10 Febbraio 2026 - 11:54:30
di Beatrice Tomassi
L’uccisione dell’orsa Amarena, simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, entra nella fase processuale. Questa volta realmente.
La Procura della Repubblica di Avezzano, infatti, ha emesso un nuovo decreto di citazione diretta a giudizio nei confronti di Andrea Leombruni per il prossimo 28 aprile.
Parliamo di “nuovo” decreto in quanto il procedimento si sarebbe dovuto avviare già il 19 gennaio scorso, ma la prima udienza si è conclusa con un rinvio dovuto a una nullità procedurale che, di fatto, ha invalidato l’intera fase introduttiva, costringendo la Procura a un integrale riavvio degli atti e imponendo alle parti offese di ricominciare l’iter da capo.
Uno stop, seppur momentaneo, che aveva suscitato non poche preoccupazioni, soprattutto da parte della LEAL (Lega Antivivisezionista), che ha presentato denuncia sin dalle prime ore successive all’uccisione, ha seguito l’iter investigativo fino al rinvio a giudizio ed è stata ammessa come parte civile. In particolare, l’associazione guardava al protrarsi dei tempi come ad un rischio concreto di prescrizione, compromettendo l’accertamento di un reato considerato di eccezionale gravità.
Ma ora è ufficiale: l’iter riparte da capo.
A processo davanti al Tribunale di Avezzano, siederà dunque il 28 aprile per l’udienza predibattimentale Andrea Leombruni, l’uomo che nella notte del 31 agosto 2023, alla periferia di San Benedetto dei Marsi, sparò all’esemplare di orso bruno marsicano, specie protetta. Amarena venne trovata agonizzante dalle guardie del parco e morì poco dopo davanti all’abitazione del Leombruni.
LEAL accoglie questa nuova partenza con favore, rilevando come l’impianto accusatorio resti immutato e rifletta la piena gravità dei fatti contestati.
Gian Marco Prampolini, Presidente LEAL, dichiara: «Il prossimo 28 aprile 2026 saremo nuovamente in aula come parte offesa per assicurarci che la morte di Amarena non resti impunita. Nonostante il rallentamento processuale dovuto a un errore burocratico, la nostra determinazione resta massima affinché venga fatta piena luce sulla condotta dell’imputato e venga applicata una pena esemplare, proporzionata alla gravità dell’illecito commesso».
Un caso che ha segnato profondamente il dibattito sulla tutela della fauna selvatica e che tocca uno dei nodi più delicati della conservazione della natura in Italia.
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