Alfonso D’Alfonso (Demos): Il valore del NO, un ponte tra Costituzione e cittadinanza attiva
30 Gennaio 2026 - 15:55:32
Partecipare all’iniziativa per il NO promossa dal comitato di magistrati
e avvocati è stata un’esperienza illuminante.
Vedere una sala gremita al Palazzo dei Nobili a L’Aquila, in un freddo
pomeriggio di pioggia, animata da cittadini accorsi spontaneamente e non
dai soliti addetti ai lavori, ha trasmesso un’impressione positiva
immediata.
Sono entrato con la ferma convinzione di votare NO e di sostenere
attivamente questa battaglia, una scelta che per Demos appare naturale e
che le posizioni del Cardinale Zuppi hanno ulteriormente rafforzato.
La mia analisi affonda le radici nella stagione di Mani Pulite.
All’epoca, si fece credere al Paese di vivere una rivoluzione, mentre in
realtà si stava demolendo un sistema politico. Quella stagione fu
alimentata da una minoranza della magistratura e dalla potenza mediatica
di grandi gruppi economici pronti a usare l’informazione come una clava
contro chiunque cercasse di evitare la caccia alle streghe.
Il paradosso è evidente: i più accaniti sostenitori delle storture di
allora — dagli abusi della carcerazione preventiva all’uso strumentale
dell’avviso di garanzia per “abbattere” ministri sindaci o semplici
amministratori di condominio — erano proprio i precursori dell’attuale
destra di governo. Coloro che sventolavano i cappi in Parlamento contro
il centrosinistra, mostrano oggi la stessa disinvoltura nel voler
neutralizzare l’indipendenza della magistratura. Questa destra, figlia
di un racconto mediatico distorto e di interessi internazionali, punta
ora a minare uno dei pilastri della nostra Costituzione: l’autonomia del
potere giudiziario.
La vera novità dell’incontro di ieri è stata la qualità dei relatori.
Non c’erano i “magistrati-eroi” eletti a furor di popolo o figure come
Di Pietro, Davigo o Ingroia, poi naufragate in gestioni opache o
ambizioni personali. Ho visto sia magistrati che avvocati e docenti noti
e stimati insieme a operatori di giustizia giovani, preparati ed
equilibrati, disposti ad esporsi non per difendere i privilegi di una
casta, ma per il diritto dei cittadini a essere tutelati contro la
ricerca di impunità del ceto politico.
La riforma su cui siamo chiamati a esprimerci non migliora la giustizia:
mira semplicemente a creare due CSM e un organo di disciplina estraneo
allo spirito costituzionale, dove si vuole sostituire la rappresentanza
elettiva con il sorteggio, ( unica esperienza a livello mondiale) con il
solo fine di assoggettare il potere giudiziario alla maggioranza
parlamentare di turno.
Se il centrosinistra vuole tornare a essere protagonista e non
marginale, deve guardare a quella sala gremita. Non deve tentare di
strumentalizzarla, ma aprirsi ad essa con l’umiltà di chi sa fare un
passo indietro per permettere alla società civile di farne uno in
avanti.
Ieri sera a L’Aquila abbiamo assistito ad un confronto di alto livello,
con un linguaggio chiaro su temi complessi, lontano dai luoghi comuni
della piccola nomenclatura politica. Le cittadine e i cittadini Aquilani
hanno dimostrato di possedere gli anticorpi giusti per un ricambio
qualitativo, professionale e valoriale. È un’occasione irripetibile per
riconnettere la futura classe dirigente alle forze vive del Paese e
della Città.
Votare NO oggi significa difendere un baluardo della democrazia e
contribuire a una ricostruzione politica che parta finalmente dal basso,
dall’impegno di chi, finora, è rimasto escluso da dinamiche di potere
meramente autoreferenziali. DEMOS sosterrà convintamente le ragioni del
NO così come sosterrà la necessità di una vera riforma della giustizia
per chi non può permettersi processi lunghi e costosi o scorciatoie
definite per i potenti già fin troppo garantiti. Si può aprire una nuova
stagione di ritorno alla partecipazione attiva della parte sana della
società sia a livello nazionale che nel capoluogo di Regione , non saper
o voler cogliere questa opportunità sarà una responsabilità che dovrà
ricadere esclusivamente sulla testa dei responsabili. NO allo
stravolgimento della costituzione, NO all’ impunità dei potenti NO al
condizionamento dei magistrati.
e avvocati è stata un’esperienza illuminante.
Vedere una sala gremita al Palazzo dei Nobili a L’Aquila, in un freddo
pomeriggio di pioggia, animata da cittadini accorsi spontaneamente e non
dai soliti addetti ai lavori, ha trasmesso un’impressione positiva
immediata.
Sono entrato con la ferma convinzione di votare NO e di sostenere
attivamente questa battaglia, una scelta che per Demos appare naturale e
che le posizioni del Cardinale Zuppi hanno ulteriormente rafforzato.
La mia analisi affonda le radici nella stagione di Mani Pulite.
All’epoca, si fece credere al Paese di vivere una rivoluzione, mentre in
realtà si stava demolendo un sistema politico. Quella stagione fu
alimentata da una minoranza della magistratura e dalla potenza mediatica
di grandi gruppi economici pronti a usare l’informazione come una clava
contro chiunque cercasse di evitare la caccia alle streghe.
Il paradosso è evidente: i più accaniti sostenitori delle storture di
allora — dagli abusi della carcerazione preventiva all’uso strumentale
dell’avviso di garanzia per “abbattere” ministri sindaci o semplici
amministratori di condominio — erano proprio i precursori dell’attuale
destra di governo. Coloro che sventolavano i cappi in Parlamento contro
il centrosinistra, mostrano oggi la stessa disinvoltura nel voler
neutralizzare l’indipendenza della magistratura. Questa destra, figlia
di un racconto mediatico distorto e di interessi internazionali, punta
ora a minare uno dei pilastri della nostra Costituzione: l’autonomia del
potere giudiziario.
La vera novità dell’incontro di ieri è stata la qualità dei relatori.
Non c’erano i “magistrati-eroi” eletti a furor di popolo o figure come
Di Pietro, Davigo o Ingroia, poi naufragate in gestioni opache o
ambizioni personali. Ho visto sia magistrati che avvocati e docenti noti
e stimati insieme a operatori di giustizia giovani, preparati ed
equilibrati, disposti ad esporsi non per difendere i privilegi di una
casta, ma per il diritto dei cittadini a essere tutelati contro la
ricerca di impunità del ceto politico.
La riforma su cui siamo chiamati a esprimerci non migliora la giustizia:
mira semplicemente a creare due CSM e un organo di disciplina estraneo
allo spirito costituzionale, dove si vuole sostituire la rappresentanza
elettiva con il sorteggio, ( unica esperienza a livello mondiale) con il
solo fine di assoggettare il potere giudiziario alla maggioranza
parlamentare di turno.
Se il centrosinistra vuole tornare a essere protagonista e non
marginale, deve guardare a quella sala gremita. Non deve tentare di
strumentalizzarla, ma aprirsi ad essa con l’umiltà di chi sa fare un
passo indietro per permettere alla società civile di farne uno in
avanti.
Ieri sera a L’Aquila abbiamo assistito ad un confronto di alto livello,
con un linguaggio chiaro su temi complessi, lontano dai luoghi comuni
della piccola nomenclatura politica. Le cittadine e i cittadini Aquilani
hanno dimostrato di possedere gli anticorpi giusti per un ricambio
qualitativo, professionale e valoriale. È un’occasione irripetibile per
riconnettere la futura classe dirigente alle forze vive del Paese e
della Città.
Votare NO oggi significa difendere un baluardo della democrazia e
contribuire a una ricostruzione politica che parta finalmente dal basso,
dall’impegno di chi, finora, è rimasto escluso da dinamiche di potere
meramente autoreferenziali. DEMOS sosterrà convintamente le ragioni del
NO così come sosterrà la necessità di una vera riforma della giustizia
per chi non può permettersi processi lunghi e costosi o scorciatoie
definite per i potenti già fin troppo garantiti. Si può aprire una nuova
stagione di ritorno alla partecipazione attiva della parte sana della
società sia a livello nazionale che nel capoluogo di Regione , non saper
o voler cogliere questa opportunità sarà una responsabilità che dovrà
ricadere esclusivamente sulla testa dei responsabili. NO allo
stravolgimento della costituzione, NO all’ impunità dei potenti NO al
condizionamento dei magistrati.
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