21 Febbraio 2026 - 09:12:06

di Vanni Biordi

Nel 2025, in Abruzzo quasi un lavoratore neoassunto su cinque è straniero. Il dato preciso si attesta al 19,3% del totale delle assunzioni previste, vale a dire 23.890 ingressi su 123.880, e collocano la regione al quattordicesimo posto nella graduatoria nazionale stilata dall’Ufficio studi dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre, elaborata su dati del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

La media italiana si attesta al 23,4%, con regioni come il Trentino-Alto Adige (31,5%), l’Emilia-Romagna (30,6%) e la Lombardia (29,2%) a guidare la classifica. L’Abruzzo resta dunque al di sotto di quel livello, ma il dato che merita attenzione è un altro: la traiettoria di crescita. Rispetto al 2017, anno assunto come base di riferimento nell’analisi, le assunzioni previste di lavoratori stranieri nella regione sono passate da 11.810 a 23.890 unità, registrando un incremento del 102,3%. Un raddoppio pieno, che in termini assoluti supera la variazione percentuale media nazionale ferma al 139,3%. Il confronto fotografa una regione che, pur partendo da numeri contenuti, ha accelerato in misura significativa il proprio assorbimento di forza lavoro straniera.

Il quadro provinciale rivela squilibri rilevanti, che sarebbe improprio ignorare. L’Aquila emerge come il territorio abruzzese più permeabile all’ingresso di lavoratori immigrati: il 27,3% delle nuove assunzioni previste nel capoluogo di regione riguarda persone di nazionalità non italiana, con 7.380 ingressi su 26.990 totali. Un valore che si colloca addirittura sopra la media nazionale, e posiziona L’Aquila al 37° posto in Italia su 105 province censite.

Teramo segue con il 20,6%, 6.950 assunzioni straniere su 33.670, confermandosi mercato del lavoro relativamente dinamico, con una domanda di manodopera che non riesce ad essere soddisfatta pienamente dall’offerta locale.

Diverso il quadro per Pescara, dove l’incidenza scende al 15,5%: 4.310 ingressi su 27.860.

Chieti chiude la graduatoria provinciale con il 14,9%, pari a 5.260 assunzioni straniere su 35.370 totali, il dato più basso tra le quattro province abruzzesi e lontano dalla media regionale.

Le ragioni di questi divari vanno cercate nella struttura economica locale. Le aree con maggiore presenza di agricoltura intensiva, edilizia e logistica tendono ad attrarre più lavoratori stranieri: sono settori dove la carenza di manodopera italiana è strutturale e non congiunturale. Secondo la CGIA, a livello nazionale quasi la metà delle nuove assunzioni in agricoltura riguarda stranieri (42,9%), quota che scende al 33,6% nelle costruzioni e si attesta al 26,7% per pulizie e trasporti. In Abruzzo, dove l’economia è trainata da un tessuto di piccole e medie imprese manifatturiere, dall’agricoltura della costa e della Valle Peligna, nonché da un crescente settore dei servizi, questi comparti costituiscono il principale canale di ingresso per i lavoratori immigrati.

Un elemento di contesto non trascurabile riguarda la posizione dell’Abruzzo nello scenario previdenziale e demografico. Secondo l’elaborazione della Fondazione Leone Moressa su dati INPS, citata nel report della CGIA, i lavoratori dipendenti extracomunitari in Abruzzo ammontano a 30.944 su un totale di 368.080, con un’incidenza dell’8,4% sull’insieme dei lavoratori dipendenti del settore privato non agricolo. Anche qui, un valore inferiore alla media italiana del 12,4%, ma significativo in termini assoluti per una regione che convive con una progressiva riduzione della popolazione residente e un saldo demografico negativo ormai strutturale.

«I lavoratori stranieri non sono un’aggiunta accessoria, ma una componente essenziale dell’economia italiana», si legge nel report dell’Ufficio studi della CGIA. L’analisi sottolinea che «versano più di quanto ricevono, contribuendo a sostenere il sistema previdenziale, in termini di liquidità disponibile». Una considerazione che, nel caso abruzzese, assume una valenza particolare: una regione con un tasso di invecchiamento della popolazione superiore alla media e con una pressione crescente sulla spesa sanitaria e assistenziale non può permettersi di ignorare il contributo, fiscale, previdenziale e produttivo, dei lavoratori immigrati.

Va precisato, per correttezza metodologica, che i dati del Sistema Excelsior rappresentano previsioni di assunzione espresse dalle imprese, non dati consuntivi. Sono approssimati alle decine e soggetti a revisione. Però, come metodologia di analisi delle tendenze strutturali del mercato del lavoro, costituiscono uno dei riferimenti più attendibili disponibili a livello territoriale. La fonte è certificata: Unioncamere e Ministero del Lavoro, con elaborazione dell’Ufficio studi CGIA su base provinciale e regionale.

Il segnale che emerge per l’Abruzzo è dunque di doppia facciata: da un lato, la regione resta al di sotto della media nazionale per incidenza percentuale di assunzioni straniere, a conferma di un mercato del lavoro ancora relativamente poco internazionalizzato rispetto al Nord Italia. Dall’altro, la dinamica di crescita registrata nell’ultimo ottennio, con assunzioni più che raddoppiate, indica che il processo di integrazione economica dei lavoratori immigrati è in atto, con andamenti differenziati tra le province e una leadership evidente di L’Aquila. Una transizione silenziosa ma irreversibile, che richiede politiche attive di integrazione, formazione e regolarizzazione per essere gestita con efficacia nell’interesse collettivo del territorio.