10 Gennaio 2026 - 12:28:38
di Vanni Biordi
La maldicenza come arte. O meglio, l’arte che racconta la maldicenza. Trentaquattro artisti hanno accettato la sfida di interpretare con pennelli e colori una delle tradizioni più particolari dell’Aquila: la critica agnesina, quella che ogni anno accompagna i festeggiamenti per Sant’Agnese. La presentazione della mostra si è tenuta oggi nella hall dell’Hotel Castello, in piazza Battaglione Alpini. Un’occasione per scoprire come la satira popolare possa diventare linguaggio visivo.
Il concorso si chiama “Gli artisti per Sant’Agnese”. È la seconda edizione. L’organizzazione è de “L’Arte in Bottega”, nell’ambito del 21° Festival della critica sincera e costruttiva “Il Pianeta Maldicenza”. Un festival che dura da ventuno anni e che ha fatto della battuta pungente una forma di identità cittadina. Quest’anno il tema è stato affidato ai pittori. Il risultato è una galleria di visioni diverse, dove la tradizione incontra l’interpretazione personale.

I partecipanti arrivano da esperienze e stili differenti. Ci sono artisti affermati come Roshy Amindari, Raffaella Capannolo, Antonella Centi. Ci sono nomi noti nel panorama locale: Flora Chiaverini, Giuliana Cicchetti Navarra, Arianna Cozza. E poi Maurizio D’Armi, Gabriella Del Pinto, Ernesto Di Nardo, Mirella Di Raffaele. L’elenco è lungo e variegato. Anna Rita Felici, Valeria Ferrarese, Anna Maria Galterio, Ornella Giampietro. Ancora: Elena Ianni, Vera Lorenzetti, Maria Gabriella Ludovici, Daniela Manelli Trionfi. I fratellini Margiotta portano il segno della collaborazione familiare. Carla Marinelli, Valter Mattei, Maria Rita Maurizi aggiungono personalità diverse.

Non mancano gli artisti internazionali. Svetlana Nikitina porta uno sguardo esterno sulla tradizione aquilana. Florin Pantiru fa lo stesso. Accanto a loro, Amelia Palumbo, Franca Pasqualone, Adriana Petrella, Paolo Pietraforte. E ancora Patrizia Prospitti, Laura Rosati, Renato Salvatore. Mimmo Tunno e Sandra Tiberti completano il quadro degli adulti. Patrizia Vespaziani chiude l’elenco degli artisti individuali.
C’è però un gruppo che merita attenzione particolare. I ragazzi del centro diurno APTDH hanno partecipato con opere collettive. La loro presenza dimostra come l’arte possa essere inclusiva. E come la maldicenza, intesa come critica costruttiva, non sia appannaggio di pochi ma patrimonio di tutti.

L’appuntamento clou sarà il 21 gennaio. All’Auditorium del Parco si terrà la cerimonia di premiazione. Il momento più atteso è la consegna del Palio di Sant’Agnese. Non va all’artista, ma alla congrega abbinata all’opera vincitrice. Un meccanismo che lega arte e comunità, pittura e appartenenza territoriale. Le congreghe aquilane sono storicamente legate ai quartieri. Ogni anno si sfidano con componimenti satirici. Ora anche con l’arte visiva.
I premi individuali sono quattro. Il primo è l’Agnesino 2026 “Ludovico Nardecchia”. Il nome ricorda una figura importante della cultura locale. Il secondo è il premio “Luigi Marra”, dedicato a un altro protagonista della storia artistica aquilana. C’è poi la sezione Giovani, con il premio “Luciana Cucchiella”. Infine il premio “Franco Villani”, che chiude la terna dei riconoscimenti intitolati a personalità scomparse.

La maldicenza agnesina ha radici antiche. Non è offesa gratuita. È critica sociale fatta con ironia. Colpisce vizi e difetti senza risparmiare nessuno. I potenti, i politici, i cittadini comuni. Tutti possono diventare bersaglio. Ma sempre con una regola: la critica deve essere intelligente, mai volgare. Deve far ridere e far pensare. Il festival la celebra da ventuno anni. Ora anche la pittura si aggiunge alla tradizione letteraria.
Le opere in mostra interpretano questo spirito. Alcune sono figurative, altre astratte. Alcune usano la satira grafica, altre il simbolismo. Ogni artista ha trovato il proprio modo di raccontare la maldicenza. Il risultato è un mosaico di stili che riflette la complessità della tradizione stessa.
L’inaugurazione della mostra anticipa di qualche giorno la festa vera e propria. Permette al pubblico di vedere le opere, di giudicarle, di commentarle. Anche questo fa parte della maldicenza: il dialogo, il confronto, la discussione. L’arte diventa occasione di partecipazione. E la critica si fa creativa.
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