19 Febbraio 2026 - 19:51:07

di Vanni Biordi

Esiste una sottile linea di congiunzione che lega il rigore dei bilanci alla vivacità della produzione creativa, un confine che nella provincia dell’Aquila sta diventando sempre più sfumato.

All’Auditorium della Fondazione Carispaq, l’incontro dal titolo «Economia e Cultura nel contesto socio economico della provincia dell’Aquila» non è stato soltanto un esercizio accademico, ma la presa d’atto di una mutazione strutturale in corso.

Il capoluogo abruzzese e il suo hinterland si propongono oggi come un modello sperimentale dove la bellezza e la memoria storica smettono di essere voci passive per trasformarsi in «asset» strategici.

L’apertura dei lavori, affidata al Sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi e introdotta dal Presidente della Fondazione Carispaq, Fabrizio Marinelli, ha delineato il perimetro di un’azione che mira alla resilienza propositiva. Non si parla più solo di ricostruzione fisica, ma di una rigenerazione immateriale che trovi nel sapere la sua linfa vitale.

«Questo incontro – ha dichiarato il Presidente Marinelli – nasce dalla consapevolezza che lo sviluppo del territorio non può prescindere dalla valorizzazione del suo patrimonio umano, storico e creativo. La cultura rappresenta non solo un elemento identitario, ma una vera infrastruttura sociale ed economica capace di generare opportunità». Le analisi tecniche hanno offerto una base scientifica a questa visione.

La professoressa Alessandra Faggian, docente di Economia Applicata presso il Gran Sasso Science Institute, e Giovanni Di Cesare, Consigliere del CNEL, hanno evidenziato come la provincia aquilana operi ormai come un laboratorio a cielo aperto. La sfida, emersa chiaramente dai loro interventi, è quella di armonizzare la crescita industriale con la tutela dell’ambiente, garantendo al contempo quella coesione sociale che è il vero collante di ogni comunità in transizione.

La seconda parte della giornata ha visto il pragmatismo del mondo produttivo confrontarsi con le istituzioni bancarie e di garanzia. Nella tavola rotonda che ha coinvolto i vertici della Fondazione, rappresentata da Pierluigi Panunzi e Raffaele Marola, è emersa la volontà di costruire «strategie di lungo periodo».

Il focus resta il futuro delle giovani generazioni: l’obiettivo è trasformare le storiche fragilità del territorio in vettori di attrattività per nuove competenze. In questo scenario, la cultura non è un lusso, ma il presupposto per l’innovazione. Come sottolineato nelle conclusioni, la responsabilità della Fondazione e degli attori locali è quella di «costruire visioni condivise», affinché L’Aquila non sia solo un luogo del ricordo, ma una capitale della conoscenza capace di parlare ai mercati internazionali con la forza della propria identità.