09 Gennaio 2026 - 09:26:33

di Martina Colabianchi

Dopo giorni di botta e risposta tra sindacati e Assessorato alle Attività produttive della Regione Abruzzo sulla nuova agenzia Aral, è stato ufficialmente proclamato lo stato di agitazione del personale dei Centri per l’Impiego.

A comunicarlo sono il segretario generale Fp Cgil Luca Fusari, il segretario generale Cisl Fp Abruzzo Molise Vincenzo Mennucci e il coordinatore regionale Uil Fpl Enti Locali Alfiero Di Giammartino, a margine di un’assemblea in Regione che ha coinvolto circa 200 lavoratori.

Al centro del confronto, l’emendamento approvato nella serata del 30 dicembre durante la votazione del Bilancio della Regione Abruzzo, che ha stralciato un articolo fondamentale della legge istitutiva di Aral, cancellando per i lavoratori assunti per il potenziamento dei Cpi la possibilità di scegliere se rimanere alle dipendenze della Regione Abruzzo o transitare in Aral.

«Si tratta di una decisione grave e politicamente inaccettabile, assunta senza alcun confronto preventivo con le organizzazioni sindacali, che incide pesantemente su diritti, tutele e prospettive professionali di centinaia di lavoratori», scrivono i sindacati.

Sindacati e lavoratori ritengono che questo sia «il momento maturo, responsabile e necessario per intraprendere una mobilitazione. Nella fase iniziale dell’iter legislativo, – spiegano – il testo del disegno di legge non presentava le garanzie oggi previste, in particolare sotto il profilo del riconoscimento dei diritti giuridici ed economici del personale. In quel contesto, uno scontro frontale avrebbe comportato un rischio elevatissimo: quello di compromettere definitivamente il riconoscimento delle legittime istanze dei lavoratori nell’articolato della norma».

«Oggi, invece, quelle garanzie sono state conquistate anche grazie a un atteggiamento sindacale responsabile ma vigile, e proprio per questo non possono essere rimesse in discussione con colpi di mano dell’ultima ora. Quanto accaduto il 30 dicembre rappresenta una rottura profonda del patto di fiducia che deve regolare le relazioni sindacali e istituzionali: un atto che alimenta fondati dubbi sulla volontà della Regione di garantire una gestione trasparente, corretta e condivisa dei processi che riguardano il lavoro pubblico. Se ciò è accaduto una volta, può accadere di nuovo. A questo punto occorre rimettere in discussione l’intera istituzione dell’Aral».

«Per queste ragioni, lo stato di agitazione oggi rappresenta un tentativo necessario a difesa della certezza del diritto e del rispetto del confronto democratico. I lavoratori – concludono i sindacati – attendono ora risposte chiare e vincolanti dal tavolo che si aprirà in Prefettura e dichiarano fin da ora la disponibilità a proseguire e intensificare la mobilitazione fino a quando non saranno ripristinate le condizioni di certezza, tutela e rispetto dovute».

«Una protesta seria, fondata e responsabile, che il Partito Democratico sostiene dal primo momento con forza e senza ambiguità: abbiamo dichiarato subito la nostra avversità e di certo agli abruzzesi l’ARAL non porterà nulla di buono se questo è il trattamento riservato ai lavoratori», dichiarano il segretario regionale Pd Daniele Marinelli con Monia Pecorale, responsabile Lavoro della Segreteria del Pd Abruzzo e i consiglieri Silvio Paolucci e Antonio Blasioli che in Consiglio regionale hanno trattato la questione.

«Le lavoratrici e i lavoratori dei Cpi hanno dei diritti violati, ma hanno dimostrato in questa vicenda un grande senso di responsabilità, contribuendo a rafforzare i servizi pubblici per il lavoro anche in una fase complessa come quella post-pandemica – sottolineano Daniele Marinelli e Monia Pecorale –. Proprio grazie a un atteggiamento sindacale serio e vigile e al lavoro dei nostri consiglieri regionali erano state conquistate garanzie importanti sul piano giuridico ed economico, oggi rimesse in discussione da un atto unilaterale della Regione. È evidente che, a questo punto, come denunciano i sindacati, occorre rimettere in discussione l’intera operazione Aral. Il Pd Abruzzo è e sarà al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori dei CPI e delle organizzazioni sindacali, consideriamo lo stato di agitazione è una risposta legittima a una gestione opaca e autoritaria dei processi decisionali. Dove la pubblica amministrazione è messa nelle condizioni di funzionare bene, tutta la società ne beneficia. È questa la strada da seguire: confronto vero, rispetto dei diritti, politiche attive del lavoro credibili. Non scorciatoie né riforme calate dall’alto per alimentare interessi che non sono quelli dei lavoratori e della comunità».

«Siamo di fronte a una decisione grave e politicamente inaccettabile oltre che unica – sottolineano i consiglieri Silvio Paolucci e Antonio Blasioli – assunta con un vero e proprio colpo di mano nel corso della discussione sul Bilancio regionale, attraverso l’emendamento Verrecchia approvato il 30 dicembre scorso. Uno stralcio che cancella per i lavoratori assunti per il potenziamento dei Cpi la possibilità di scegliere se restare alle dipendenze della Regione o transitare in Aral, incidendo pesantemente su diritti, tutele e prospettive professionali, cancellando anche tutti i passi avanti fatti grazie alla nostra mediazione in Consiglio. Questo colpo di mano tradisce un dialogo istituzionale tra la maggioranza e le forze di opposizioni, un dialogo che aveva garantito la scelta ai lavoratori e la nascita di questa nuova agenzia. Non si era mai verificato che una legge scritta assieme, almeno nelle parti della tutela dei dipendenti, fosse rimessa in discussione in un Consiglio regionale ad opera di una parte, con un emendamento presentato alla chetichella nella sessione di bilancio. Il tutto, cosa gravissima, senza alcun confronto preventivo con le parti sociali, rompendo il patto di fiducia che dovrebbe regolare le relazioni sindacali e istituzionali. Una scelta sbagliata nei tempi perché arriva in una fase in cui agli abruzzesi vengono chiesti sacrifici pesantissimi, tra aumento delle tasse, tagli ai servizi e una sanità in profonda difficoltà. Ed è sbagliata nei modi, perché alimenta incertezza, divisioni tra lavoratori e il sospetto concreto che ARAL rischi di diventare l’ennesima struttura senza visione, una scatola vuota che produce vantaggi solo per pochi ruoli apicali, com’è accaduto per l’Arap nella triste fusione voluta dall’assessora Magnacca».

«Non serve istituire una nuova Agenzia per migliorare le politiche attive del lavoro – ribadiscono gli esponenti Pd –. Serve invece valorizzare il personale esistente, rafforzare davvero i Centri per l’Impiego, investire su formazione, strumenti e organizzazione dei servizi per rendere efficace l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Così come è inaccettabile tentare di mettere i lavoratori pubblici contro quelli in cassa integrazione, in particolare nel settore automotive: una contrapposizione artificiosa e strumentale che serve solo a nascondere l’assenza di politiche industriali regionali e nazionali. Ricordiamo che il Governo Meloni ha tagliato l’80% dei fondi destinati all’automotive, contribuendo all’esplosione della crisi».