15 Gennaio 2026 - 17:55:43
di Vanni Biordi
Il cratere sismico del 2009 prova a ripartire pedalando. O camminando. L’idea è questa: prendere gli antichi tratturi della transumanza, quei sentieri che per secoli hanno attraversato l’Abruzzo seguendo il passo delle greggi, e trasformarli in infrastrutture moderne. Ciclovie, cammini, percorsi organizzati. Per far tornare la gente, creare economia, tenere in vita i borghi.
Se ne è parlato a Palazzo Margherita, a L’Aquila. Un convegno che ha messo intorno allo stesso tavolo sindaci, assessori regionali, presidenti di parchi, operatori turistici. Tutti d’accordo su un punto: i territori interni hanno bisogno di progetti concreti. E il turismo lento può essere la risposta.
Il progetto pilota si chiama Ciclovie della Transumanza. Otto comuni lo portano avanti: Cugnoli (che coordina), Brittoli, Bussi sul Tirino, Capestrano, Civitella Casanova, Montebello di Bertona, Popoli Terme e Torre de’ Passeri. Province di Pescara e L’Aquila. Finanziamento: Pnrr. L’obiettivo è costruire un percorso ciclabile che attraversi questi territori seguendo le antiche vie della pastorizia.
Ma non è solo questione di asfalto e segnaletica. Lanfranco Chiola, vicesindaco di Cugnoli e coordinatore del progetto, lo spiega così: «Trasformiamo i cammini della memoria in un sistema di sviluppo turistico. Non basta fare la pista. Serve lavorare con chi vive qui, creare un’offerta integrata, far nascere attività economiche legate al turismo lento. . L’iniziativa gode fondi Pnrr che stiamo utilizzando al meglio per incentivare i territori. Il nostro progetto comprende enogastronomia, arte e cultura per far conoscere a tutto tondo il nostro territorio.
Traduzione: le ciclovie devono portare lavoro. Alberghi, ristoranti, guide, noleggi bici, piccoli produttori locali. Tutto deve reggere insieme. Altrimenti resta solo un bel progetto sulla carta.
La Regione Abruzzo ha capito il valore dell’operazione. Daniele D’Amario, sottosegretario e coordinatore della commissione Turismo delle Regioni, dice: «Il turismo lento è quello che promuoviamo da anni sui mercati nazionali e internazionali. Gli investimenti vanno proprio in questa direzione: ciclovie, percorsi ciclopedonali. Il progetto della Transumanza coniuga memoria storica e bellezza del territorio».
Roberto Santangelo, assessore ai Beni Culturali, aggiunge: «I territori della provincia dell’Aquila devono costruire progetti che esaltino bellezza, storia e memoria. Questo lo fa nel modo giusto: sostenibile, rispettoso dell’ambiente. E cade nell’anno di L’Aquila Capitale della Cultura. Timing perfetto».
Il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, inquadra il progetto in una visione più ampia: «Il modello è policentrico. Un territorio, mille capitali. I piccoli comuni, i borghi, le aree interne custodiscono unicità straordinarie. Se le metti in rete diventano leva di sviluppo. Le ciclovie trasformano gli antichi tratturi in infrastrutture culturali e turistiche. Generano economia, attrattività, coesione».
Non è un caso isolato. Francesco d’Amore, presidente del Parco Sirente Velino, racconta: «Stiamo completando la Sirente Velino bike, 303 chilometri che toccano 22 comuni più Raiano. Ora serve fare squadra con tutte le altre infrastrutture abruzzesi. Promuovere insieme l’intero territorio regionale. Dare visibilità unitaria al turismo d’Abruzzo».
Paolo Federico, sindaco di Navelli, porta l’esempio dei Paesi Narranti del Gran Sasso: «La collaborazione tra comunità, enti locali e associazioni genera opportunità. Economiche, sociali, culturali. I cammini e le ciclovie creano lavoro per le giovani generazioni. Tengono vivi i territori».
Roberto Di Vincenzo, presidente Carsa e partner privato del progetto, va al cuore del problema: «La pastorizia transumante ha connotato per secoli l’identità dell’Abruzzo. Molte di quelle vie non esistono più nella forma originaria. Ma le tracce restano: nei toponimi, nei paesaggi, nella cultura alimentare. Cammini e ciclovie ricuciono frammenti di storia. Li trasformano in esperienze contemporanee di viaggio lento».
L’idea, in sintesi, è questa: i turisti cercano autenticità, natura, lentezza. L’Abruzzo ha tutto questo. Ma serve organizzazione. Serve fare rete. Serve un’offerta credibile, riconoscibile, duratura. Non basta dire “vieni nei nostri borghi”. Serve dare strumenti concreti: percorsi segnati, servizi funzionanti, racconto coerente.
Il cratere sismico ha bisogno di progetti che restituiscano senso e futuro. Le ciclovie possono essere uno di questi.
A patto che non restino solo bei disegni. A patto che coinvolgano davvero chi vive in quei territori. A patto che creino lavoro vero, non solo passeggiate domenicali.
Il convegno di L’Aquila è stato un primo passo. Adesso tocca dimostrare che il modello funziona.
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