21 Gennaio 2026 - 11:48:04

di Martina Colabianchi

Il 2026 si apre nel segno delle polemiche.

Al centro c’è il programma del Festival OFF, evento letterario che apre il fitto calendario di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.

Dopo Pd e Anpi L’Aquila, anche il gruppo politico L’Aquila Coraggiosa si esprime sui tre appuntamenti, finanziati e patrocinati dal Comune, che andranno ad anticipare la prossima edizione di L’Aquila Città del Libro.

Il Festival OFF ospiterà la presentazione di tre libri “di area”: “Le tre età della fiamma” di Marco Tarchi, “Belle ciao!” di Barbara Saltamartini e “Le vite delle donne contano” di Francesca Totolo.

È quest’ultimo titolo quello più “problematico” per alcuni, essendo edito dalla casa editrice Altaforte Edizioni legata al movimento politico CasaPound che, all’interno del suo catalogo, presenta numerosi titoli riconducibili a tematiche neofasciste.

«Più che un festival che ingrandisce “l’offerta culturale verso la saggistica e il dibattito politico”, come lo ha definito l’assessore Santangelo, sembra essere un festival di partito, una serie di appuntamenti per osannare il lavoro della Presidente del Consiglio Meloni nel caso delle prime due presentazioni e per continuare a distorcere la narrazione sui femminicidi e sull’immigrazione nell’ultimo appuntamento», si legge nella nota di L’Aquila Coraggiosa.

«Il tutto in piena continuità con le scorse edizioni di L’Aquila Città del Libro, capaci di portare il nostro territorio sulla cronaca nazionale non per la qualità degli eventi, ma per la presenza di ospiti neonazisti ed antisemiti, di cui lo stesso Biondi, durante la prima edizione, si è vergognato a tal punto da far annullare alcune presentazioni».

«Infine, questo festival è la dimostrazione del concetto che hanno Biondi e la sua Giunta dell’amministrare. Come sempre abbiamo denunciato, infatti, in questa città non c’è spazio per il dialogo e la partecipazione, in particolar modo se leghiamo questi due concetti alla cultura. L’Aquila 2026 doveva essere un’occasione importante per tutta la comunità, da costruire con la partecipazione delle cittadine, dei cittadini e delle associazioni. Si è preferito invece fare il contrario: decidere tutto dall’alto, escludere le piccole realtà culturali locali e sviluppare iniziative non culturali e per tutte e tutti, ma pensate ad hoc solamente per una parte di città. Questa – conclude la nota – non è la Capitale della Cultura in cui ci riconosciamo e che meritiamo».