26 Febbraio 2026 - 16:26:51
di Martina Colabianchi
Nella stagione invernale che stiamo ancora attraversando c’è stata un’abbondanza di precipitazioni nevose, ma a quote troppo alte per avere un effettivo beneficio per l’approvvigionamento di acqua.
Lo dicono i dati raccolti tra dicembre e febbraio dalla Fondazione Cima, che indicano finora un -47% di acqua da fusione di neve per il bacino Aterno-Pescara.
I ricercatori della Fondazione calcolano l’equivalente idrico nivale, una misura che rappresenta la quantità di acqua derivabile dalla neve qualora venisse completamente fusa.
Questo indice è fondamentale perché gran parte delle sorgenti appenniniche sono alimentate da acqua di fusione della neve che si infiltra nel suolo e percorre percorsi più o meno lunghi e della durata anche di diversi anni tra le rocce delle montagne carbonatiche della regione.
«Il dato di questo inverno – commenta Augusto De Sanctis del Forum H2O – segue quelli simili degli inverni immediatamente precedenti. È sempre più urgente assicurare una gestione efficiente ed efficace della risorsa, visto che gran parte dell’approvvigionamento idro-potabile deriva da sorgenti e pozzi in cui la disponibilità di acqua dipende proprio dalle precipitazioni nevose. Invece si sta andando nella direzione opposta, ad esempio con progetti come quelli dell’irrigazione nel Fucino, di mega-collegamenti scioviari o di innevamento artificiale, che alterano ulteriormente ambienti di alta quota e/o il ciclo delle acque già pesantemente impattati dalle attività umane».
«Nei grafici diffusi dalla Fondazione è altresì interessante notare come alle quote più alte dell’Appennino, oltre i 2.500 metri, vi sia stato un surplus di neve; invece nelle quote più basse, con territori molto più estesi, si è registrato un pesante deficit rispetto alle medie del passato. Non sono dati contraddittori: le precipitazioni ci sono state ma la quota neve è sempre più alta. Le vette più alte sono però anche di limitata estensione rispetto alle zone a quote meno elevate per cui complessivamente vi è scarsità. Vedremo come si concluderà l’inverno ma quelli che vediamo sono trend di medio periodo ormai consolidati».
«Bisogna prendere atto – continua De Sanctis – che dobbiamo da un lato abbandonare le fossili e dall’altro adattarci noi alle nuove condizioni ambientali e non viceversa, cioè pensare di sfruttare l’ambiente come se non ci fosse un domani. Sul primo punto addirittura si autorizzano, tra il giubilo irrazionale di alcuni, nuovi progetti fossili come la centrale Snam di Sulmona e lo sfruttamento dei giacimenti di gas di Bomba, interventi che comporteranno l’immissione di milioni di tonnellate di gas clima-alteranti in atmosfera. Sul secondo tocca invece leggere di proposte surreali come quelle di prevedere l’uso di cannoni per la neve artificiale pure per lo sci da fondo, quando qui dobbiamo addirittura preoccuparci per l’acqua potabile. Sarebbe bene che tutti discutano sui dati oggettivi e sui limiti che la Natura ci impone altrimenti il tema dell’acqua sarà sempre più da trattare secondo un ossimoro, l’emergenza permanente».
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