascia più delicata è quella compresa tra le 9:00 e le 13:00.

Alla base dello sciopero gli affidamenti e gare con l’avvicinarsi delle scadenze dei contratti di servizio 2026 per le aziende private e 2027 per Tua.

I sindacati sottolineano l’assenza di garanzie su assetto e occupazione oltre che la questione sicurezza, giudicata insufficiente per personale e utenza. I sindacati denunciano infine l’impatto sulle aree interne con un progressivo ridimensionamento dei collegamenti.

Proprio sulle difficoltà della aree interne, il sindaco di Navelli, Paolo Federico precisa come «la politica deve tornare ad ascoltare la popolazione e i territori che sono già alle prese con problematiche serie. Basta con chi rimane trincerato dietro la burocrazia. Prima dell’annuncio dello sciopero fissato per oggi ho messo nero su bianco e invitato l’assessore regionale Roberto Santangelo che si è adoperato per l’attuazione di un tavolo di confronto tra le parti per risolvere la problematica affrontando anche la questione delle aree interessate dall’iniziativa. Stiamo parlando della privatizzazione di 11 corse che riguardano le aree interne. Inoltre, ci siamo rivolti anche al presidente della Tua, Gabriele De Angelis, a cui avevamo chiesto di bloccare, in autotutela, il procedimento di affidamento delle corse ai privati, ma non c’è stata data alcuna risposta e sono convinto che non ci si può trincerare, soprattutto in questi casi, dietro la burocrazia. Sia ben chiaro che l’intervento di cui chiediamo una risoluzione non riguarda il singolo sindaco di Navelli, ma le tante persone, gli autisti, le famiglie e gli altri sindaci firmatari della missiva che di fatto e a loro volta, hanno raccolto le preoccupazioni delle persone e dei lavoratori che temono questa ulteriore privatizzazione».

«Famiglie – aggiunge Federico – che vivono con il rischio concreto di dover cambiare residenza e contribuire in definitiva allo spopolamento delle aree interne almeno che non pensiamo di dover dividere le famiglie per assecondare logiche che, tra l’altro, non tutelano la qualità del servizio. Abbiamo scritto e siamo intervenuti per loro che devono avere delle risposte e meritano di essere trattati con dignità. Bene ha fatto la consigliera regionale Carla Mannetti che ha formalizzato una richiesta al presidente della II commissione per inserire all’ordine del giorno della prossima seduta un focus sulla gestione del trasporto pubblico locale (TPL), con particolare attenzione alle dinamiche di privatizzazione ed esternalizzazione delle corse attualmente operate da Tua. Meno bene gli altri politici a partire da quelli chiamati in causa. Gli stessi che forse sottovalutano il peso della privatizzazione. Un peso che ricadrà, se non saranno presi provvedimenti, sui comuni delle aree interne. Sono convinto che sia anche ora di dire basta con il riempirsi la bocca con parole di attenzione e gestione delle Aree Interne quando poi, nei fatti, sono sempre quest’ultime ad essere sacrificate. Noi non ci stiamo più».

Sullo sciopero indetto dai sindacati dei trasporti su Tua interviene l’ex sottosegretario ai trasporti Camillo D’Alessandro, che nel periodo del governo D’Alfonso varò la nascita di Tua, attraverso la fusione delle ex società pubbliche Gtm, Arpa e Sangritana, a cui furono affidati direttamente i servizi in house, senza gara del trasporto pubblico locale. Riforma che trovò l’approvazione dei lavoratori che con referendum approvarono il nuovo contratto di secondo livello.

«Lo sciopero aiuta a riflettere e chi governa in Regione dovrebbe seriamente fermarsi prima che imploda il servizio universale del trasporto pubblico garantito da una società pubblica, lasciata sana e pronta, e che oggi è a rischio implosione. Il rinnovo dell’affidamento in house non è automatico, anzi per le scelte compiute dall’attuale gestione di Tua e dalla Regione, è a serio rischio. Quando decidemmo di affidare in house a Tua i servizi di traporto pubblico locale per 10 anni, la delibera fu aggredita dai gestori provati che chiedevano le gare. Vincemmo in ogni grado di giudizio. Alla luce delle pressioni dell’Europa sulle gare, alla luce dell’attuale Decreto Concorrenza, si pone lo stesso problema che si pose allora, ma con dei clamorosi nervi scoperti, un assist ai privati che vorranno chiedere le gare: bisogna dimostrare la convenienza dell’affidamento rispetto alle gare, scelta che facemmo noi, a differenza di altre Regioni come la Toscana, che indirono le gare e si trovarono società anche straniere a  gestire il servizio di tpl», afferma D’Alessandro.

«Se pure la legge consente lo strumento delle sub concessioni fino al 20%, ma di fronte ad un nuovo ricorso giudiziario sull’affidamento in house, i privati avranno gioco facile a fare valere un grande argomento: se TUA prende soldi diretti senza gare per il servizio del trasporto pubblico ad un costo a chilometro, poi prende quei soli e parte del servizio lo sub concede ad un costo inferiore ai privati, allora dove sta la convenienza per la Regione di non fare le gare? Durante il mio mandato le subconcessioni erano quelle storiche, compatibili con un sistema di affidamento in house, ora con l’aumento delle subconcessioni è la stessa TUA che autodenuncia se stessa, cioè il servizio può essere garantito a minore prezzo dandolo ai privati, questo è il senso finale della subconcessione. Insomma un gigantesco assist per i ricorsi».

«Ad oggi la Regione non ha ancora chiarito e detto esplicitamente se vuole rinnovare l’affidamento in house o fare le gare. Perché? Se è intenzionata al rinnovo è sicura di poter blindare l’affidamento in house o sta volutamente precostituendo le ragioni per andare alle gare? Se si faranno le gare che fine faranno i lavoratori di Tua e i loro contratti di secondo livello? Come mai tanti giovani che vincono il concorso a TUA dopo poco preferiscono lasciare l’azienda o alcuni non iniziano proprio a lavorarci. Perchè una partecipata di TUA, come Sangritana spa, che produceva utili è stata privatizzata? Si possono rendere pubblici i patti parasociali? Esattamente quale è il disegno?», conclude.

Sulla questione intervengono anche i consiglieri Il Movimento 5 Stelle Abruzzo Erika Alessandrini e Francesco Taglieri, che esprimono pieno e convinto sostegno allo sciopero dei lavoratori della Tua.

«La mobilitazione nasce da criticità strutturali ormai evidenti, che non possono più essere archiviate come episodi isolati o rivendicazioni di categoria – dichiarano Alessandrini e Taglieri – Al contrario, lo sciopero mette in luce una crisi profonda del modello di gestione del trasporto pubblico regionale, frutto di scelte politiche che negli ultimi anni hanno progressivamente indebolito il ruolo pubblico di TUA. Quella dei lavoratori non è una protesta strumentale, ma una presa di responsabilità perché oggi TUA è schiacciata tra esternalizzazioni crescenti, sub-affidamenti, mancanza di una visione industriale e decisioni assunte senza un reale confronto con chi garantisce ogni giorno il servizio».

Per i consiglieri M5S, «le organizzazioni sindacali denunciano una serie di problemi concreti e documentati: assenza di trasparenza nelle scelte gestionali, riduzione e riorganizzazione dei servizi senza un piano complessivo, penalizzazione delle aree interne, criticità sulla sicurezza, difficoltà della divisione ferroviaria e un clima di crescente incertezza per i lavoratori. Tutto questo mentre agli utenti viene chiesto di accettare un servizio sempre più frammentato e meno affidabile. È evidente che la Regione non sta esercitando fino in fondo il proprio ruolo di indirizzo e controllo su una società partecipata strategica. Tua non può essere trattata come un problema da scaricare sul mercato, né come una semplice voce di costo da comprimere. È uno strumento pubblico essenziale per garantire mobilità, equità territoriale e diritti».

«A rendere ancora più evidente la profonda gravità della questione è il fatto che anche all’interno della stessa maggioranza regionale emergano perplessità e richieste di chiarimento sulle politiche di esternalizzazione e sulla tenuta complessiva del sistema del trasporto pubblico locale. Un segnale politico che conferma come la gestione attuale stia generando più problemi che soluzioni. Quando persino chi sostiene la Giunta avverte la necessità di aprire una discussione urgente – sottolineano Alessandrini e Taglieri – significa che la linea seguita finora non è sostenibile. Continuare su questa strada vuol dire indebolire definitivamente una delle principali società pubbliche della Regione e compromettere il diritto alla mobilità di migliaia di cittadini».

Il Movimento 5 Stelle annuncia un’iniziativa istituzionale a supporto dei lavoratori: «Dopo aver già svolto un approfondito lavoro di accesso agli atti, presenteremo atti ispettivi e una richiesta di audizione urgente in Consiglio regionale dei sindacati e dei vertici aziendali per fare piena luce sulle scelte compiute, su sub-affidamenti e esternalizzazioni potenzialmente improprie e avviare un confronto serio su una strategia industriale pubblica per TUA. Il M5S sarà al fianco dei lavoratori e degli utenti perché il trasporto pubblico non è una concessione, ma un diritto che la Regione ha il dovere di garantire».

Anche il Partito Democratico Abruzzo ha risposto con presenza e con un pieno e convinto sostegno allo sciopero regionale.

«La mobilità regionale non può continuare a essere governata con improvvisazione, privatizzazioni striscianti e scaricabarile sui lavoratori – così il segretario Daniele Marinelli –. Serve una nuova governance, una strategia industriale chiara per TUA, carichi di lavoro sostenibili, turni dignitosi, sicurezza e servizi equi per tutti i territori. Siamo e saremo al fianco dei lavoratori e dei sindacati, perché senza ascolto e senza diritti non c’è futuro per il trasporto pubblico abruzzese. Il fatto che oggi anche esponenti della maggioranza del presidente Marsilio chiedano una discussione in Commissione su privatizzazioni ed esternalizzazioni delle corse TUA nelle aree interne conferma che la situazione è grave e fuori controllo. Ma non basta prenderne atto: questa destra governa la Regione da anni ed è direttamente responsabile delle scelte, o delle non scelte, che hanno portato allo sciopero. Il trasporto pubblico non è un costo da comprimere, è un presidio sociale, economico e civile».

«Il 2026 per i trasporti abruzzesi si apre esattamente come si era chiuso il 2025: con uno sciopero – sottolineano i consiglieri regionali Silvio Paolucci, Antonio Blasioli, Antonio di Marco, Dino Pepe, Pierpaolo Pietrucci e Sandro Mariani –. Come Partito Democratico chiederemo formalmente la convocazione urgente delle Commissioni consiliari competenti e nonché la Conferenza dei Capigruppo. Il confronto va portato nelle sedi istituzionali, perché in questi mesi è stato completamente assente. Se questo Governo regionale non è stato capace di aprire un dialogo serio con sindacati e lavoratori, lo faremo noi, perché quello di oggi si inserisce in una lunga scia di mobilitazioni che dura da mesi e ad oggi dall’azienda e dalla politica regionale non ha avuto alcuna risposta, nonostante il trasporto pubblico rappresenti la seconda voce di spesa del bilancio regionale dopo la sanità. Da tempo denunciamo l’assenza totale di un confronto vero tra la Regione e le parti sociali, mancato, nonostante le procedure prefettizie di raffreddamento dello stato di agitazione non è stato aperto alcun tavolo strutturato e quando l’occasione di confronto c’è stata, si è trasformato in un muro di gomma. Una governance sorda che ha scelto di non ascoltare lavoratori e sindacati mentre procedeva su sub-affidamenti, esternalizzazioni e privatizzazioni mascherate, indebolendo TUA come azienda pubblica in house e peggiorando il servizio. La questione – concludono i consiglieri regionali – riguarda anche il futuro dell’azienda: il contratto di servizio con TUA scade a fine 2027 e la Giunta regionale non ha chiarito quale strategia intenda adottare. Nel frattempo si moltiplicano sub-concessioni a operatori privati, si indebolisce la divisione ferroviaria e si alimentano ipotesi di affidamento ai privati, con il peggioramento dei servizi e l’incertezza per i lavoratori a discapito della sicurezza di lavoratori e utenti e delle aree interne, dove i tagli alle corse e ai collegamenti aggravano lo spopolamento e violano di fatto il diritto alla salute e allo studio».

«Lo sciopero riguarda anche gli utenti – sottolinea Saverio Gileno dei GD – a partire da giovani e studenti che ogni giorno utilizzano il trasporto pubblico per andare a scuola, all’università e al lavoro. Il problema non è solo delle condizioni di lavoro, ma di un servizio che non funziona. Per questo i Giovani Democratici sostengono la mobilitazione e rilanciano proposte concrete: il biglietto unico regionale ABRU per un sistema integrato, agevolazioni strutturali per studenti e aree interne e un vero servizio di trasporto notturno. Quello sperimentato a Capodanno non può essere uno spot: il trasporto notturno ha già funzionato negli anni passati sulla costa tra Pescara e Francavilla e deve tornare tutto l’anno come strumento di sicurezza e diritto alla mobilità».

«Auspichiamo che la mobilitazione sindacale, oltre a essere l’occasione di sottolineare e discutere delle esigenze e delle rivendicazioni dei lavoratori, sia anche l’opportunità per una riflessione sul trasporto pubblico nella nostra regione», dichiara Angelo Radica, presidente di ALI Abruzzo, nel giorno dello sciopero del trasporto pubblico locale.

Radica dichiara che «in molti casi le preoccupazioni e le richieste dei lavoratori sono anche quelle dei sindaci, e vale soprattutto per quello che riguarda i piccoli centri in special modo delle aree interne, dove il trasporto pubblico più che un servizio è spesso un baluardo irrinunciabile che assicura connessioni vitali e garantisce diritti. Per noi nelle aree interne dovrebbe essere gratuito, e condividiamo perciò l’allarme, e innalziamo la guardia, sulla questione all’attenzione anche istituzionale della privatizzazione e della esternalizzazione delle corse. Riteniamo che per quei territori sia necessario un approccio esattamente opposto, che preveda l’istituzione di un ventaglio di interventi, politiche stabili e strutturali utili a favorire la coesione territoriale mantenendo i servizi. In questa ottica, il trasporto pubblico gratuito per una porzione ampia d’Abruzzo è un possibile, utile contributo».