12 Febbraio 2026 - 12:28:31

di Angelo Liberatore

Il ricordo di Edoardo Alesse, rettore emerito dell’università dell’Aquila recentemente scomparso, ha aperto la cerimonia di inaugurazione dell’Anno accademico 2025/2026 dell’Ateneo del Capoluogo d’Abruzzo.

Platea in piedi e musica d’arpa in sottofondo nell’aula magna “Vincenzo Rivera” del centro congressi Zordan, per rendere omaggio ad una persona che – a livello umano e professionale – ha dato tantissimo all’Università dell’Aquila.

A sottolinearlo anche le parole dell’attuale rettore di Univaq, Fabio Graziosi, che proprio da Alesse aveva preso il testimone.

Graziosi – alla sua prima inaugurazione di anno accademico da Rettore – per descrivere l’Ateneo aquilano ha parlato di una realtà «solida, coesa, autorevole e capace di consolidare la base studentesca».

Insomma un quadro positivo, seppur inserito in uno scenario generale che, per le Università, parla di una contrazione dei fondi a disposizione. «Il Fondo di finanziamento ordinario (FFO), principale fonte di finanziamento di un ateneo, e la struttura della spesa – ha detto Graziosi – restituiscono il quadro di un’università che opera in un contesto di risorse limitate e fortemente vincolate, ma che è stata in grado di mantenere fino ad ora un equilibrio complessivo, assicurando la continuità delle proprie funzioni fondamentali. Occorre evidenziare come la crescita della spesa presenti un andamento che non è compensato dal più modesto incremento del Fondo di funzionamento ordinario pur in un quadro in cui il personale conserva o addirittura riduce la propria consistenza numerica. In questo scenario, che riteniamo stia preoccupando l’intero sistema universitario pubblico nazionale, il mantenimento di un assetto governabile per il futuro non è affatto scontato».

A questo si aggiunge la criticità del personale tecnico-amministrativo: la rappresentante Michela Di Michele ha evidenziato salari bassi e una preoccupante fuga di risorse, con il 15% di dimissioni in 5 anni e una perdita prevista di 130 unità entro il 2030.

Per il prossimo futuro tante sono le sfide che l’Università dell’Aquila ha intenzione di raccogliere e vincere.

Rafforzare ancora di più la qualità dell’offerta formativa e l’offerta di residenzialità per gli studenti, e poi guardare all’esterno potenziando la rete (già in essere) di rapporti inter accademici.

Un altro importante tema toccato nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico è stato quello del patrimonio immobiliare di Univaq.

L’Ateneo può contare su un patrimonio di sedi diffuse che si estende su oltre 131mila metri quadrati, ma oltre 42mila non sono ancora disponibili.

A questo proposito, Graziosi da un lato ha fornito novità sul futuro del complesso ex Reiss Romoli che «diventerà un polo centrale per il trasferimento tecnologico», mentre dall’altro ha spinto sulla necessità che si esca dallo stallo che ancora caratterizza il recupero dell’ex San San Salvatore, della ex Colonia di Roio e di Palazzo Carli.

Immobili importanti per l’università e per i quali – ha detto il rettore Graziosi – «serve al più presto un cronoprogramma o anche una revisione delle competenze».

Qualche numero. Il rettore ha ricordato l’ampia e articolata offerta didattica presentata dall’Università dell’Aquila, che oggi conta 72 corsi di studio (triennali, magistrali e a ciclo unico), 9 dottorati di ricerca, 21 scuole di specializzazione, mediche e non mediche, e 11 master.

Per quanto riguarda gli iscritti, nel 2024/2025 sono stati circa 20 mila, di cui 6900 immatricolati.