03 Febbraio 2026 - 17:32:08

di Tommaso Cotellessa

Nessuna manovra di rilancio, ma un insieme di tagli per circa 170 milioni di euro alla spesa sanitaria nel prossimo triennio. È il duro giudizio espresso dal capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Silvio Paolucci, sul Programma Operativo 2026–2028 della Regione Abruzzo.

«Non è uno strumento di rilancio della sanità pubblica – afferma Paolucci – ma un piano fondato esclusivamente su manovre di contenimento e tagli lineari che, nel complesso, ammontano a circa 170 milioni di euro nel triennio 2026–2028. Il tutto senza considerare che, nonostante questi tagli, il Piano continua a prevedere deficit per l’intero periodo, da coprire con l’aumento delle tasse imposto dal presidente Marsilio».

Per l’ex assessore regionale alla Sanità e al Bilancio, si tratta di «un dato politico e finanziario inequivocabile che smentisce qualsiasi narrazione di rafforzamento del sistema sanitario regionale e colpisce direttamente la sanità territoriale e i servizi di prossimità, quelli destinati alle persone, agli abruzzesi delle aree interne e ai soggetti più fragili».

Entrando nel dettaglio, Paolucci elenca i principali interventi previsti dal Piano: «Oltre 30 milioni di euro in meno sugli investimenti, riducendo la capacità strutturale del sistema di modernizzarsi e rispondere ai bisogni futuri; tagli rilevanti al personale, tra riduzioni e mancate sostituzioni, per un totale che supera i 48 milioni di euro nel triennio, con ricadute non solo sui servizi sanitari ma anche su quelli amministrativi, di pulizia e manutenzione».

Ulteriori compressioni sono previste sulla spesa per dispositivi medici e farmaceutica, per circa 36 milioni di euro, «nonostante la Regione continui a registrare scostamenti dai tetti di spesa e casi di carenze di farmaci salvavita». Colpita anche la sanità territoriale, con «12 milioni di euro in meno destinati ai medici di medicina generale, proprio mentre cresce l’invecchiamento della popolazione e aumenta il carico delle cronicità».

Secondo Paolucci, l’unica voce che potrebbe rappresentare un’iniezione di risorse – il trattamento accessorio del personale – «viene rinviata e resa incerta: non è garantita per il 2026 ed è spostata al 2027–2028, nonostante in altre regioni sia riconosciuta in modo strutturale. Una scelta grave che penalizza il personale sanitario e mina la tenuta quotidiana dei servizi».

Critiche anche sulla programmazione complessiva del sistema: «La sanità territoriale viene ulteriormente indebolita da scelte contraddittorie. È politicamente incoerente la decisione di individuare nuovamente due DEA di secondo livello, smentendo la precedente programmazione e le posizioni finora sostenute. Una giravolta clamorosa che certifica l’assenza di una linea chiara e affidabile, anche alla luce delle imminenti prescrizioni dei tavoli nazionali».

Nel mirino anche il tema delle nuove Aziende ospedaliere: «Si parla di crearne di nuove senza stanziare un solo euro per renderle operative o per investire realmente. Gravissima, inoltre, l’impostazione sul partenariato pubblico-privato per la gestione dei presidi pubblici, con formulazioni vaghe e allusive che lasciano intravedere una privatizzazione strisciante della sanità, soprattutto nei territori più fragili».

Il tutto, sottolinea Paolucci, «avviene mentre il sistema sanitario regionale resta in deficit per l’intero triennio e l’equilibrio dei conti viene garantito esclusivamente attraverso l’aumento delle tasse regionali, scaricando sui cittadini il costo di scelte politiche sbagliate».

«Siamo di fronte a un commissariamento di fatto – conclude –. Una Regione che non governa più la propria sanità. Le decisioni strategiche su Azienda Zero, sulle Aziende ospedaliere e sui DEA vengono rinviate o rimesse a tavoli esterni, mentre il Programma Operativo viene adottato ma non realmente approvato, in attesa delle prescrizioni ministeriali. Il Programma Operativo 2026–2028 non salva la sanità abruzzese: la ridimensiona, la indebolisce e la rende sempre più dipendente da tagli, tasse e privati. Altro che rilancio: 170 milioni di euro di tagli alla sanità pubblica rappresentano un colpo durissimo al diritto alla cura, pagato interamente da cittadini, operatori e territori».