25 Febbraio 2026 - 10:38:23

di Tommaso Cotellessa

Il 27 febbraio 2026 l’Auditorium della CGIL ospiterà un incontro che tocca uno dei nodi più delicati del presente e del futuro del Paese: le aree interne, il loro progressivo spopolamento e il diritto all’istruzione come presidio di cittadinanza.

L’iniziativa, dal titolo “Aree Interne. Tra Abbandono e Comunità Resistenti. Quali prospettive per il diritto all’istruzione?”, è promossa dalla FLC CGIL insieme a Proteo Fare Sapere ed è aperta a tutta la cittadinanza.

Da anni la FLC CGIL segue con attenzione le politiche rivolte alle aree interne, con un focus particolare sulla tenuta dei presìdi scolastici. La scuola, in molti piccoli comuni, rappresenta spesso l’ultima presenza concreta dello Stato: non solo luogo di formazione, ma spazio di socialità, coesione e futuro. La sua chiusura non è mai un fatto neutro: significa impoverimento culturale, ulteriore spinta all’abbandono, perdita di diritti.

La provincia dell’Aquila è tra i territori più esposti a questi fenomeni. Per collocazione geografica e caratteristiche demografiche, vive da anni un intreccio di spopolamento e denatalità che mette a rischio servizi essenziali e prospettive di sviluppo. Nel nuovo piano della Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) si afferma che il 60% del territorio italiano può solo essere accompagnato in un percorso definito ormai irreversibile. Una posizione che molti leggono come una resa.

Ed è proprio questa narrazione che l’incontro del 27 febbraio intende mettere in discussione. Perché parlare di “irreversibilità” significa, di fatto, rinunciare a investire sulle potenzialità delle persone che in quei luoghi restano — o che scelgono di tornarvi. Restare, nelle aree interne, non equivale a immobilismo. Al contrario, significa costruire comunità, attivare relazioni, sperimentare nuove forme di economia e di partecipazione.

Come ricorda l’antropologo Vito Teti, non si tratta di conservare i territori come fossero musei a cielo aperto, ma di mettere in relazione passato e presente, di attivare le risorse locali per generare nuovi vissuti e nuove possibilità. È una visione dinamica, che rifiuta l’idea di marginalità come destino.

L’incontro darà voce a chi, nel territorio aquilano, prova quotidianamente a praticare questa prospettiva: amministratori, operatori scolastici, studiosi, associazioni e cittadini impegnati a difendere e rilanciare i servizi essenziali. Sarà anche un momento di confronto sulle politiche nazionali e sulle scelte che incidono sulla dignità di intere comunità.

Il diritto all’istruzione, soprattutto nelle aree interne, non è solo una questione organizzativa. È una questione di giustizia sociale, di pari opportunità, di coesione territoriale. Se la scuola chiude, un territorio si svuota più in fretta. Se la scuola resta, può diventare motore di resistenza e innovazione.

L’appuntamento è dunque per il 27 febbraio 2026. Un’occasione per ascoltare, riflettere e contribuire a costruire una visione alternativa a quella dell’abbandono. Perché le aree interne non sono un problema da accompagnare alla fine, ma una parte vitale del Paese da cui può nascere un’idea diversa di futuro.