04 Febbraio 2026 - 12:58:54

di Marianna Galeota

Zona 30 pilota a Colle Sapone, piste ciclabili protette, strade scolastiche e attraversamenti illuminati.

Sono le «opere inderogabili», proposte Fiab L’Aquila (Federazione italiana ambiente e bicicletta) ad integrazione del Piano comunale di sicurezza stradale.

Fiab, che ha analizzato le 80 pagine di documento che identifica 25 «punti neri» dove, in città, si concentrano gli incidenti, sottolinea come il Piano abbia qualità innegabili: «14 anni di dati georeferenziati, analisi statistiche rigorose, schede progettuali dettagliate. Una base solida, ma servono queste opere».

Il costo delle opere, precisa Fiab, si aggirerebbe intorno ai 600-800mila euro, «meno di due rotatorie». con un’efficacia di +30-35% di riduzione incidenti, in linea con gli obiettivi nazionali».

Nel dettaglio, spiega Fiab, L’Aquila il piano punta molto sulle rotatorie: «ben 10 sono previste nei punti più critici, per un investimento di quasi 4 milioni di euro. Sulla carta funzionano: la letteratura scientifica conferma riduzioni del 40-60% della mortalità agli incroci. Ma c’è un problema: le rotatorie da sole non bastano. Il Piano nazionale per la Sicurezza stradale (PNSS) 2030 è chiaro: serve un approccio sistemico che protegga soprattutto le utenze vulnerabili – pedoni, ciclisti, bambini, anziani. Il Pcss aquilano potrebbe essere molto più efficace per queste categorie»

Le Zone 30, sottolinea Fiab, «sono le grandi assenti del piano». «Zero chilometri di zone 30 previsti. Eppure il PNSS le indica come intervento prioritario con efficacia “+++” per la protezione di pedoni e ciclisti, capaci di ridurre mortalità e feriti gravi del 50-70%. E attenzione: non parliamo semplicemente di abbassare il limite di velocità con un cartello. Una vera Zona 30 modifica strutturalmente le strade – dossi, restringimenti, chicane – per rendere fisicamente impossibile andare veloce. È il concetto di “strada che si spiega da sola”, dove l’ambiente costruito guida naturalmente i comportamenti».

L’area di Colle Sapone sarebbe la candidata perfetta, secondo Fiab: «7 punti neri concentrati, 6 scuole, 39 incidenti in soli 4 anni, 1 morto e 47 feriti. Costo stimato? 50-80mila euro contro i 500mila di una singola rotatoria. Efficacia? Superiore per bambini e pedoni. Eppure non c’è».

Un’altra «promessa tradita è quella delle strade scolastiche: il Piano dedica ampio spazio al “Progetto Colle Sapone”, un percorso didattico che coinvolgerebbe studenti nella progettazione degli interventi di sicurezza. Un’idea innovativa, persino citata come replicabile a livello nazionale. Ma il progetto rimane sulla carta: senza budget, senza cronoprogramma, senza partner formali. E così L’Aquila continua a non avere nemmeno una strada scolastica – quelle zone con accesso controllato negli orari di entrata e uscita, dove i bambini possono muoversi in sicurezza. Molte città europee ne hanno decine, Bologna le sta moltiplicando e noi? Zero».

Altro capitolo: gli attraversamenti pedonali che sono «sicuri solo a metà»
«Il Piano prevede nuovi attraversamenti pedonali in vari punti neri con illuminazione dedicata perché il 17% dei morti sono pedoni, concentrati in ottobre-inverno nelle ore serali- analizza Fiab – Sono assolutamente necessarie le isole salvagente centrali, come abbiamo suggerito per via Corrado IV.
Nessun riferimento alla segnaletica ad alta percezione visiva presso scuole e ospedali, raccomandata esplicitamente dal PNSS Siamo certi però che l’esempio degli attraversamenti ben realizzati in via Aldo Moro saranno seguiti»

Il documento, inoltre, cita ripetutamente le piste ciclabili protette come strumento essenziale di sicurezza stradale che il Pnss indica con efficacia “++” per ridurre del 25-35% gli incidenti a chi usa la bicicletta.

«I dati aquilani mostrano un +11% di feriti tra i ciclisti negli ultimi anni – specifica la Federazione – l’unica categoria in controtendenza negativa. Eppure, su 25 punti neri identificati, zero prevedono piste ciclabili. Il Pcss indica di realizzarne in via Mausonia ed in via Panella. Ma il paradosso è stridente: riconosciamo che servono per la sicurezza, abbiamo un Biciplan, ma non le realizziamo. Come se un medico diagnosticasse una polmonite e prescrivesse aspirine invece di antibiotici. Il confronto con Bologna brucia: lì hanno realizzato 42 km di nuove ciclabili in 4 anni nell’ambito del PCSS. Noi? Speriamo che di fronte ai 684 metri di pista in via Ficara (protetta solo per 333 metri) faremo un salto di qualità e, soprattutto, di quantità».

Altra questione sollevata da Fiab è inoltre relativa all’analisi costi-benefici: «Il Pcss non fa analisi costi-benefici complete. E con i soli interventi previsti, L’Aquila raggiungerebbe una riduzione del 15% di morti e feriti entro il 2030. L’obiettivo PNSS? -50%. Siamo a un terzo del necessario»

Fiab lancia infine un appello: «Non chiediamo privilegi per i ciclisti, chiediamo sicurezza per tutti. Le piste ciclabili protette non servono solo a chi pedala: liberano le strade dalle auto, riducono l’inquinamento, salvano vite. Non aspettiamo di vedere i ciclisti senza creare strade sicure dedicate L’Aquila ha un’opportunità importante: trasformare questo PCSS da buono a eccellente. Servono coraggio politico e 600mila euro aggiuntivi. In cambio avremo una città più sicura, vivibile, a misura di bambini e di nonni. Il tempo stringe: i fondi Pnrr hanno scadenze. I bandi PNSS 2026-2028 premieranno i piani più completi. Ogni mese di ritardo sono vite a rischio. L’Aquila sa ricostruire dopo le catastrofi. Ora deve imparare a prevenirle».