27 Gennaio 2026 - 09:17:51

di Beatrice Tomassi

Il ricordo come strumento di conoscenza, confronto e partecipazione attiva. A L’Aquila la Giornata della Memoria prende forma attraverso una serie di iniziative diffuse che hanno coinvolto studenti, docenti e istituzioni, trasformando la città in un laboratorio di riflessione civile attraverso parole, arte e testimonianze.

Ad aprire il percorso, il confronto proposto nell’ambito del Premio Paolo Borsellino, dedicato “Alle Radici dell’Odio” e ai meccanismi che, ieri come oggi, possono trasformare la discriminazione in violenza.

Nel corso della mattinata c’è stata la premiazione della seconda edizione del concorso “Il viaggio della Memoria”, promosso dal Comune dell’Aquila, che vede protagonisti gli studenti aquilani chiamati a concretizzare il ricordo attraverso numerosi progetti.

Ad essere premiata è stata la classe VD del Liceo Scientifico “A. Bafile”, i cui alunni hanno vinto un assegno da 5mila euro, destinato a un viaggio di istruzione nei luoghi simbolo della Shoah, come Auschwitz o Amsterdam, nei luoghi legati alla vita di Anna Frank.

Gli studenti delle scuole superiori cittadine e di alcune medie si sono ritrovati nella sala Ipogea del Palazzo dell’Emiciclo per un momento di approfondimento storico e civile, tra testimonianze, letture e riflessioni sul significato della Memoria nel presente.

«E’ una cosa bellissima che oggi siano presenti a L’Aquila tantissime iniziative, a cominciare dall’Istituto di storia che da anni organizza questi incontri con i ragazzi degli istituti superiori e che per molti anni ha organizzato i viaggi della memoria – spiega Carlo Fonzi, presidente dell’Istituto abruzzese Storia della Resistenza -. L’iniziativa del Comune è bellissima perché li coinvolge in un percorso, quindi non solo la bellezza di avere un premio che consentirà alla classe vincitrice di fare un viaggio nei luoghi della memoria, ma anche la possibilità di studiare e coltivare la memoria di questi argomenti».

«Nei dieci anni che abbiamo fatto questo progetto, andando in tutti i più importanti campi di concentramento e di sterminio, abbiamo notato che al ritorno gli studenti di classi quinte e quarte hanno avuto un arricchimento personale, tornavano con una sensibilità diversa. La memoria va assolutamente praticata», ha concluso.

Nel suo intervento, il sindaco Pierluigi Biondi si è rivolto direttamente agli studenti.

Un approccio che ha trovato spazio anche nell’incontro promosso dalla Regione Abruzzo proprio all’Istituto Amedeo D’Aosta, dove il dialogo è spostato più prettamente sull’attualità e sul valore della Memoria come antidoto a ogni forma di odio.

A seguire, la presentazione e la premiazione degli elaborati vincitori del concorso regionale “La Shoah, il dovere di ricordare per combattere ogni discriminazione”, che ha coinvolto numerosi studenti degli istituti scolastici abruzzesi.

«Un evento formativo – ha dichiarato il presidente di Regione Marco Marsilio, presente all’incontro – di grande valore, arricchito dalla presenza di ospiti autorevoli, come il vicepresidente della European Jewish Association, che offre agli studenti un’importante occasione di ascolto e confronto. Coinvolgere i giovani significa rafforzare gli anticorpi della nostra società contro l’odio, l’antisemitismo e ogni forma di discriminazione. La Regione Abruzzo continuerà a investire nella scuola e nella cultura come strumenti fondamentali di consapevolezza e libertà».

«La data del 27 gennaio – ha commentato l’assessore Roberto Santangeloè fondamentale per il valore del ricordo e per la responsabilità che richiama ciascuno di noi. Con il concorso letterario regionale sulla Shoah abbiamo voluto offrire alle nuove generazioni uno spazio per esprimere idee e riflessioni profonde, aiutandole a comprendere il significato della Memoria e il suo legame con il presente. Premiare i ragazzi con buoni da spendere nelle librerie significa investire nella lettura, nel pensiero critico e nella possibilità di guardare la vita con maggiore consapevolezza. Da un lato la Memoria, dall’altro strumenti culturali capaci di generare riflessione e crescita. Il confronto, l’ascolto e il dibattito sono elementi essenziali per costruire una società migliore, consapevole degli errori e degli orrori del passato, affinché non si ripetano. Questo è il senso di un impegno concreto per il sistema scolastico. Ringrazio gli studenti per la partecipazione numerosa e per la qualità dei lavori presentati».

Dalle scuole all’università, il filo della Memoria prosegue il suo percorso anche nei luoghi della formazione superiore.

All’Accademia di Belle Arti, poesie, saggi e testi letterari hanno animato lo spazio aperto dell’istituto, in un momento collettivo di riflessione intitolato “Leggere in Memoria”, incentrato sul significato della Shoah e sul valore del ricordo nel presente.

Tra i contributi, anche quello dello studente Mattia Terregna, che ha presentato un fumetto originale realizzato sul tema per la sua tesi, dimostrando come l’arte possa diventare un efficace linguaggio contemporaneo per raccontare la storia.

Per celebrare la giornata, infine, l’Università degli Studi dell’Aquila sceglie di proporre l’opera di Anselm Kiefer “I tuoi capelli d’oro Margarethe”.

Un pungolo alla riflessione perché, nel dialogo con la poesia di Paul Celan, mette in relazione memoria, responsabilità e identità, interrogando il modo in cui la storia continua ad agire nel presente.

Tutte iniziative diverse, ma unite dallo stesso obiettivo: trasformare il ricordo in responsabilità, affinché la Memoria non resti una ricorrenza, ma diventi coscienza civile.

Stefania Pezzopane: «Necessaria memoria viva di oltre 6 milioni di morti. Perché non accada mai più»

«Oggi è la giornata della memoria, memoria viva di oltre 6 milioni di morti. Memoria di corpi consumati dalla fame e dal freddo, torturati, bambini privati degli organi per esperimenti disumani. Donne ammucchiate come bestie e gasate fino alla morte. Urlavano, sì urlavano, ma nessuna pietà e umanità. Ad Auschwitz ho visto montagne di occhiali, capelli dei prigionieri, oggetti consumati dal tempo, valigie piene di speranza vana. La memoria di tutto ciò va oltre il ricordo, pretende impegno quotidiano perché non accada più. L’Olocausto, e’ stato il momento più buio della storia umana, 6 milioni di ebrei ammazzati, cancellate scientemente intere generazioni, poi rom e sinti, disabili e omosessuali, oppositori politici».

«La Giornata della memoria è stata istituita per ricordare l’Olocausto, voluto non da un gruppo di fanatici assassini, ma dal governo tedesco a guida del nazista Hitler alleato con il governo italiano a guida del fascista Mussolini, prima approvarono lucidamente le leggi razziali nazifasciste e poi eseguirono il massacro nella vergogna dei campi di sterminio con la complicità del regime fascista. In un mondo ancora travolto da guerre e massacri di innocenti va contrastato ogni revisionismo e ogni discriminazione, a partire dai rigurgiti antisemiti. Così come va promossa ogni azione di pace perché ciò che gli ebrei hanno subito non si ripeta su altri popoli compreso il popolo palestinese».

«Voglio ricordare le parole di Anne Frank: “Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo”. Finalmente il Comune dell’Aquila ha iniziato il percorso del concorso di merito per le scuole sulla giornata della memoria, in ottemperanza ad un ordine del giorno da me presentato all’inizio della consiliatura. Investire sulle giovani generazioni e’ fondato perché la memoria dell’orrore del nazifascismo sia salda nei principi delle giovani generazioni».

Pietrucci «Bisogna imparare a riconoscere il male dei nostri giorni»

«Oggi la Giornata della Memoria ci serve più che mai. Perché è l’unico allarme che ci resta. Siamo diventati bravissimi a condannare il male dei libri di storia, ma siamo analfabeti davanti a quello di oggi: quello che porta la cravatta e parla la nostra lingua».

Queste le dichiarazioni del consigliere regionale del Partito Democratico, Pierpaolo Pietrucci, il quale è intervenuto per commemorare la Giornata della Memoria.

«Il nostro sistema è in tilt. Siamo cresciuti dividendo il mondo tra vittime e mostri, e ora che vediamo chi è stato vittima ieri usare contro i palestinesi gli stessi metodi dei carnefici di allora, restiamo zitti. Per l’imbarazzo scegliamo l’indifferenza. È lo stesso silenzio che ci blocca mentre le democrazie muoiono: dall’America di Trump, che sdogana la caccia all’uomo, alle piccole ingiustizie che accettiamo noi ogni giorno in nome della ‘sicurezza’. La democrazia non muore con un botto, muore un passo alla volta nel nostro silenzio. Muore quando pensi che, finché non toccano te, va bene così».

«Oggi ricordare significa reimparare a rompere questo silenzio, a toglierci il dubbio atroce che, se fossimo vissuti allora, saremmo stati proprio come siamo ora: silenziosi, impreparati, convinti che il cerchio si sarebbe fermato prima di noi. La Memoria serve a non aspettare che il male indossi una divisa per reagire, perché allora sarà tardi. Alziamo la testa e agiamo ora. Prima che quella porta che oggi resta chiusa, sia la nostra».