05 Febbraio 2026 - 19:57:02
di Redazione
«Servono regole che tengano conto delle profonde differenze demografiche e territoriali del Paese. La legge delega e i nuovi criteri di ripartizione del Fondo sanitario nazionale possono rappresentare un vero momento di svolta per garantire equità». È il messaggio lanciato dal presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, al termine dell’incontro tra la Conferenza delle Regioni e il ministro della Salute, Orazio Schillaci, svoltosi a Roma.
Marsilio ha ringraziato il ministro per la disponibilità al confronto, definendo il passaggio «importante» e potenzialmente decisivo per il futuro della sanità pubblica. «L’obiettivo – ha sottolineato – deve essere uno solo: garantire a tutti i cittadini, ovunque vivano, lo stesso diritto alla salute, attraverso strumenti e risorse calibrati sulle reali caratteristiche dei territori».
Al centro dell’intervento del governatore abruzzese c’è la necessità di rivedere le regole che oggi disciplinano l’organizzazione delle reti ospedaliere e dei servizi territoriali. In particolare, Marsilio ha indicato come prioritario il superamento dell’attuale impianto normativo, a partire dal decreto Lorenzin, ritenuto non più adeguato a rispondere alle esigenze delle Regioni con popolazione ridotta e territori complessi. «Parametri pensati per le aree metropolitane – ha spiegato – finiscono per penalizzare realtà come l’Abruzzo, caratterizzate da bassa densità abitativa e difficoltà orografiche».
Secondo il presidente, il nodo non riguarda soltanto l’ammontare complessivo delle risorse destinate alla sanità, pur auspicando un incremento del Fondo sanitario nazionale, ma soprattutto i criteri di distribuzione e le regole che governano l’organizzazione dei servizi. «Da troppo tempo – ha aggiunto – il riparto non garantisce una vera equità. Ci sono territori che sostengono costi oggettivamente più elevati, legati alla conformazione geografica e alle condizioni socio-economiche, e questo non viene adeguatamente riconosciuto».
Marsilio ha quindi ribadito la necessità di ammettere l’esistenza di “Italie diverse”, per le quali non possono valere criteri uniformi. «Applicare le stesse regole ovunque, dalla sanità territoriale alle strutture ospedaliere, rischia di produrre nuove disuguaglianze», ha concluso, esprimendo l’auspicio che il confronto avviato con il Ministero possa portare a una riscrittura complessiva delle regole del sistema sanitario, superando interventi marginali che non risolvono i problemi strutturali.
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