19 Febbraio 2026 - 19:37:26
di Vanni Biordi
Nella sede di Palazzo dell’Emiciclo, si è svolta la cerimonia di intitolazione della Sala della Presidenza del Consiglio regionale dell’Abruzzo alla memoria di Norma Cossetto. Un atto solenne, sobrio nei gesti ma denso di significato storico e civile, che ha visto riunite le più alte cariche istituzionali della regione insieme al senatore Roberto Menia, primo firmatario della legge 30 marzo 2004, n. 92, che ha istituito la Giornata del Ricordo.
Norma Cossetto nacque a Santa Domenica di Visinada, in Istria, nel 1920. Studentessa universitaria a Padova, tornata in patria nell’autunno del 1943, fu arrestata dai partigiani jugoslavi, torturata e gettata viva in una foiba nei pressi di Villa Surani il 5 ottobre di quell’anno. Aveva 23 anni. Nel 2005 le fu conferita la medaglia d’oro al Merito Civile alla memoria dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, con la motivazione che la ricorda come «vittima della barbarie delle foibe» e «esempio luminoso di amor patrio». Il suo nome è divenuto nel tempo il simbolo di un massacro troppo a lungo rimosso dalla coscienza collettiva italiana: quello delle migliaia di cittadini italiani uccisi, tra il 1943 e il 1945, dai reparti del generale Josip Broz Tito nelle regioni di Istria, Fiume e Dalmazia.
«Questa intitolazione non è un gesto politico, è un atto di civiltà», ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri nel corso della cerimonia. «Tenere viva la memoria di Norma Cossetto significa riconoscere una tragedia italiana che per decenni è stata negata o minimizzata».
Il senatore Roberto Menia, tra i protagonisti più tenaci del percorso che ha portato all’istituzione della Giornata del Ricordo, è stato il primo firmatario della proposta di legge, ha ripercorso le tappe di una battaglia culturale e parlamentare durata anni. «La legge del 2004», ha ricordato Menia, «fu il risultato di un percorso trasversale, in cui destra e sinistra trovarono finalmente un punto di convergenza sul riconoscimento di una pagina buia della storia italiana. Ma il lavoro non è finito: c’è ancora chi nega, chi relativizza, chi preferisce il silenzio». La Giornata del Ricordo, celebrata ogni anno il 10 febbraio, data che commemora la firma del Trattato di Parigi del 1947, con il quale l’Italia cedette alla Jugoslavia buona parte dei territori orientali, ha segnato un punto di svolta nel dibattito pubblico nazionale, pur non avendo ancora raggiunto la capillarità della memoria che accompagna altre ricorrenze civili.
L’iniziativa abruzzese è la prima in Italia e si inserisce in un filone più ampio di riconoscimenti istituzionali dedicati alle vittime delle foibe e agli esuli giuliano-dalmati, che negli ultimi anni ha coinvolto comuni, province e regioni di tutta Italia. Una risposta, anche tardiva, al lungo silenzio che ha avvolto questa vicenda per ragioni ideologiche e geopolitiche legate alla Guerra Fredda e alla difficile gestione del confine orientale. Secondo le stime degli storici, le vittime delle foibe furono tra i diecimila e i quindicimila, mentre l’esodo degli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia coinvolse tra i 250.000 e i 350.000 profughi. Dati che la storiografia internazionale ha ormai consolidato, pur in presenza di interpretazioni ancora dibattute sulle responsabilità politiche e militari.
La sala intitolata a Norma Cossetto a Palazzo dell’Emiciclo rimarrà un segno duraturo nella sede del potere legislativo regionale abruzzese. Un luogo di rappresentanza e di deliberazione che porta ora impresso il nome di una giovane donna la cui storia, per troppo tempo, ha dovuto lottare per essere raccontata.
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