17 Gennaio 2026 - 12:41:05

di Tommaso Cotellessa

Un augurio di buon lavoro carico di partecipazione, vicinanza e sentimento. È quello rivolto questa mattina dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al termine della cerimonia di inaugurazione de L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, svoltasi nell’auditorium della Guardia di Finanza, luogo simbolo di memoria e rinascita dopo il sisma del 2009.

Nel suo intervento, il Capo dello Stato ha ripercorso i pilastri fondamentali dell’identità culturale del territorio aquilano, evocando le voci di alcuni tra i suoi figli più illustri: da Ovidio a Ignazio Silone, da Celestino V ad altri protagonisti che hanno lasciato un’impronta profonda nella storia civile, letteraria e spirituale del Paese.

Al centro del discorso, il rapporto tra economia e cultura, sottolineato anche dalla presenza del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e del Ministro della Cultura Alessandro Giuli. Mattarella ha ribadito come il titolo di Capitale della Cultura non riguardi solo le istituzioni, ma l’intera comunità: la città, la provincia, la regione.

«È un’opportunità da condividere, un’occasione di crescita nella conoscenza e nell’incontro – ha affermato – Con questo spirito rivolgo un saluto e un augurio particolarmente intensi a tutti gli aquilani, in primo luogo ai giovani, affinché possano trarre da nuove esperienze stimoli e valori da porre a frutto per il futuro delle loro comunità».

La cultura, ha spiegato il Presidente, è al tempo stesso motore e collante della civiltà: dà senso ai beni materiali, alla natura che ci circonda e che abbiamo il dovere di tutelare. È un patrimonio che cresce nel dialogo, nello scambio, nell’incontro tra i popoli, arricchendosi del sapere altrui e condividendo la propria creatività.

In un passaggio di forte attualità, Mattarella ha ricordato come il valore della cultura risalti ancora di più in un tempo segnato da guerre, volontà di dominio e strategie predatorie che si pensavano consegnate al passato. «La cultura è strumento principe di convivenza, di dialogo, di impegno comune e dunque di pace».

Da qui il richiamo alla responsabilità collettiva: investire in cultura significa investire nella comunità, nello sviluppo della coscienza civile e, in definitiva, nella democrazia. A sostegno di questo concetto, il Presidente ha citato un verso di Ovidio, figlio di questa terra:
“Spes tenet in tempus, semel est si credita, longum” – se le si presta fede anche solo una volta, la speranza dura a lungo.

Ampio spazio è stato dedicato anche al tema del Multiverso, filo conduttore del dossier di candidatura di L’Aquila. Una molteplicità intesa come ricchezza territoriale, con il coinvolgimento dei comuni della provincia e delle aree montane; come pluralità sociale, espressione delle aree interne che rivendicano un ruolo essenziale nello sviluppo del Paese; e come metodo per affrontare le sfide della modernità.

L’innovazione, ha sottolineato Mattarella, è necessaria e ineludibile, ma deve procedere insieme alla tutela e all’attualizzazione dei valori umani e civili. In questo cambiamento d’epoca, ha aggiunto, la distinzione tra centro e periferia tende a dissolversi: ciò che resta davvero periferico sono le esclusioni, le marginalità, gli squilibri territoriali e ambientali. Contrastarle è un compito essenziale per rafforzare la coesione e l’unità dell’Italia.

Il Presidente ha poi ricordato la prova durissima affrontata dall’Aquila dopo il terremoto del 2009 e il lungo percorso di ricostruzione e rilancio ancora in corso. Essere Capitale della Cultura, ha affermato, rappresenta un contributo prezioso a questa impresa collettiva, che appartiene anzitutto alla comunità aquilana ma sta a cuore a tutta l’Italia.

Nel richiamare figure simboliche come Ignazio Silone, che definiva la libertà come la possibilità di dubitare, cercare e dire di no a ogni autorità, e Celestino V, con il gesto rivoluzionario della Perdonanza, Mattarella ha ribadito la vocazione universale di questa terra. «L’Aquila, capitale del perdono, è capitale di pace e di riconciliazione», come ricordò Papa Francesco durante la visita del 2022.

In chiusura, il Capo dello Stato ha citato l’intellettuale abruzzese Mario Pomilio: il male non è una sostanza da annientare, ma un’assenza da colmare con l’amore. Un messaggio che diventa augurio per l’anno della Capitale Italiana della Cultura.

«Le arti, gli spettacoli, le iniziative educative e culturali – ha concluso – produrranno opportunità per dare fiducia e immetterla nella comunità. Auguri a L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura».