22 Gennaio 2026 - 12:04:46

di Marianna Galeota

«Un tavolo di confronto permanente, aperto alla città e, in particolare, alle realtà culturali e associative della città».

Lo ha chiesto il Partito Democratico in vista dell’anno che vedrà L’Aquila Capitale italiana della cultura che nel corso di una conferenza stampa, questa mattina, si è messo a disposizione pubblicamente «per aiutare a risolvere le criticità», tornando a chiedere all’amministrazione comunale di coinvolgere le forze di opposizione, «di renderle partecipi, di accogliere proposte e contributi che possano venire dal basso, dalle cittadine e dai cittadini, dal tessuto associativo e culturale, dalle associazioni datoriali e di categoria, dai sindacati e da chiunque voglia partecipare alla costruzione di un progetto vincente».

Alla conferenza stampa hanno preso parte la consigliera comunale Stefania Pezzopane, il segretario comunale del Pd Nello Avellani, il segretario del circolo Pd L’aquila centro Alessandro Tettamanti e il segretario provinciale Pd Stefano Albano.

Per i dem, L’Aquila è «un modello nazionale e su cui costruire un rilancio economico e sociale sostenibile e duraturo. A patto che non venga declinata, però, come un lungo cartellone di eventi effimeri ma si interpreti, al contrario, come un investimento sul futuro, a partire dai giovani. È per questo che noi vogliamo di più: sarebbe un peccato mortale perdere una opportunità che non si ripresenterà in futuro, in una congiuntura economica irripetibile per la città, considerate le risorse a disposizione, dal 4% dei fondi della ricostruzione destinati alla cultura al il Porr e fino al fondo complementare, oltre agli stanziamenti ordinari».

L’Aquila, secondo il Pd ha già «perso l’occasione offerta dall’anno giubilare», annunciato come una possibile svolta per il territorio e che, «a fronte degli oltre 34 milioni di pellegrini giunti a Roma, e nonostante la storica visita di Papa Francesco alla Basilica di Collemaggio, non ha avuto alcuna ricaduta concreta e tangibile sulla nostra città».

«Non possiamo permetterci di fallire anche l’appuntamento con Capitale italiana della cultura – aggiungono – Da questo punto di vista, i primi passi sono stati purtroppo sbagliati: il sindaco della città non ha trovato di meglio da fare che offuscare la cerimonia inaugurale rilasciando una intervista sconcertante, piena di richiami nostalgici, ideologici, ad un tempo che fu e a simboli, non rinnegati, di richiamo neofascista, che ricordano tempi bui della nostra storia. Una intervista che ha compromesso il significato simbolico della cerimonia, proiettando su L’Aquila, a livello nazionale, una luce opaca; tanto è vero che il sindaco ha finito per litigare con alcuni giornalisti presenti, e sui quotidiani e i tg nazionali si è parlato del suo rifiuto a dichiararsi antifascista e non della cerimonia».

Il Partito Democratico avverte che non permetterà «che il titolo di Capitale della cultura venga utilizzato strumentalmente per fare propaganda ad una parte politica e per costruire carriere politiche personali di respiro romano. In questo senso, aver concesso il logo di Capitale della cultura ad un sedicente festival del libro che prevede la presentazione di tre volumi di chiara propaganda politica per la Meloni e il suo partito è un altro errore grave, gravissimo», ricordando le parole del presidente della repubblica Sergio Mattarella che ha sottolineato come il ruolo di Capitale della cultura non sia esclusivo delle istituzioni, ma riguarda l’intera collettività».

Le parole del presidente, sostengono i Dem, «devono essere un monito, per tutte e tutti. Noi ribadiamo la nostra disponibilità a contribuire alla riuscita di Capitale della cultura, tendiamo di nuovo la mano affinché la città non perda l’occasione di un rilancio vero e duraturo: lo facciamo con la forza delle nostre idee, con la credibilità delle nostre azioni che hanno determinato, qui all’Aquila, la strutturazione del MAXXI, del GSSI, l’ideazione dei Cantieri dell’Immaginario, del Jazz italiano per le terre del sisma, oltre al rafforzamento delle Istituzioni culturali in anni pure difficilissimi, in cui risorse non c’erano, e che ci hanno visto mettere in campo strumenti normativi che, oggi, consentono all’amministrazione di poter investire milioni e milioni di euro sulla cultura».

I Dem hanno poi evidenziato «il forte ritardo nei bandi, e che questi, come abbiamo già denunciato, lascino indietro le realtà più piccole e però dinamiche e creative, quelle che non afferiscono al FUS ma che arricchiscono il tessuto culturale cittadino e che meritano un investimento forte, affinché, domani, possano camminare da sole e raccontare una nuova stagione di produzioni culturali capaci di aprirsi al mondo. Ci preoccupa che, ad oggi, non ci sia ancora un programma di eventi specifico che consenta alla città di accogliere turiste e turisti e agli operatori di organizzare al meglio questa accoglienza. Al momento, se si va sul sito, nella sezione del programma dinamico ci sono segnalati alcuni eventi, gli appuntamenti ordinari delle istituzioni culturali cittadine, quelli che si organizzano ogni anno, e non c’è traccia di altri eventi tra l’altro: si pensi alla presenza in città di un Premio Pulitzer, ieri, non segnalato in alcun modo. È necessario un maggiore coordinamento. Ci preoccupa che non ci sia un punto informativo, che la città sia spoglia di simboli e richiami alla Capitale della cultura».

Quello che manca, hanno poi sottolineato, «è una strategia chiara su ciò che questo titolo dovrà lasciare di duraturo, sul territorio, affinché questo anno non si declini soltanto con un lungo cartellone di eventi fini a se stessi e che, tra l’altro, già da anni animano la città, dai Cantieri dell’Immaginario già citati alla Perdonanza, fino al festival del Jazz, ma regali strumenti e infrastrutture che permettano a L’Aquila di essere, davvero, città della cultura. Non capitale della cultura, ma città di cultura. E’ indiscutibile che, fino ad oggi, l’amministrazione non abbia voluto praticare una partecipazione ampia e diffusa per la costruzione del programma di Capitale italiana della cultura: è stato un errore. È indiscutibile che ci sia poca chiarezza sul bilancio economico, ancora definito per macroaree e che va declinato, invece, voce per voce. Su questo, non si può che chiedere piena trasparenza. E non va tenuto sotto il tappeto, anzi va affrontato con decisione, l’enorme tema degli spazi culturali ancora chiusi in centro storico, dal Teatro Comunale che, si spera, potrà alzare il sipario almeno per l’evento finale di Capitale della cultura, e ce lo auguriamo davvero, arrivare a questo appuntamento con il Teatro comunale cantiere è, evidentemente, una sfida persa, al Cinema Massimo, neanche menzionato nella conferenza stampa di presentazione, dal Teatro San Filippo alla prestigiosa Biblioteca Tommasi, malinconicamente dimenticata a Bazzano e chiusa da mesi».

«Noi siamo a disposizione, lo ribadiamo oggi, perché tifiamo per L’Aquila, tifiamo per Capitale della Cultura e siamo convinti che questa sia una straordinaria occasione che non si ripresenterà in futuro e non con questa dotazione economica straordinaria che L’Aquila può vantare -ha precisato Avellani – Ma siamo preoccupati, bisogna cambiare passo, innanzitutto sui bandi che sono arrivati troppo tardi e che sono ancora aperti. Questo significherà che gli eventi arriveranno a metà anno, se tutto andrà bene. Questi bandi tengono fuori tutte quelle realtà culturali più piccole che sono le più creative, quelle più giovani, che non hanno la possibilità di contribuire e che quindi sono escluse. Biondi ha detto che “si è sempre fatto così”: è vero, ma adesso ci sono risorse straordinarie e un titolo straordinario da onorare. Su quelle realtà bisogna investire oltre che sulle grandi istituzioni culturali, per far sì che il tessuto culturale possa crescere e restare un’infrastruttura viva anche nei prossimi anni».

«Chiediamo trasparenza poi sulle risorse economiche, chiediamo che l’amministrazione si apra a tutti i contributi che verranno non solo dalle forze politiche di opposizione, ma anche dai cittadini – ha concluso Avellani – Vogliamo dei cambi sul programma: oggi non c’è un programma di Capitale della Cultura, non c’è un punto informativo dove le persone possano recarsi per ottenere informazioni. Siamo davvero preoccupati perché siamo in ritardo. Noi siamo a disposizione: vogliamo dare una mano, ma chiediamo all’amministrazione di aprirsi e di permettere a chiunque voglia di poter contribuire perché, lo ribadiamo, questa può essere un’occasione straordinaria a patto che diventi un investimento sul futuro, sulle realtà più giovani e creative e che lasci qualcosa di duraturo che non sia soltanto un calendario di eventi fini a se stessi o, peggio, un potenziamento di quello che già c’è come Cantieri dell’Immaginario, Perdonanza e Jazz. Da gennaio 2027, altrimenti, noi ci ritroveremmo come l’anno prima e non possiamo permettercelo. Abbiamo già perso il treno del Giubileo, si era detto che sarebbe stato un’occasione di sviluppo: 34 milioni di turisti a Roma, poco o niente la ricaduta sull’Aquila. Non perdiamo anche questa occasione».