09 Gennaio 2026 - 19:29:00

di Tommaso Cotellessa

È stato pubblicato il tanto atteso bando finanziato con fondi Restart per sostenere i progetti legati a L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, un passaggio che sulla carta dovrebbe favorire la partecipazione anche delle realtà culturali più piccole del territorio. Ma secondo il Partito democratico dell’Aquila, l’impianto complessivo della programmazione delle risorse presenta forti criticità e una marcata disparità di trattamento tra i diversi filoni di finanziamento.

Nel mirino del Pd finisce in particolare il confronto tra il Filone A e il Filone B2. Il primo, destinato a soggetti culturali strutturati e già riconosciuti dal Ministero della Cultura, prevede un cofinanziamento minimo del 20% e contributi proporzionati alla dimensione dei progetti, con una dotazione complessiva di 900mila euro. Il secondo, invece, è rivolto alle piccole associazioni e alle organizzazioni non profit del territorio e mette a disposizione complessivamente 325mila euro, imponendo però un cofinanziamento del 50% a fronte di un contributo massimo di 15mila euro per progetto.

Una scelta che, secondo i dem aquilani, rischia di trasformarsi in un ostacolo insormontabile per le realtà più fragili. «Questa impostazione – denunciano – costringe le associazioni più piccole ad anticipare risorse economiche rilevanti, esponendole a un rischio finanziario sproporzionato e spesso insostenibile». A questo si aggiunge un ulteriore elemento critico: gli obblighi burocratici e di rendicontazione richiesti sarebbero sostanzialmente gli stessi previsti per i grandi soggetti, senza che le piccole associazioni possano contare su analoghe strutture organizzative e finanziarie.

Il risultato, secondo il Pd, è un sistema che «anziché favorire un accesso equo alle risorse pubbliche e sostenere il tessuto culturale locale, rischia di escludere proprio le realtà più radicate nel territorio», vanificando l’obiettivo dichiarato di un coinvolgimento diffuso della comunità.

Una critica che assume un chiaro significato politico. Per il Partito democratico dell’Aquila, questa scelta confermerebbe «la mancata volontà dell’Amministrazione di far partecipare e coinvolgere davvero il tessuto culturale diffuso», oltre a evidenziare una programmazione definita «tardiva e superficiale», che potrebbe compromettere non solo i singoli progetti ma l’intera manifestazione e i suoi effetti sul territorio.

Pur ribadendo il valore strategico di L’Aquila 2026 come grande opportunità per la città e l’area circostante, il Pd sottolinea di aver sempre chiesto di poter contribuire in modo attivo, «arricchendo e rafforzando» il percorso verso l’appuntamento del 2026. Proprio per questo, spiegano i firmatari della nota, «con lo spirito di chi vuole risultati concreti», si sentono in dovere di denunciare quella che definiscono «la visione miope di un’Amministrazione di destra che prende decisioni in solitudine, sbilanciata sulle grandi istituzioni e senza un reale coinvolgimento del territorio».

L’obiettivo dichiarato è evitare che L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 si trasformi in «una grande occasione mancata».