03 Febbraio 2026 - 17:58:04

di Tommaso Cotellessa

«La soluzione giusta ed equilibrata è sparare una pallottola ciascuno, piantata nel cervello. È pulizia».
È questa la frase agghiacciante pubblicata sui social da Luigi Felicioni, rappresentante della Lega di Roseto degli Abruzzi, in riferimento agli scontri avvenuti a Torino tra manifestanti e forze dell’ordine, che hanno causato numerosi feriti tra gli agenti.

Parole che hanno immediatamente suscitato indignazione e polemiche, alle quali Felicioni non ha fatto seguire alcun segnale di pentimento. Al contrario, nelle ore successive l’esponente leghista ha rivendicato quanto scritto attraverso un lungo video diffuso sulla stessa piattaforma social.

Pur definendosi «una persona ovviamente pacifica, democratica e che comunque non risponde di nessun porto d’armi nella sua vita», Felicioni ha ribadito la propria posizione, sostenendo di aver commentato a titolo personale quanto accaduto nel capoluogo piemontese.

«Allora? Orbene. Non piace. Non è un problema mio – ha dichiarato nel video –. Viene ritenuto assolutamente scortese nell’ambito del politicamente corretto. Non mi interessa. Io sono così, una persona libera al di là delle parti politiche».
Nel suo intervento, Felicioni ha poi attaccato quello che definisce «un livello di garantismo talmente assoluto, talmente anacronistico da mettere sullo stesso piano aggressore e aggredito, delinquente e vittima», aggiungendo: «Per me questo non esiste. Il legislatore dovrebbe evitare questo eccesso di garantismo che porta anche a situazioni come quelle di Torino».

Durissima la reazione del Partito Democratico abruzzese. Il segretario regionale Daniele Marinelli, insieme ai parlamentari PD Michele Fina e Luciano D’Alfonso, ha chiesto una presa di distanza netta da parte della Lega nazionale e l’adozione di provvedimenti esemplari nei confronti di Felicioni.

«Le parole pronunciate dall’esponente della Lega di Roseto sono gravissime e inaccettabili – dichiarano –. Siamo di fronte a un livello di degrado istituzionale e civile che non può essere derubricato a semplice “sfogo” o a opinione personale. Invocare pallottole e “pulizia” non è libertà di pensiero: è barbarie verbale che legittima la violenza e avvelena il clima democratico».

Gli esponenti dem ribadiscono inoltre la necessità di una condanna senza ambiguità degli episodi di violenza avvenuti a Torino: «I fatti sono stati gravi e vanno condannati senza esitazioni. La solidarietà alle forze dell’ordine aggredite è piena e convinta, così come è doveroso garantire sicurezza a tutti i cittadini. Ma proprio per questo la risposta deve essere più Stato, non meno Stato. Più legalità, non giustizia sommaria. Più rispetto delle istituzioni, non linguaggio da linciaggio».

«Chi ricopre ruoli pubblici – proseguono – ha il dovere di misurare le parole, perché le parole pesano. Alimentare l’idea che “sparare” sia una soluzione significa scardinare i principi fondamentali dello Stato di diritto di cui si è rappresentanti, sempre. Nel nostro ordinamento non esiste la vendetta, esiste la giustizia. Non esiste la violenza come risposta, esiste la legge».

«I diritti e le garanzie – concludono Marinelli, Fina e D’Alfonso – non sono un favore ai delinquenti, ma la tutela di tutti i cittadini contro l’arbitrio. Mettere sullo stesso piano lo Stato di diritto e la brutalità significa non aver compreso, o voler smantellare, le basi della convivenza civile. Attendiamo che la Lega e la destra, a livello regionale e nazionale, prendano le distanze in modo chiaro e inequivocabile. Il silenzio o l’ambiguità rischiano di trasformarsi in una forma di complicità politica e culturale».