05 Febbraio 2026 - 10:26:24

di Martina Colabianchi

Non si arresta la piaga delle morti e degli infortuni sul posto di lavoro, aumentati di 211 in Abruzzo rispetto all’anno precedente, facendo registrare un totale di 12.033 incidenti registrati dall’Inail.

Nonostante le tante azioni sindacali volte a garantire maggiore sicurezza, non si inverte un trend che da troppi anni caratterizza in negativo il mondo del lavoro. In questo senso, dichiarano il segretario Cgil Abruzzo Molise Francesco Spina e il coordinatore regionale Inca Cgil Abruzzo Molise Mirco D’Ignazio, «non rassicura di certo l’assenza in legge di bilancio di risorse in materia. Niente è stato previsto per aumentare e migliorare controlli ed ispezioni, così come non si prevedono investimenti pubblici di alcun tipo».

In Abruzzo è la provincia di Chieti quella che nel 2025 ha fatto registrare più denunce di infortuni all’Inail (3.578 con un calo sul 2024 di 48), ma è L’Aquila la provincia che ha fatto registrare l’aumento più importante con un +142 infortuni rispetto al 2024. Ci sono poi la provincia di Teramo con 3.242 (58 in più del 2024) e Pescara con 2.349 (con una crescita di 59 unità).

Rispetto al genere, nel 64% dei casi i lavoratori coinvolti sono stati uomini e nel 36% donne, mentre analizzando la nazionalità emerge che si è trattato di italiani nell’84% dei casi a fronte del 16% di stranieri.

Il settore dove maggiormente si è registrato il maggior numero di infortuni è quello dell’industria manifatturiera (in particolare quella alimentare e della lavorazione di prodotti in metallo) con il 16% del totale, seguito dall’edilizia con il 12%, sanità ed assistenza sociale con il 10% e agricoltura con l’8%.

Cala il numero degli incidenti mortali: sono stati 19 nel 2025 a fronte dei 23 del 2024. Un calo che non può certo rappresentare un traguardo ma che al contrario continua a parlare di troppi lavoratori che dopo un turno di lavoro non sono tornati a casa dalle loro famiglie.

Sette le vittime in provincia di Chieti, mentre 4 ciascuna in quelle di Teramo, L’Aquila e Pescara (erano state rispettivamente 6, 7, 5 e 5 nel 2024). In tutti i casi si è trattato di maschi con un’età compresa tra i 21 e gli 83 anni.

Quello della logistica e del magazzinaggio, con 4 lavoratori deceduti, il settore più colpito, mentre 3 vittime si sono registrate rispettivamente in edilizia, agricoltura e fabbricazione e riparazione autoveicoli, 2 nella lavorazione industriale di minerali mentre 1 nell’assistenza sanitaria, nell’energia e nell’industria manifatturiera.

Quello degli incidenti e delle morti sul lavoro dovrebbe essere, per i rappresentanti sindacali, il «tema che quindi dovrebbe essere messo al primo posto dell’agenda politica, continua invece ad essere relegato ad eventuali interventi di singole realtà di buona volontà, senza una strategia comune e precisa che risolva definitivamente il problema. Mancano le risorse pubbliche, ma si è molto indietro anche rispetto agli investimenti privati. Troppe aziende, nonostante la tecnologia permei sempre di più il mondo del lavoro con l’intelligenza artificiale ormai presente in tutti i settori, continuano a considerare la sicurezza solo come un costo da tagliare e non un’opportunità per migliorare le condizioni di chi lavora con l’adozione di sistemi che possano prevenire ed evitare incidenti».

A fronte di questi numeri, «è necessario che tutti gli attori, – concludono – a partire da politica nazionale e locale e imprese, si facciano carico dei propri compiti e delle proprie responsabilità, ponendo attenzione e impegno per interrompere quella che è una tragedia che tocca, ogni giorno, il mondo del lavoro. Perché lavoratrici e lavoratori non sono numeri ed il profitto non può essere considerato più importante della loro salute e della loro vita».