04 Febbraio 2026 - 09:45:34
di Tommaso Cotellessa
Nel pomeriggio di ieri il borgo di Santo Stefano di Sessanio, in provincia del’Aquila, ha ospitato fra le sue strade e le meraviglie del centro storico del paese montano il principe Turki bin Talal bin Abdulaziz Al Saud, Governatore della Provincia di Asir nel Regno dell’Arabia Saudita.
La relazione con il reale saudita nasce dall’interesse suscitato dal modello di rigenerazione territoriale basato sulla tutela integrale del costruito storico e del paesaggio attuato nel borgo montano.
La visita, infatti, si inserisce in un percorso di dialogo internazionale avviato nei mesi scorsi, quando il Principe aveva invitato l’imprenditore Daniele Kihlgren a visitare alcune aree interne della regione dell’Asir, tra cui Ghiya Village, caratterizzate da un patrimonio architettonico vernacolare di grande valore e da un rapporto ancora integro tra insediamento umano e morfologia del territorio. L’obiettivo era comprendere se e come il modello applicato nel borgo abruzzese potesse essere adattato e replicato anche in contesti extraeuropei.
Le forti analogie tra questi insediamenti – costruiti seguendo le curve di livello del terreno e in profonda continuità con il paesaggio naturale – hanno spinto Sua Altezza Reale a visitare personalmente Santo Stefano di Sessanio per osservare sul campo i risultati di un approccio che rifiuta la nuova edificazione e fonda lo sviluppo sulla conservazione dei ruderi, delle abitazioni medievali abbandonate e dell’identità originaria dei luoghi.
Durante il sopralluogo, il Principe ha manifestato particolare apprezzamento per la decisione assunta dall’amministrazione pubblica di procedere all’abbattimento dell’edificio dell’ex Ostello del Cavaliere, un manufatto fuori scala e fuori contesto realizzato in passato con fondi della Cassa per il Mezzogiorno. Un atto emblematico che riafferma un principio chiave della rigenerazione paesaggistica: la tutela passa anche dall’eliminazione dei detrattori architettonici, ristabilendo il corretto rapporto tra costruito storico, suolo e paesaggio.
Il modello di Santo Stefano di Sessanio si fonda infatti su una regola chiara: non costruire nulla di nuovo, ma recuperare ciò che esiste, rispettando la struttura urbana storica, le tecniche costruttive originarie e la cultura materiale e immateriale del luogo. Un approccio che oggi viene riconosciuto a livello internazionale come leva di sviluppo economico, sociale e culturale per le aree interne.
Nel corso della visita, il principe ha incontrato artigiani e operatori locali, visitando una bottega di lavorazione della lana, un laboratorio del legno, un panificatore storico del borgo e, successivamente, le camere dell’albergo diffuso, la Cantina e il ristorante Sextantio Cucina, accompagnato da Daniele Kihlgren. Un sistema integrato in cui ospitalità, artigianato e paesaggio costituiscono un unico ecosistema economico.
I risultati di questo processo sono oggi misurabili. La rigenerazione ha trasformato un borgo destinato allo spopolamento in un modello di economia diffusa, con la nascita di 26 micro-attività locali e un sistema ricettivo passato, nell’arco di quindici anni, da una sola struttura a oltre venti, garantendo la permanenza e il ritorno dei residenti sul territorio.
Già oggetto di attenzione da parte della Banca Mondiale per progetti di rigenerazione nei Balcani, e oggi al centro di nuove interlocuzioni internazionali, il caso di Santo Stefano di Sessanio dimostra come la tutela del patrimonio storico minore e del paesaggio non rappresenti un vincolo allo sviluppo, ma una scelta strategica capace di generare valore durevole.
La visita del Governatore della Provincia di Asir conferma così Santo Stefano di Sessanio come riferimento internazionale per le politiche di rigenerazione delle aree interne e lancia un messaggio chiaro alle amministrazioni locali: il futuro dei territori passa dalla conservazione, dalla rinuncia alla nuova edificazione e dal rispetto profondo dell’integrità dei luoghi.
LAQTV Live