01 Febbraio 2026 - 10:37:45

di Martina Colabianchi

Condanna unanime delle forze politiche abruzzesi per quanto accaduto durante le manifestazioni a Torino contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, quando un poliziotto 29enne originario di Pescara, Alessandro Calista, è stato accerchiato da un gruppo di manifestanti ed aggredito con calci e pugni. Insieme a lui, è rimasto ferito negli scontri anche il collega Francesco Rosella di Casali d’Aschi, in provincia dell’Aquila.

«Esprimo la mia piena e sincera solidarietà ai due poliziotti abruzzesi rimasti feriti: al giovane Alessandro Calista, agente di Pescara, di appena 29 anni, e all’altro poliziotto originario di Gioia dei Marsi, Francesco Rosella. A loro va il pensiero mio personale e dell’intera Regione Abruzzo, insieme all’augurio di una pronta e completa guarigione», scrive il presidente di Regione Marco Marsilio in un post su Facebook.

«Questi uomini indossano una divisa per difendere la legge, garantire la sicurezza dei cittadini e servire lo Stato. Meritano rispetto, non violenza. Chi aggredisce le Forze dell’ordine non sta manifestando un’idea: sta attaccando lo Stato e le sue istituzioni. Non può e non deve esserci alcuna giustificazione per chi trasforma il dissenso in aggressione e l’illegalità in metodo. Lo Stato non arretra di fronte alla violenza. Sta dalla parte di chi ogni giorno, spesso in silenzio, rischia la propria incolumità per garantire libertà e sicurezza a tutti. L’Abruzzo è orgoglioso dei suoi servitori dello Stato, a loro va il nostro sostegno».

«La brutale aggressione subita ieri dai poliziotti abruzzesi Alessandro Calista, di Pescara, e Francesco Roselli, di Casali d’Aschi, è un fatto di una gravità inaudita, che segna un ulteriore e inquietante scivolamento verso forme di violenza criminale incompatibili con qualsiasi idea di società civile. Non siamo di fronte a un semplice episodio di devianza ma a un attacco diretto allo Stato, ai suoi servitori e ai valori che garantiscono ordine, sicurezza e convivenza. Chi colpisce le Forze dell’Ordine non è un ribelle né un provocatore: è un criminale. Un soggetto che rifiuta le regole, disprezza la legalità e mette a rischio l’intera comunità. È questo il livello di degrado culturale che va denunciato con forza, senza attenuanti e senza indulgenze. Esprimiamo sdegno assoluto e una condanna ferma e inequivocabile. Che i responsabili vengano individuati e perseguiti con la massima severità prevista dalla legge, affinché sia chiaro a tutti che la violenza contro chi garantisce la pubblica incolumita’ non sarà mai tollerata né minimizzata. Ad Alessandro e Francesco – e a tutte le donne e gli uomini delle Forze dell’Ordine italiane che subiscono aggressioni nell’adempimento del proprio dovere – va la nostra piena solidarietà, la vicinanza umana e istituzionale, e l’augurio di una pronta guarigione. L’Abruzzo si stringe attorno a loro e ribadisce con forza che il rispetto delle istituzioni e di chi le rappresenta non è negoziabile». Così, in una nota congiunta, il deputato pescarese di Fratelli d’Italia, Guerino Testa, e il capogruppo FdI del Consiglio comunale di Montesilvano, nonché responsabile del dipartimento regionale ‘Sicurezza’ del partito, Marco Forconi.

«Esprimo la mia più sentita vicinanza ai due agenti rimasti feriti negli episodi di violenza verificatisi ieri a Torino e, attraverso loro, a tutti gli uomini e le donne delle Forze dell’ordine impegnati quotidianamente nella difesa della sicurezza e della legalità – ha dichiarato anche il senatore Fdi Guido Liris -. Quanto accaduto a Torino non può essere derubricato a semplice protesta. Siamo di fronte ad atti di violenza grave che mettono a rischio la vita delle persone e che richiedono una risposta chiara e ferma da parte dello Stato».

«Condanniamo con la massima fermezza quanto accaduto e riteniamo inaccettabile che, con il pretesto della protesta, si arrivi ad atti di violenza così gravi contro chi è chiamato a garantire l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini – così la Lega Giovani Abruzzo -. Ancora più grave è che tali episodi siano avvenuti durante una manifestazione in difesa di un centro sociale occupato illegalmente e giustamente sgomberato dal Governo. L’aggressione a un giovane agente impegnato nello svolgimento del proprio lavoro rappresenta un atto vile e indegno, che nulla ha a che vedere con il dissenso democratico. Chi colpisce le forze dell’ordine colpisce lo Stato e il principio stesso di legalità. Ci auguriamo che per i responsabili vi sia un’unica strada: quella della giustizia, con pene certe e adeguate alla gravità delle azioni compiute. La Lega Giovani Abruzzo ribadisce il proprio sostegno alla Lega e al Governo nel portare avanti la battaglia per garantire maggiore tutela, strumenti di difesa e rispetto alle forze dell’ordine, auspicando che anche le opposizioni smettano di tacere di fronte a immagini così gravi e prendano finalmente una posizione chiara»

«Quanto accaduto a Torino è gravissimo e non può essere in alcun modo giustificato. Esprimo la mia piena e convinta solidarietà al poliziotto abruzzese rimasto ferito, così come a tutti gli uomini e le donne delle forze dell’ordine coinvolti negli scontri», così il segretario regionale del Partito Democratico Abruzzo, Daniele Marinelli, interviene sull’aggressione subita dall’agente pescarese durante il corteo.

«La violenza non è e non sarà mai uno strumento efficace per il riconoscimento dei diritti – prosegue Marinelli –. Chi pensa di affermare le proprie ragioni colpendo, ferendo o mettendo a rischio la vita di altre persone sbaglia profondamente e tradisce qualunque causa dica di voler difendere. Il diritto al dissenso è sacrosanto, ma non può mai trasformarsi in guerriglia. Le forze dell’ordine svolgono un ruolo delicatissimo al servizio della collettività e meritano rispetto, non aggressioni. Al nostro agente va l’abbraccio di tutta la comunità democratica abruzzese, con l’augurio di una pronta guarigione. Alla politica il monito di trovare, pur in questi tempi difficilissimi, la via per evitare ogni strumentalizzazione e a favorire un clima di dai toni che consentano il democratico confronto».