27 Febbraio 2026 - 18:00:10
di Vanni Biordi
Non è più solo una questione di codici e pandette, ma di bit e algoritmi. La sfida della modernizzazione italiana passa per il capoluogo abruzzese, scelto come sede del forum «Tecnologia e riforma della giustizia – L’Italia che innova per i cittadini».
La settecentesca Sala Baiocco ha accolto un parterre di tecnici e giuristi per tracciare il perimetro di quella che molti definiscono la “Giustizia 4.0”. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione AIDR, punta i riflettori su un paradosso tutto italiano: un sistema giuridico d’eccellenza imbrigliato in tempistiche che spesso frenano la competitività del Paese.
«L’innovazione tecnologica applicata alla giustizia rappresenta una leva strategica per ridurre i tempi dei procedimenti, rafforzare la fiducia dei cittadini e sostenere la competitività del Paese», ha dichiarato il senatore Guido Quintino Liris, sottolineando come l’Abruzzo possa assumere il ruolo di avamposto nella sperimentazione di queste riforme.
Il dibattito, moderato dalla giornalista Ida Molaro, è entrato nel vivo con l’analisi dei concetti di giustizia predittiva e digitalizzazione degli atti. Non si è parlato solo di abbandonare la carta, ma di implementare sistemi di machine learning in grado di assistere la magistratura nella gestione dei carichi di lavoro.
La dottoressa Caterina Chiaravalloti, presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria, e il PM di Pescara, Gennaro Varone, hanno portato la prospettiva di chi vive quotidianamente le criticità del sistema. Il punto nodale resta l’equilibrio tra l’automazione dei processi e la tutela del diritto.
Come evidenziato dall’avvocata Kristalia Rachele Papaevangeliu (AIDR), l’obiettivo è quello di trasformare il processo telematico da obbligo burocratico a reale opportunità di trasparenza.
«Dal 2017 la Fondazione AIDR promuove un confronto serio e costruttivo sulla giustizia digitale», spiega il presidente Mauro Nicastri. «Portare questo dibattito a L’Aquila significa ribadire che l’innovazione non è uno slogan, ma un percorso concreto per rendere la giustizia più accessibile».
Il coinvolgimento dell’Unione Camera Penale dell’Aquila, con gli avvocati Fabio Alessandroni e Marco Ferrone, ha garantito un focus essenziale sulla tecnologia che deve accelerare i tempi senza mai erodere le garanzie difensive. In un’Italia che guarda al PNRR come ultima chiamata per la riforma strutturale, l’incontro aquilano si pone come il tassello di una visione inclusiva, dove il cittadino torna al centro della scena giudiziaria grazie alla semplificazione digitale.
Il passaggio ai sistemi digitali, però, non è privo di rischi e su questo il dibattito aquilano ha affrontato anche il tema del digital divide generazionale tra i professionisti del diritto e la necessità di una formazione continua per evitare che la tecnologia diventi un ostacolo anziché un ponte.
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