Legge tagliaComuni, Di Marco spiega cosa perdono gli esclusi: "nessuna concreta misura di compensazione"

21 Febbraio 2026 - 09:57:14

“La scelta di riformulare in negativo la definizione di comuni montani
che ha regnato fino a oggi, non è un modo di migliorare l’apporto dello
Stato sul territorio, anzi. Perché la classificazione incide
direttamente su fiscalità, incentivi, accesso ai fondi e possibilità di
sviluppo, benefici che i 27 centri esclusi dalla riclassificazione non
avranno più, ricevendo in cambio solo la promessa di essere considerati
dal punto di vista di sostegni e fondi. Restare fuori taglia anche tante
cose, e non bastano le raccomandazioni di chi guida oggi la Regione a
compensarle. Serve un impegno che vada oltre e che presenti già da
subito misure che diano le coperture ad oggi solo promesse. La Regione
scenda in campo, al posto di provare difese fragili della scelta solo
perché arriva dal governo amico: chieda a questi provvedimenti che si
attivino in contemporanea, cosa che al momento non c’è”, sottolinea il
consigliere Antonio Di Marco.

“Restare fuori comporta: esclusione da bonus e crediti d’imposta per
l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa e per le imprese
giovanili; assenza di sgravi contributivi per i lavoratori in smart
working che si trasferiscono nei piccoli comuni; mancata riduzione
strutturale dei contributi nel settore agricolo; applicazione delle
imposte ordinarie, più elevate, sui trasferimenti di terreni agricoli;
minore punteggio nei bandi regionali ed europei; impossibilità di
accedere al Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane – enumera Di
Marco – e queste soto privazioni pesanti . La nuova definizione di
“montanità” si basa esclusivamente su criteri tecnici legati ad
altitudine e pendenza del territorio. Tuttavia, le conseguenze di tale
impostazione sono concrete: economiche, sociali e amministrative. La
classificazione montana non può essere ridotta a calcoli teorici, poiché
rappresenta una leva strategica capace di determinare risorse
disponibili, strumenti operativi e margini di intervento per i
territori. È quindi necessario che il governo regionale segua i consigli
degli enti che rappresentano i Comuni e che sono contro il
ridimensionamento e rappresenti in modo equilibrato le esigenze di tutti
i territori, senza distinzioni né preferenze, tutelando il futuro delle
aree interne e dei servizi locali”.