GD su carceri: "Abruzzo situazione critica, servono urgenti interventi"
24 Febbraio 2026 - 09:58:30
relazione del Presidente Vicario della Corte di Appello, Fabrizio Riga,
letta all’inaugurazione dell’anno giudiziario e delle segnalazioni delle
organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria, descrivono una
realtà che non può più essere ignorata: istituti sovraffollati, aumento
costante dei detenuti, organici insufficienti e condizioni di lavoro
sempre più critiche per la polizia penitenziaria. In Abruzzo i detenuti
hanno raggiunto quota 1.981, in aumento rispetto ai 1.908 dello scorso
anno, con un tasso di sovraffollamento che in diversi istituti supera la
capienza regolamentare. Una miscela che mette a rischio la sicurezza e
mina alla base la credibilità dello Stato”, così Saverio Gileno,
Segretario Regionale Giovani Democratici Abruzzo; Emanuele Castigliego,
Segretario Giovani Democratici Nuova Pescara e Responsabile
Organizzazione Giovani Democratici Abruzzo; Federico Proterra,
Presidente Provinciale Giovani Democratici Pescara.
“Non siamo davanti a un’emergenza improvvisa, ma al risultato di anni di
scelte sbagliate e di una gestione che ha privilegiato l’annuncio alla
programmazione – dicono gli esponenti GD – . Oggi paghiamo il prezzo di
un sistema che regge su equilibri fragilissimi, dove mancano agenti,
educatori, personale sanitario e strumenti adeguati per affrontare
situazioni sempre più complesse, comprese quelle legate al disagio
psichico.
Il carcere, così com’è, rischia di trasformarsi in un contenitore di
marginalità. In luoghi che dovrebbero rappresentare la presenza dello
Stato, si concentrano invece solitudine, tensione e assenza di
prospettive. Sono diventati “non luoghi” della vita – o peggio, della
“non vita” – spazi che comprimono la dignità umana senza costruire reali
percorsi di responsabilizzazione e reinserimento. Il tema non riguarda
soltanto i detenuti. Riguarda gli agenti che lavorano in condizioni
difficilissime, spesso sotto organico e senza adeguato supporto.
Riguarda le famiglie. Riguarda la sicurezza collettiva. Perché un
sistema penitenziario che non funziona non produce sicurezza, ma
ulteriore fragilità sociale.
La situazione abruzzese si inserisce inoltre in un quadro nazionale
allarmante: come denunciato dall’associazione Antigone nel suo ultimo
report, nel 2025 in Italia i detenuti sono aumentati di circa 2.000
unità senza alcun incremento dei posti disponibili, con strutture dove
in molti casi non sono garantiti neppure tre metri quadri a persona, ai
limiti dello Stato di diritto. La riforma della giustizia di cui il
Paese ha bisogno passa da investimenti seri sull’edilizia carceraria,
sulla messa in sicurezza delle strutture esistenti e sulla realizzazione
di nuovi istituti, ma anche dal potenziamento delle REMS in sinergia con
le Regioni, delle misure alternative alla detenzione e dall’assunzione
di polizia penitenziaria ed educatori: la vera giustizia non è nella
separazione delle carriere, ma nell’offrire al condannato un’autentica
possibilità di rieducazione.
Serve un intervento strutturale: assunzioni stabili e immediate per
colmare la carenza di personale, investimenti sull’edilizia
penitenziaria, rafforzamento del supporto sanitario e psichiatrico,
potenziamento delle misure alternative per chi può accedervi. Non è
buonismo, è pragmatismo istituzionale.
In Abruzzo, e in particolare negli istituti più in difficoltà, è
necessario aprire un confronto serio tra Governo, Regione ed enti locali
per ridefinire priorità e soluzioni concrete. Non possiamo continuare a
rincorrere le emergenze o limitarci alla retorica securitaria: la
sicurezza vera si costruisce anche garantendo condizioni dignitose e
percorsi credibili di reinserimento.
Lo Stato deve tornare a essere forte perché giusto, non perché punitivo.
Le carceri non possono essere zone d’ombra della Repubblica. Restituire
dignità a questi luoghi significa rafforzare la legalità e la coesione
sociale, non indebolirle”.
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