12 Gennaio 2026 - 19:42:34

di Redazione

Il granulato è l’unico formato praticabile per molte persone che non possono assumere compresse o capsule, ma “è attualmente introvabile nelle farmacie italiane”.

A lanciare l’allarme sulla carenza, a livello nazionale, di un farmaco essenziale per pazienti adulti con epilessia e disturbi dello spettro autistico è l’associazione Autismo Abruzzo che, in una nota, «denuncia con fermezza la gravissima situazione» e sostiene l’urgenza di «soluzioni immediate».    

«Il Depakin Chrono 500 mg in granulato è introvabile nelle farmacie italiane – dichiara Dario Verzulli, presidente dell’associazione – e la sospensione della terapia può provocare pericolose ricadute cliniche, con rischio per la vita e la stabilità dei pazienti. Le alternative non rispondono ai bisogni di molte persone autistiche e/o in situazioni di disabilità complesse: le compresse risultano spesso impossibili da deglutire; lo sciroppo ha un gusto frequentemente rifiutato; le bustine da 750 mg non consentono dosaggio corretto per chi necessita di quantità inferiori». 

Per Verzulli non si tratta di «semplice difficoltà organizzativa. È un rischio clinico concreto, che costringe le famiglie a soluzioni improvvisate e a una gestione quotidiana carica di ansia e incertezza. Nonostante Sanofi abbia comunicato ad Aifa le difficoltà di produzione, la risposta istituzionale tarda ad arrivare, lasciando pazienti vulnerabili senza continuità terapeutica».

L’appello di Autismo Abruzzo è dunque alla casa farmaceutica che peraltro, fa sapere la stessa associazione, ha informato che la «ridotta disponibilità del medicinale è dovuta a limitata capacità produttiva presso il sito di fabbricazione del prodotto finito».

Alla Sanofi si chiede di «garantire immediatamente la distribuzione del granulato o attivare l’importazione straordinaria»; all’Aifa si chiede di «facilitare l’accesso immediato alle procedure di importazione per i pazienti che ne hanno bisogno; alle istituzioni regionali e sanitarie di coordinare interventi rapidi per garantire la continuità terapeutica».