26 Febbraio 2026 - 23:52:14

di Vanni Biordi

L’appuntamento con la giustizia è fissato per l’11 maggio. Davide Lanciani, 56 anni, siederà sul banco degli imputati davanti alla Corte d’Assise dell’Aquila per rispondere dell’accusa più grave prevista dal nostro ordinamento: omicidio volontario pluriaggravato. La vittima è suo fratello, Stefano Lanciani, di tre anni più grande, ucciso in un pomeriggio di marzo che ha sconvolto la quiete del quartiere Pettino.

I fatti, cristallizzati nel fascicolo del pubblico ministero Roberta D’Avolio, delineano una dinamica di brutale determinazione. In via Peltuinum, secondo la ricostruzione degli inquirenti, la lite tra i due fratelli sarebbe degenerata in un’aggressione multidimensionale. L’imputato non si sarebbe limitato a colpire il fratello con un martello, ma avrebbe utilizzato anche l’automobile come arma, investendolo.

Un ruolo cruciale nell’immediatezza del delitto è stato giocato da due militari della Guardia di Finanza. I due, anche se fuori servizio, sono intervenuti prontamente riuscendo a bloccare il cinquantaseienne prima che la situazione potesse ulteriormente degenerare, consegnandolo poi ai carabinieri per l’arresto.

Davide Lanciani, attualmente detenuto nella casa circondariale di Teramo, è assistito dai legali Antonio e Francesco Valentini. La difesa aveva avanzato richiesta di rito abbreviato, un procedimento speciale che prevede il giudizio allo stato degli atti, senza dibattimento, in cambio di uno sconto di un terzo della pena.

Ma la richiesta non è stata accolta. È bene ricordare un concetto tecnico fondamentale introdotto dalla Legge n. 33/2019: il rito abbreviato è precluso per i delitti puniti con la pena dell’ergastolo, perché l’accusa contesta l’omicidio pluriaggravato e la strada del processo ordinario in Corte d’Assise diventa un binario obbligato.

Il caso ha lasciato una ferita profonda nella comunità aquilana, riaccendendo il dibattito sulla violenza domestica e i conflitti endofamiliari. I familiari della vittima hanno già annunciato la volontà di costituirsi parte civile attraverso l’avvocato Luca Silvestri. Questo significa che i parenti di Stefano Lanciani parteciperanno attivamente al processo non solo per chiedere giustizia penale, ma anche per ottenere il risarcimento del danno morale e materiale subito.

La Procura, ferma sulla propria linea, ha già chiesto l’ergastolo. Ora la parola passa ai giudici popolari e togati dell’Aquila, chiamati a pesare le prove di un delitto che pare non lasciare spazio a dubbi sulla sua tragica ferocia