29 Gennaio 2026 - 13:03:10
di Martina Colabianchi
C’è l’accordo Ue-Mercosur al centro della protesta di alcuni allevatori che si sono riuniti in presidio davanti al Tribunale dell’Aquila per depositare una denuncia formale contro il Governo italiano e l’Unione Europea, contestando l’introduzione nel mercato comune di prodotti non conformi agli standard comunitari.
Al centro dell’esposto ci sono le violazioni dei regolamenti europei sulla sicurezza alimentare (CE 178/2002, 1169/2011, 852/2004).
Gli allevatori denunciano una disparità inaccettabile: mentre i produttori locali sono obbligati a seguire rigorosi corsi di formazione e restrizioni produttive, le merci provenienti dal Sudamerica entrerebbero in Italia con controlli doganali che coprirebbero appena il 3% del totale. Secondo i promotori, il restante 97% del prodotto importato finisce sulle tavole degli italiani senza adeguate garanzie, configurando un rischio per la salute pubblica che potrebbe richiamare l’articolo 439 del codice penale sull’avvelenamento di sostanze alimentari.
«Non verrebbero così garantiti gli standard europei – spiega Dino Rossi, Cospa Abruzzo – ma la cosa più grave è che adesso ai Paesi sudamericani si è aggiunta anche l’India. Tutti i controlli che dicono di fare, a quel punto, mancherebbero perché arrivano a malapena a controllare il 3% del cibo che arriva da noi. Tra l’altro, c’è il problema del grande inquinamento dovuto ai mercantili che partono da quei Paesi».
Gli allevatori ravvedono in questo una violazione dell’articolo 452-bis del codice penale sull’inquinamento ambientale, sottolineando il paradosso di un sistema che penalizza le piccole aziende e le automobili utilitarie mentre delocalizza l’inquinamento su larga scala.
L’atto depositato in Procura punta anche il dito contro il rischio di espropriazione dei terreni agricoli per l’installazione di impianti eolici e fotovoltaici, paventando la scomparsa delle piccole realtà produttive a favore di interessi poco trasparenti.
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