17 Gennaio 2026 - 11:02:20

di Tommaso Cotellessa

Con precisione televisiva, alle 10:45, ha preso il via, all’interno dell’auditorium della Guardia di Finanza, la cerimonia di apertura che segna l’avvio dell’annus mirabilis della città dell’Aquila che oggi si presenta alla nazione come Capitale Italiana della Cultura.

Ad aprire la cerimonia le musiche dirette dal Maestro Leonardo De Amicis, volto illustre del territorio aquilano, che immediatamente hanno lasciato il posto alla conduzione della giornalista Francesca Fagnani, che aprendo la cerimonia ha ricordato le sue origini aquilane. Il papà della conduttrice di Belve, presente in sala, è infatti di Cagnano Amiterno.

Ad affiancare la Fagnani nella conduzione è Paride Vitale, autorevole narratore dell’Abruzzo, il quale, entrando sul palco ha dato il là all’avvio della narrazione di una storia antica, quella della cultura aquilana, figlia della cooperazione di un territorio che da agglomerato di paesi montani si è fatto città.

A ripercorrere le radici del territorio è stata la voce di Giorgio Pasotti affiancato dalla musica di Amara che, con piglio graffiante, ha reso omaggio al territorio con il suo toccante testo “Che sia Benedetta”, ha ricordato che niente finisce quando vivi davvero, quella vita che se cadi ti aspetta e che dovremmo imparare a tenerci stretta. Parole che hanno il sapore di quella resilienza dimostrata dal territorio aquilano.

Il folto pubblico, fra cui figurano le istituzioni più importanti del territorio, le rappresentanze del Governo, numerose figure di rilievo nazionale, ma soprattutto della cittadinanza aquilana, ha poi accolto, sulle note dell’inno di Mameli, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha completato il parterre dell’evento.

Ad accogliere il Capo dello Stato sono state le parole del primo cittadino del capoluogo abruzzese, Pierluigi Biondi, il quale ha messo in evidenza l’importanza di questa giornata per la città dell’Aquila ma per l’intera nazione che oggi celebra la cultura di un territorio in grado di rialzarsi e di rinascere dinanzi alla difficoltà che l’hanno colpita. Un riconoscimento alla storia aquilana e alla volontà di credere ostinatamente nella cultura, tanto da farne pietra d’angolo del territorio.

Sindaco Biondi «Abbiamo fatto della cultura la pietra angolare del nostro territorio»

Al centro del discorso inaugurale del primo cittadino il concetto di speranza, quella che, come sottolineato da Biondi stesso, ha guidato il territorio aquilano in questi anni. «Quella speranza che ha fatto dire ad ognuno di noi “io ci credo” rendendoci più consapevoli, forti e determinati dalla scelta che abbiamo condiviso e resa possibile con i nostri concittadini, cioè mettere al centro della rinascita la cultura che è rinascita, che è autenticità, è bellezza che commuove. Perché preserva la memoria e favorisce lo sviluppo. La cultura che ti fa guardare oltre i pregiudizi ti guida verso altri mondi dà sostanza alle idee rende curiosi favorisce la genialità e genera quei sogni che renderanno possibili grandi progetti, la nostra rinascita vuole essere anche un modello possibile di riferimento di studio per il rilancio dell’appennino e delle aree interne messe a dura prova dal terremoto». L’attenzione del sindaco è stata anche rivolta al legame con la città di Rieti nel progetto di Capitale Italiana della Cultura nel segno della valorizzazione dei legami storici e delle radici comuni tra le regioni del centro Italia.

Proprio la cultura e la bellezza citate dal primo cittadino, sono poi salite sul palco attraverso le parole di Simone Cristicchi e la voce di Gianluca Ginoble, abruzzese di origine.

Luogo di bellezza e spettacolo, esempio di una rinascita immateriale consentita proprio dal motore della cultura. Questa la presentazione del Presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio

Presidente Marsilio «L’Aquila Capitale della Cultura Un atto di fiducia verso una comunità»

«Oggi L’Aquila e l’Abruzzo vivono una giornata di alto valore simbolico e civile – ha dichiarato dal palco il Presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio – L’inaugurazione di “L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026” non è soltanto un riconoscimento, ma un atto di fiducia verso una comunità che, con coraggio e coesione, ha saputo rinascere e farsi esempio per l’intero Paese.
Questo titolo onora la memoria e insieme consacra il futuro. Quando, nel 2009, il terremoto colpì questa città e il suo territorio, il mondo intero vide immagini di macerie, paura, smarrimento. Ma chi conosce davvero gli abruzzesi sapeva che dietro quelle macerie c’era una comunità che non si sarebbe arresa. In questi anni L’Aquila ha ricostruito le sue case, i suoi palazzi storici, le sue chiese, i suoi teatri, ma soprattutto ha ricostruito la fiducia: la fiducia nelle istituzioni, nella cultura, nel futuro. Per questo la nomina di L’Aquila a Capitale italiana della Cultura 2026 ha un valore che va oltre i confini regionali. È un riconoscimento alla capacità dell’Italia di rialzarsi, di custodire il proprio patrimonio e allo stesso tempo di innovarlo, di unire tradizione e contemporaneità, di fare della cultura un motore di coesione e di sviluppo. L’Aquila si propone come luogo di bellezza, di sapere e di dialogo, testimoniando come la cultura possa essere strumento di ricostruzione morale, prima ancora che materiale. Essa ci unisce, ci rende consapevoli della nostra identità e ci guida verso una crescita più giusta e condivisa. In questo spirito, desidero estendere il significato di questa celebrazione a tutto il territorio abruzzese, e in particolare alle aree interne, che costituiscono l’anima più autentica della nostra Regione. Sono territori che custodiscono la memoria delle origini e che oggi chiedono nuove opportunità: non assistenza, ma visione; non isolamento, ma integrazione. La cultura può e deve essere la leva per rigenerare questi luoghi, per rafforzare la coesione e ridare valore al capitale umano che li abita. Come Regione, intendiamo far sì che l’esperienza di L’Aquila Capitale diventi un modello di sviluppo fondato sulla sostenibilità, sull’innovazione e sulla valorizzazione del nostro patrimonio materiale e immateriale. L’Abruzzo vuole essere laboratorio di equilibrio tra modernità e tradizione, tra crescita economica e tutela del paesaggio, tra comunità locali e prospettiva globale
».

L’intervento del Presidente della Regione Abruzzo ha poi lasciato spazio alle parole del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, titolare del dicastero che si occupa del conferimento del titolo di Capitale Italiana della Cultura. L’intervento dell’esponente di Governo ha messo in luce la rilevanza di questo territorio, la straordinarietà di questo riconoscimento, ma anche il suo profondo legame con la terra aquilana.

Ministro Giuli «L’Aquila è già Capitale della Cultura italiana da tempo immemore»

Il titolo di Capitale della Cultura 2026 è il «meritato sigillo di una comprovata rinascita dalle macerie sempre più remote del nostro temuto e luttuoso inquilino: il costante moto della terra, culminato nel terremoto del 6 aprile 2009; e al tempo stesso è la prova concreta della scommessa vinta da una comunità operosa che ha saputo crescere come modello di partecipazione offrendo un esempio di visione collettiva, sicura di sé e aperta al mondo». Lo ha detto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, nel suo discorso durante la cerimonia di inaugurazione di L’Aquila capitale della Cultura 2026.
«Diventare Capitale della Cultura non è cosa facile: occorre uno sforzo corale, creativo e amministrativo, tale da superare la formidabile concorrenza di altre numerose città italiane – ha aggiunto -. Vi assicuro che il coinvolgimento emotivo che state vivendo in questo momento, l’orgoglio di sentirvi persone speciali di un luogo speciale, è come un’onda luminosa che si propaga con una frequenza e una intensità di cui il ministero che rappresento ha avvertito immediatamente un calore che non si esaurisce nei confini della vostra città».
«L’Aquila è a modo suo già Capitale della Cultura italiana da tempo immemore – ha sottolineato il ministro – è la regina della nostra civiltà appenninica e trova in Rieti la sua naturale città federata per questa comune avventura». 

Sul palco è poi proseguito il racconto delle radici del territorio aquilano attraverso un toccante monologo dell’attrice Viola Graziosi, che ha portato all’interno della cerimonia il messaggio celestiniano, gioiello prezioso della città dell’Aquila.

Ma non si è parlato solo di un passato lontano, ma anche della memoria recente e viva di ciò che ha segnato il passato a noi più prossimo. Proprio in tal senso ha trovato spazio il ricordo della tragedia di Rigopiano, alla vigilia del nono anniversario della valanga che, travolgendo l’Hotel Rigopiano, provocò la morta di 29 persone. Il ricordo vivo di quella giornata di dramma e dolore, è stato celebrato dalle musiche del maestro Mancinelli e affiancate alle parole della Fagnani. Un momento di ricordo ma anche di monito, per una società che deve farsi consapevole fautrice di una cultura della prevenzione.

Sottosegretario Fausta Bergamotto: «Costruire un futuro diverso di sviluppo e progresso»

«Il 2026 rappresenta un punto di svolta per questa città e deve esserlo – ha commentato il sottosegretario Fausta Bergamotto Tutti noi abbiamo vissuto sulla nostra pelle che cosa significa la ricostruzione e questo periodo così buio che abbiamo attraversato, però adesso bisogna guardare avanti e costruire un futuro. Ci troviamo con il 2026 e con questa edizione dell’Aquila capitale della Cultura a una svolta. La presenza del presidente della Repubblica è sicuramente un riconoscimento istituzionale ma al tempo stesso è un’assunzione di responsabilità per questo territorio, perché noi da oggi dobbiamo guardare al futuro. Non dobbiamo dimenticare quanto accaduto ma lo dobbiamo onorare costruendo un futuro diverso. L’Aquila rappresenta anche 56 comuni del Cratere in questo progetto ed è chiamata a dimostrare che l’infrastruttura cultura significa conoscenza, bellezza e significa investire in un futuro che dia una prospettiva che non è solo rinascita ma anche sviluppo e progresso». 

Giorgio Pasotti, direttore del Tsa: «Anno della riapertura del teatro comunale»

«Una società, come la storia insegna, deve reggersi sulla cultura che deve essere vicina alle persone e le deve aiutare a rendere fruibile concetti che altrimenti sarebbe più difficile interpretare. La cultura deve avere un’importanza primaria – ha detto il direttore del Tsa Giorgio Pasotti – Quella aquilana la conosco ormai da 5 anni ed è stato un piacere portarla avanti con un progetto che aveva radici molto antiche, ma che si era fermato con il sisma. Abbiamo ripreso in mano la situazione e stiamo restituendo agli aquilani quello che meritano. quindi un livello culturale molto alto, proprio perché è un pubblico molto esigente, quindi è un piacere stare a fianco degli aquilani. Quest’anno sarà l’anno buono per la riapertura del teatro comunale, è mancato da troppo tempo ed è giusto restituirlo agli aquilani che sono stati fin troppo pazienti. Ed è giusto premiare questa pazienza con le restituzione del luogo preposto alla cultura». 

A chiudere la cerimonia è stata chiusa dagli auguri del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla Capitale Italiana della Cultura. Auguri carichi di partecipazione e sentimento. Il Presidente ha infatti ripercorso i pilastri fondamentali della cultura del territorio attraverso le voci di alcuni tra i personaggi più illustri che L’Aquila annovera fra i suoi cittadini.