22 Febbraio 2026 - 10:27:10
di Martina Colabianchi
La gestione delle risorse idriche in Abruzzo si trova a un bivio decisivo, e il dibattito non può esaurirsi in una mera questione di aritmetica sui gestori.
È questa la posizione netta di Angelo Radica, presidente di Ali Abruzzo, che interviene con forza sulla riforma del ciclo idrico integrato regionale il cui dibattito, nelle ultime settimane, sta entrando pienamente nel vivo.
Secondo Radica, il focus della discussione deve spostarsi dal numero dei soggetti in campo alla qualità reale del servizio offerto ai cittadini e alla sostenibilità del sistema nel lungo periodo.
Il quadro attuale descritto dal presidente è critico, segnato da un’efficienza delle reti che colloca la regione ai gradini più bassi della classifica nazionale, con una dispersione idrica media che supera abbondantemente la media italiana. «Non ci appassiona il dibattito esclusivamente numerico su quanti gestori debbano rimanere nella nuova programmazione del ciclo idrico integrato in Abruzzo. La riforma dovrà rispondere a chiare esigenze territoriali, di efficienza, di equità e di sostenibilità delle tariffe», ha dichiarato Radica, sottolineando come l’obiettivo primario debba essere la riduzione degli sprechi in una terra dove le perdite idriche toccano punte allarmanti, superando in alcuni ambiti la soglia del 70%.
Analizzando i dati tecnici, emerge come noto una situazione frammentata: se la provincia di Teramo riesce a contenere le perdite intorno al 50%, i territori di Chieti e dell’Aquila mostrano criticità estreme, con picchi di dispersione che rendono il sistema quasi insostenibile.
Per Radica, questa emorragia non è più tollerabile: «Bisogna conciliare la logica locale con l’assenza di una regia nazionale che contrasta con la crescente necessità di investire in opere che interessano più Ato, anche per fronteggiare le sfide indotte dalla crisi climatica e quelle connesse al governo ottimale della risorsa idrica».
La proposta di Ali punta dunque su una riforma inclusiva, capace di coinvolgere tecnici, stakeholder e forze politiche in un percorso condiviso per ammodernare tubature spesso vecchie di cinquant’anni. Il ruolo dell’Ersi diventa centrale non come decisore solitario, ma come facilitatore che metta i sindaci nelle condizioni di scegliere consapevolmente l’assetto gestionale più funzionale.
L’obiettivo ultimo è l’eliminazione delle disparità tra centri urbani e aree interne, affinché non esistano più cittadini penalizzati dalla propria posizione geografica. «La proposta deve garantire ai cittadini di piccoli comuni gli stessi standard di servizio dei grandi centri. Non possiamo più permetterci territori di serie A e di serie B. L’acqua è un diritto e va gestita con responsabilità e visione unitaria», conclude Radica, invocando una gestione che premi finalmente l’innovazione e l’efficienza senza gravare ingiustamente sulle tasche degli abruzzesi.
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