10 Gennaio 2026 - 18:08:18
di Martina Colabianchi
La città dell’Aquila, nota per le sue gelide temperature invernali, non si è ancora dotata di un cosiddetto “piano freddo“, cioè un protocollo di emergenza rivolto alle persone senza fissa dimora.
Non si tratta solo di offrire un posto dove dormire, ma di una vera e propria rete tra istituzioni, Protezione Civile e terzo settore per prevenire problematiche di salute ed offrire, quindi, assistenza sanitaria e presenza costante per chi ha bisogno.
Il peso dell’assenza di un piano freddo nel capoluogo si è fatta notevolmente sentire in questi giorni, quando circa una trentina di migranti sono stati costretti a dormire all’addiaccio per diverse notti prima di essere ospitati, non senza un duro scontro politico, negli spazi della Mensa di Celestino. Ma quello che chiede gran parte del mondo associativo della città, insieme alle opposizioni in Consiglio comunale, è una risoluzione strutturale del problema. In concreto, un dormitorio pubblico.
«Nel 2025 abbiamo cercato di fare ulteriori commissioni e di confrontarci con l’assessore Tursini sul tema, ma non si è presentata e non si è riusciti ad avere un confronto costruttivo – ha spiegato il consigliere comunale Paolo Romano -. Sulle fragilità sociali L’Aquila non ha punti di merito da rivendicare. Pescara invece, anche quest’anno, ha un piano del freddo che va ad aiutare in termini di solidarietà i senza fissa dimora, un piano che prevede 80mila euro, una programmazione dei giorni più freddi e che riesce anche quest’anno a fornire le risposte che occorrono al cittadino. Io credo che in questa città, piuttosto che andare a privilegiare gli aspetti comunicativi e i risultati delle proprie pagine social, si dovrebbe affrontare il tema della fragilità sociale, il tema delle politiche sociali che nella città dell’Aquila continuano a rimanere indietro».
«Avere un dormitorio pubblico deve essere visto prima di tutto come un fatto di umanità verso chi ha bisogno, ma anche come un vantaggio per la sicurezza: sapere che c’è un luogo in cui poter ospitare delle persone significa anche poterle controllare ed intervenire in caso di bisogno. Cosa diversa di ciò che accade in città, dove ci si deve arrangiare come si può. Stiamo provando a chiederlo in tutti i modi, proveremo a farlo nuovamente. Noi vogliamo che la città dell’Aquila, capitale della cultura, sia anche capitale della solidarietà – conclude Romano -, e che possa portare in seno alle politiche proprie di un Comune capoluogo delle politiche sociali giuste che servono a tutti i cittadini».
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