16 Febbraio 2026 - 15:33:48
di Martina Colabianchi
Una nuova valutazione tecnica sull’incidente stradale avvenuto l’8 agosto scorso in Albania, costato la vita a un 17enne e con tre persone ferite, è stata chiesta alla Procura competente dai legali del professore italiano Michele D’Angelo, 44 anni, docente di biologia all’Università dell’Aquila.
Il docente, imputato nel procedimento, dopo 76 giorni di carcerazione preventiva era rientrato in città lo scorso 24 ottobre. Ma non è ancora finita: D’Angelo rischia infatti una pena compresa tra 5 e 20 anni e proclama, attraverso il suo collegio difensivo, la sua «evidente innocenza».
Il punto sul caso è stato fatto nel corso di una conferenza stampa nella sala congressi del Vh Eurostar Tirana Hotel Congress, in Albania, dal team difensivo composto dagli avvocati Ardian Visha, Ilenja Mehilli e Fabio Maria Galiani.
L’incidente si è verificato sull’asse Levan-Fier, nei pressi del passo di Kushovice, e ha coinvolto una Lancia Ypsilon guidata dal docente e una Mercedes condotta da un cittadino albanese che è deceduto nei giorni successivi al ricovero.
Secondo la ricostruzione della procura, la responsabilità del sinistro sarebbe da attribuire alla manovra del professore, con l’ipotesi anche di allontanamento dal luogo dell’incidente. D’Angelo, invece, si è presentato alle autorità il giorno successivo ed è stato sottoposto a custodia cautelare per circa due mesi.
Secondo quanto riportato, la procura avrebbe chiuso le indagini ed è attesa la formalizzazione delle imputazioni.
Ma la difesa contesta le conclusioni. «Le responsabilità vanno accertate secondo la legge e non sull’emotività», ha sottolineato Galliani nel corso dell’incontro.
I legali sostengono che sul tratto interessato fosse presente una linea tratteggiata che consentiva la svolta e che il professore procedesse a bassa velocità, mentre l’altro veicolo sarebbe sopraggiunto a velocità superiore ai limiti. Per questo è stata presentata un’istanza alla procura per una nuova verifica sul posto.
I legali chiedono, quindi, un accertamento diretto sulle condizioni della strada e della segnaletica.
Nel corso della conferenza è stata inoltre esclusa l’ipotesi di fuga. «Il professore non si è sottratto, si è messo a disposizione delle autorità», ha sostenuto la difesa, ribadendo la necessità di una ricostruzione basata su elementi oggettivi.
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