19 Gennaio 2026 - 19:12:08

di Redazione

«A valle del bando è stata valutata come preferibile l’offerta pervenuta da Flacks e devo dire, seppur a fronte di un prezzo simbolico, prevede un investimento iniziale di 500 milioni e la decarbonizzazione del processo produttivo è richiesta già dal bando di gara, compresa la salvaguardia di circa 6.000 posti di lavoro. La proposta che è pervenuta è una proposta aperta a future partecipazioni, anche pubbliche e di minoranza».

Così sulla cessione dell’ex Ilva il sottosegretario alle Imprese e al Made in Italy, Fausta Bergamotto, replicando nell’Aula della Camera al termine della discussione generale sul Dl ex Ilva (già approvato dal Senato).

Lo riporta il Sole 24 Ore Radiocor.

Il decreto serve a garantire che l’ex Ilva (oggi Acciaierie d’Italia) non si fermi proprio ora che la procedura di vendita a privati è alle battute finali.

«I comitati di sorveglianza di Acciaierie d’Italia e di Ilva – ha ricordato Bergamotto – hanno espresso nei scorsi giorni parere favorevole e quindi i commissari negozieranno in via esclusiva con Flacks per stipulare l’atto finale di cessione. Seguirà chiaramente l’avvio del processo di consultazione sindacale ai fini dell’accordo».

Quanto al provvedimento in discussione a Montecitorio, in vista del via libera definitivo che deve avvenire entro il 30 gennaio, la sottosegretaria ha puntualizzato: «Al di là del numero di provvedimenti che si sono succeduti in questo periodo, e che sono stati fortemente criticati, ma al tempo stesso anche assolutamente necessari, non si è trattato di provvedimenti-ponte, perché se oggi ci troviamo ancora qui, è anche grazie alla possibilità che ci hanno dato i provvedimenti precedenti, di fare in modo che Invitalia potesse chiedere l’amministrazione straordinaria di Acciaierie d’Italia».

Bergamotto ha quindi ribadito che il finanziamento di 149 milioni aggiunto nel corso dell’esame a Palazzo Madama, per consentire la continuità produttiva qualora la procedura di cessione non si concluda entro il 30 gennaio, «è stato del tutto condiviso con la Commissione europea e la restituzione di capitali e interessi avverrà entro sei mesi dall’erogazione». Peraltro, ha sottolineato, «la necessità di arrivare al ‘closing’ con gli impianti in produzione è l’unica condizione che è stata posta da Flacks».

Illustrando lo situazione di Taranto, Bergamotto ha evidenziato che dei quattro altoforni ne è in funzione solamente uno, a causa del sequestro di AFO1 («è stata recentemente respinta la richiesta di dissequestro»), della chiusura da tempo di un secondo impianto e della manutenzione di AFO4 («per il pessimo stato in cui fu consegnato dalla precedente gestione»).

«Questo stato di fatto – ha sintetizzato – comporta che la produzione non raggiunge il cosiddetto ‘break even point’, cioè il punto in cui i ricavi si equivalgono e superato il quale l’impresa effettua dei guadagni”. Ma, ha assicurato: “Lo stabilimento, non appena verrà ultimato il ‘revamping’ dell’AFO4, sarà in grado di produrre 4 milioni di tonnellate annue e questo in base all’Aia rilasciata a luglio dell’anno scorso, che come noto tiene conto anche delle valutazioni di incidenza sanitaria, come prescritto dalla Corte di Giustizia europea».