14 Gennaio 2026 - 17:03:29
di Martina Colabianchi
Continua a far discutere a L’Aquila il nuovo regolamento comunale sulla compartecipazione ai servizi sociali, operativo dal mese di febbraio, che prevedrà una partecipazione alla spesa fino al 30% del costo dei servizi.
Definito dalle opposizioni un salasso per le famiglie, l’assessore alle Politiche sociali Manuela Tursini ha parlato di un «atto dovuto» per recepire le direttive della Regione Abruzzo e uniformare l’accesso ai servizi sul territorio, sottolineando che «in altre realtà è prevista una compartecipazione pari al 100%». In suo sostegno è intervenuto anche il capogruppo di L’Aquila Protagonista Alessandro Maccarone, che ha parlato di «allarmismi e narrazione falsata», specificando che tutti i cittadini con Isee fino a 8.000 euro continuano ad accedere ai servizi gratuitamente e che, per le fasce successive, la compartecipazione cresce in modo lineare e proporzionato.
Ma esprime «forte preoccupazione» il Coordinamento delle associazione delle persone con disabilità dell’Aquila, che chiede un incontro urgente proprio con l’assessore Tursini e l’amministrazione comunale.
«Definire questa misura un “atto dovuto” non può e non deve diventare un alibi politico e morale – scrivono in una nota -. Per le persone con disabilità e per le loro famiglie, la compartecipazione fino al 30% del costo dei servizi non è un dato astratto, ma un ulteriore, concreto fattore di impoverimento. È l’ennesimo tassello che si aggiunge a un quadro già segnato da costi elevatissimi legati alla disabilità: assistenza personale, ausili, terapie, adattamenti dell’abitazione, trasporti, farmaci e spese indirette che l’ISEE spesso non riesce a rappresentare in modo reale e completo».
«Parlare di “equità” senza considerare il peso specifico della disabilità rischia di produrre l’effetto opposto: colpire proprio chi vive una condizione strutturalmente più fragile. Una compartecipazione anche “limitata” al 30%, ma anche meno, può significare, per molte famiglie, dover rinunciare a servizi fondamentali o scivolare sotto la soglia della dignità economica. Questo non è rispetto delle fragilità, è uno spostamento del carico economico sulle spalle di chi già paga un prezzo altissimo in termini personali, familiari e sociali».
«Preoccupa inoltre – continuano – il messaggio culturale che passa: invece di rafforzare il welfare pubblico e cercare soluzioni strutturali, si sceglie di “battere cassa” proprio sulle persone più deboli. Le risorse, quando c’è una reale volontà politica, si trovano. Esistono margini di discrezionalità, strumenti di compensazione, fondi integrativi, priorità di bilancio che possono e devono essere orientati alla tutela delle persone con disabilità, non al loro ulteriore sacrificio».
Il Coordinamento ritiene «grave che, mentre si chiede alle famiglie di contribuire economicamente ai servizi sociali, manchino ancora risposte tempestive e coerenti su altri fronti essenziali. Il rischio è quello di una progressiva erosione dei diritti, mascherata da applicazione tecnica delle norme».
Per queste ragioni, si chiede un incontro urgente e immediato «al fine di aprire un confronto serio e responsabile e individuare soluzioni alternative che non scarichino i costi del welfare sulle persone con disabilità e sulle loro famiglie. La disabilità non può essere trattata come una voce di bilancio da riequilibrare. È una questione di diritti, di giustizia sociale e di civiltà. Su questo terreno non sono accettabili scorciatoie né narrazioni rassicuranti che ignorano la realtà quotidiana di migliaia di cittadini», concludono.
Stefano Albano (Pd): «Subito convocazione della III commissione»
A raccogliere la denuncia del Coordinamento delle associazioni delle persone con disabilità è il Pd dell’Aquila che, in una nota del capogruppo in Consiglio comunale Stefano Albano, chiede la convocazione della III commissione con l’audizione dell’assessore comunale alle Politiche sociali, Manuela Tursini, del sindaco Pierluigi Biondi, del dirigente comunale competente e di un rappresentante delle associazioni, «per chiarire quali sono le reali determinazioni dell’amministrazione rispetto alla compartecipazione al costo dei servizi sociali e garantire il confronto con i rappresentanti dell’utenza».
«La scelta del Comune rischia di impoverire ulteriormente le famiglie in cui è presente una persona con disabilità – rileva Albano – che, è bene ricordare, sono già sottoposte a esborsi non indifferenti per sostenere l’assistenza personale, gli ausili, le terapie, per adeguare l’abitazione, senza contare i trasporti e i farmaci».
«In una città in cui ci si riempie la bocca di inclusività – anche se solo in linea teorica come dimostra il recente dibattitto attorno alla Mensa di Celestino e al centro di accoglienza di Piazza d’Armi – riteniamo sia doveroso che ci sia un dialogo concreto ed efficace con la rete delle associazioni, per indurre l’amministrazione a un ripensamento sulla compartecipazione ai servizi sociali – conclude Albano – l’ente ha la possibilità, oltre che il dovere morale, di trovare fonti alternative per finanziare il welfare, diverse dal mettere le mani in tasca alle persone con disabilità».
Simona Giannangeli (L’Aquila coraggiosa): «Tutela famiglie in difficoltà non è una priorità»
«Ancora una volta la tutela delle famiglie più in difficoltà sembra non essere una priorità per chi governa la città dell’Aquila. Da febbraio infatti il Comune aumenterà la tassa di compartecipazione ai servizi sociali e sociosanitari, una decisione che – come ribadito in precedenza – avrà effetti negativi su molte famiglie aquilane. Il provvedimento contrasta a pieno lo stesso regolamento regionale utilizzato per giustificare l’aumento, poiché nel testo viene specificato che i Comuni possono decidere di coprire, in maniera totale o parziale, la quota di compartecipazione delle cittadine e dei cittadini se ciò non comporta squilibri nel bilancio. Considerando che il Comune dell’Aquila proprio poche settimane fa è stato tra i primi in Italia ad approvare il bilancio comunale, vantandosi anche di avere i conti perfettamente in ordine, è evidente come questo aumento, se solo ci fosse stata la volontà, si sarebbe potuto evitare».
E’ il commento della consigliera comunale Simona Giannangeli.
«Proprio per questo presenterò una richiesta di convocazione della terza Commissione Consiliare per approfondire la vicenda, chiedendo anche l’audizione delle associazioni e dei sindacati del territorio, di rappresentanti dei nuclei familiari interessati, dell’Assessora alle Politiche Sociali Manuela Tursini, del Dipartimento Territoriale della Asl e della Direzione Sanitaria Aziendale. L’obiettivo è, chiaramente, fermare questa scellerata scelta, cercando soluzioni alternative e riportando al centro del discorso la tutela delle cittadine e dei cittadini. Come consigliera comunale di opposizione, insieme a tutto il gruppo politico di L’Aquila Coraggiosa, continuerò a monitorare non solo questa vicenda, ma l’intera riorganizzazione della sanità territoriale», conclude.
Paolo Romano (L’Aquila nuova): «Si fa pagare un servizio che riguarda i più fragili»
«Al di là delle ricostruzioni strumentali e delle accuse di propaganda, sul tema della compartecipazione ai servizi sociali e sociosanitari esistono almeno tre verità che Tursini e Maccarone continuano a nascondere», afferma il consigliere Paolo Romano.
«La prima verità è cristallina e accecante nella lettura dei fatti: si è scelto di far pagare un servizio che riguarda i più fragili. Inutile buttarla sul politichese quando questa scelta ha provocato la contrarietà aperta anche delle famiglie aquilane e delle associazioni che ogni giorno si occupano di disabilità e politiche sociali. Famiglie che subiscono una doppia penalizzazione: da un lato servizi spesso insufficienti, dall’altro l’introduzione di una quota di compartecipazione che grava ulteriormente sui loro bilanci. Cercherò di spiegarlo ancora una volta: l’obbligatorietà del recepimento del regolamento regionale non esclude la copertura parziale o totale nelle quote di compartecipazione da parte del Comune. Comune che vanta un bilancio definito “florido” proprio dalla maggioranza al suo governo».
«La seconda verità riguarda quanto avvenuto in Consiglio comunale. Maccarone ricorda male, o fa finta di ricordare male, ma i fatti sono pubblici e verificabili da chiunque. L’opposizione ha espresso una contrarietà in commissione in ben due sedute e ha presentato emendamenti, solo in parte accolti, e uno specifico ordine del giorno che però, dopo mesi, ancora non viene discusso in aula. Eppure da giugno ad oggi c’erano mesi sufficienti per farlo, programmando le risorse necessarie. Questo è il dato politico: la mancanza di volontà della maggioranza di discutere e poi intervenire su una scelta che evidentemente ritengono giusta, quella di far pagare le famiglie che accedono a questi servizi. La terza verità riguarda il metodo. Risulta infatti sospesa la Commissione consiliare sulle politiche della disabilità, ferma al 2023. È singolare invocare il confronto istituzionale quando uno degli strumenti principali di approfondimento e partecipazione non viene usato. Forse Maccarone e Tursini dovrebbero smetterla di usare il presidente della commissione Frullo come paraninfo e affrontare seriamente il tema nelle sedi deputate dimostrando, con atti concreti e non con dichiarazioni, da che parte si intende stare».
«In ogni caso bisogna assumersi la responsabilità delle scelte fatte, dire con chiarezza perché non si sono utilizzati tutti gli strumenti disponibili per tutelare le famiglie più fragili e non ridursi a usare aforismi di Erasmo da Rotterdam per sdegnare un confronto franco e aperto. Febbraio è vicino, ma il tempo per cambiare rotta non è ancora scaduto, basterebbe mettersi a lavoro», conclude.
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